Che facciamo, buttiamo anche il quarto?

Che facciamo, buttiamo anche il quarto?

Il Bologna passa dal terzo posto certificato al quarto nel giro di tre minuti, pareggia Luppi a Vercelli e lo fa Cocco a Livorno. Patatrac completato, perfetto nella sua perfidia nel torturare sempre e comunque i tifosi rossoblù. Così il Bologna ha praticamente inflitto quasi un colpo di grazia ai propri sostenitori, dopo aver fallito gli scontri diretti per il primo e il secondo posto, i rossoblù steccano quello per il terzo (sconfitta interna col Vicenza) e smettono di giocare in superiorità numerica a Vercelli contro una squadra in lotta per non retrocedere. Proprio nella partita che avrebbe garantito la terza piazza. Ci si chiede, a questo punto, cosa dovrebbe accadere per rendere questa squadra cattiva, da agnellino a lupo, da svogliata a grintosa e con gli attributi se anche nelle occasioni più favorevoli si butta nel water qualsiasi occasione e l’atteggiamento appare quello di una gita premio a fine stagione. Va bene sostituire Lopez, va bene non notare nitidamente la mano di Rossi, ma iniziare anche a rendersi conto che in campo vanno i giocatori e non gli allenatori? Starebbe agli undici in maglia rossoblù sputare sangue, lottare, segnare, sudare fino a strizzare la maglia grondante liquidi, invece non succede, si passeggia, si giochicchia, si usano le marce bassissime e un filo di gas. Perché? Non è allettante giocare qui? Non si sa, ma l’atteggiamento che ho visto al Piola è inaccettabile per una squadra di professionisti. Per carità, è successo altrove di pareggiare partite in superiorità numerica, ma quasi mai elemosinando minuti sul cronometro passandosi la palla svogliatamente e passeggiando, soprattutto se in Serie B la squadra blasonata sei tu e non le altre. Non scherziamo, contro una Pro Vercelli a zero tiri in porta nella ripresa, si chiudono i conti con altre due reti e riga. Certo, non sempre accade, ma un conto è provarci e non riuscirci, un altro rinunciare e aspettare solo lo scorrere dei cronometri. 

 

 

Attaccamento alla maglia. Manca, non c’è, non si percepisce, tutti parlano del blasone del club e l’importanza della maglia ma all’atto pratico non c’è la dimostrazione di quanto enunciato a parole. “Non saranno più qui il prossimo anno, non può esserci attaccamento” si dice sotto I Portici, purtroppo però sono teorie un po’ campate per aria perché punto primo ottenere una promozione qui ti fa entrare di diritto nella storia (tutti ci ricordiamo di Fava), punto secondo perché non è certo una bella figura quella che i giocatori stanno facendo in questo finale di stagione. Saranno ricordati per quelli che in superiorità a Vercelli si son fatti raggiungere e quelli che hanno preso sberle a Frosinone e a Carpi. Inoltre, parliamo di giocatori lautamente pagati che hanno come compito quello di giocare a calcio, se non lo fanno risultano inefficienti sul luogo di lavoro. Per chiudere, mi chiedo perché queste quisquilie di mercato valgano solo qui, come se negli altri club le operazioni non ci fossero. Ad ogni modo, non dare il massimo ragionando sulle stagioni future sarebbe una strategia gravissima per un calciatore professionista. Ecco perché non la reputo attendibile.

 

La realtà è che manca in assoluto un leader e in una stagione divisa a metà la totale assenza di un punto di riferimento getta nel panico tutti quanti. L’appiglio è fondamentale quando ci si gioca una stagione e quando i direttori sportivi cambiano. Dovrebbe venir fuori il carattere ma latita pure quello, anzi, fino adesso si è notato solo in venti minuti contro l’Avellino in una squadra che neanche Delio Rossi sembra riuscire a rivitalizzare. Il mister in conferenza ha parlato chiaro: niente melina quando si è sopra in superiorità, le partite si chiudono segnando la seconda rete. Ecco, il non piglio mostrato dal Bologna è inaccettabile e ora, per davvero, Delio Rossi è autorizzato ad attaccare qualcuno ai muri, spronare la squadra anche con un bel rimbrotto perché francamente la pazienza sta per finire. Se qualcuno si offenderà poco male, perché i calciatori inermi in campo non ottengono i risultati richiesti. Ora il Lanciano, una partita sulla carta facile ma questo Bologna i pronostici li straccia e li butta nel cestino. Vincere è fondamentale per evitare il turno preliminare, dopo aver buttato secondo e terzo posto che si fa: scialacquiamo anche il quarto? 

 

In tutto questo c’è Di Vaio, il club manager ha sentenziato netto: “Il carattere non si compra”. La situazione è chiara, o da domani voleranno gli stracci però facendo nascere da un chiarimento un nuovo e ritrovato orgoglio, oppure si viaggerà sul binario morto del quarto o quinto posto con annessa eliminazione al primo turno di playoff. Perché una squadra spaccata e svogliata non vince nemmeno in undici contro nove. Serve una scintilla, qualcosa che metta la truppa di fronte alle proprie responsabilità e che scaturisca una ritrovata unità di intenti. In sintesi, un confronto sincero, schietto e chiaro. Il dato sconcertante è limpido: in questo modo non si va da nessuna parte.

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