Caro Joe, arrivederci. E’ stato un anno emozionante

Caro Joe, arrivederci. E’ stato un anno emozionante

Ero lì, ai Portici, il nove settembre di un anno fa. Quel giorno Joe Tacopina sbarcò a Bologna per la seconda volta dopo la trattativa sfumata nel 2008. C’era attesa, quel soleggiato e caldo 9 settembre 2014, ma ancora non una percezione chiara e nitida sul personaggio in questione. Intendiamoci, l’abboccamento americano nacque diversi mesi prima, e la voce che dentro ci fosse Tacopina abbastanza nitida. In un primo momento non vi furono certezze sull’identità dei personaggi intenzionati a comprare il Bologna, ma quando iniziò a circolare la notizia che Tacopina aveva ormai prenotato volo e albergo per sbarcare in città, tutto risultò molto più chiaro. Il sentore di puffarolaggine, termine con cui venne apostrofato l’avvocato newyorchese nel 2008, venne presto dimenticato nell’ammirare lo sguardo deciso di Joe quando, appena uscito dall’hotel, ci disse chiaro e tondo: “Siamo pronti ad acquistare il club, quando Guaraldi vuole mi contatti”. Mi bastò vederlo, carpirne le movenze, gli sguardi e le parole per comprendere che stavolta, in un modo o nell’altro, non sarebbe andato via da questa città a mani vuote. Ma il solo Taco non bastava, servivano le certezze rappresentate dai capitali di Saputo, e quando il 22 settembre il canadese accompagnò l’americano in visita a Palazzo D’Accursio, immediatamente capimmo come il Bologna sarebbe finito nelle mani di questi due personaggi. I colpi di scena non mancarono, Guaraldi e Morandi che si recano da Zanetti, il re del caffè che decide di non rispondere ad una chiamata di Saputo, evidentemente per tranquillizzarlo sulla solidità della cordata, e il club pare ormai destinato al duo Zanetti-Baraldi. Tacopina dall’America non si dà per vinto, anzi rilancia rispondendo a tutte le mail dei tifosi che lo invitavano a non mollare, una strategia – far leva sull’umore della piazza che non vedeva di buon occhio Zanetti – che si rivelerà vincente. Non solo, si parla anche di un rimborso ai vecchi soci, quattrini che mister Segafredo non avrebbe mai concesso. Grazie a questo doppio binario (denari e piazza in tumulto) il cda l’8 ottobre partorisce la grande decisione che cambierà la vita al Bologna: i vecchi soci danno credito all’offerta americana, saranno loro gli acquirenti. Così, mentre un furente Baraldi lascia Castedelbole, trequarti di città esulta per quella che può essere una benedizione calcistica.

Le emozioni non finiscono, perché cinque giorni più tardi si consuma la cessione con la firma dei contratti. L’attesa è lunghissima ed estenuante, dal pomeriggio fino all’una di notte, tra secchiate d’acqua dal cielo e rumors di ogni tipo provenienti dalle segrete stanze di via della Zecca. Non solo, Tacopina e Guaraldi, evidentemente ai ferri corti, non si incontrano per firmare, ognuno appone la propria firma in sedi separate dopo rincorse varie e notizie di ogni tipo. Tacopina si fa ritrarre con la penna in mano, è circa l’una di notte e all’interno dei Portici scoppia finalmente l’applauso liberatorio. Il Bologna è americano. Nessuno sa, o forse immagina, che di lì a poco diventerà canadese.

Il 16 ottobre è il giorno della presentazione, Taco fa sciogliere i cuori dei tifosi recintando il simbolo del club in Terrazza Bernardini perché “nessuno deve calpestare lo stemma del Bologna”. E’ il tripudio, Joe è l’uomo più amato di Bologna, con lui c’è Saputo ma la scena è tutta dell’avvocato americano. Si stringono la mano, sembrano andare d’accordo, ma tempo un mese e voleranno gli stracci come nelle più litigiose coppie di tutti i giorni. E qui l’amore è brutto quando è litigarello. Taco deve presentare le fideiussioni a garanzie della solidità della cordata, le ha richieste la vecchia proprietà per essere certa di aver ceduto a mani sicure, a Joe però mancano dei denari, qualche investitore – chissà – si è tirato indietro, arrivano fideiussioni da Trani che vengono rigettate al mittente. Succede di tutto, la squadra perde contro il Brescia, si rincorrono voci sul fatto che il Bfc possa tornare a Guaraldi; è la fine del Tacopina uomo calcistico a Bologna. Deve subentrare Saputo, si susseguono incontri e telefonate oltre oceano fino a che il magnate canadese non decide di intervenire e prendersi la maggioranza (salvando probabilmente il Bologna), il resto è storia nota. Taco non prende più parte a nessuna decisione, Lopez verrà esonerato da Saputo dopo un colloquio con Corvino, Fenucci e Di Vaio. Rimane solo il ruolo mediatico del presidente, un uomo isolato, oscurato dal sito ufficiale della società e costretto a convocare una conferenza stampa sulle gradinate del centro sportivo di Sestola. E’ l’ultima goccia, il finale scritto. Uscita di scena per il presidente, anche se forse nessuno si aspettava una causa legale.

Lo ringrazio Joe, per aver risvegliato l’orgoglio verso i colori rossoblù, cavalcato l’onda emozionale, conquistato il cuore dei tifosi come pochi presidenti sono stati in grado di fare. Ho sperato potessero andare avanti insieme, Joe e Joey, forse con una fetta di prosciutto davanti agli occhi ma quella coppia mi sembrava perfetta per questa città. Da una parte il magnate con i denari, dall’altra l’uomo che conquista la folla con selfie, autografi e strette di mano. E’ durata poco, pochissimo, ma l’intensità delle emozioni c’è stata tutta. Indipendentemente da tutto, Tacopina passerà agli annali come il trentesimo presidente della squadra del club, colui che è arrivato alla promozione in Serie A. Grazie per le cose buone Joe, meno per gli errori. So che farai qualche altra scappatella a Bologna, ma anche Venezia è una bella città.

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