Campanelli d’allarme, ma forse non è tutto da buttare

Campanelli d’allarme, ma forse non è tutto da buttare

La sconfitta di mercoledì sera al Franchi ha ridato vigore al plotone dei critici verso la gestione di questo primo anno di ritorno in A. Il mercato è stato insufficiente, ritardatario, l’allenatore è bollito e sarebbe da esonerare, il Bologna non si salverà e c’è urgente necessità di arrivare a gennaio in linea di galleggiamento. E poi? Attendere le risorse di Saputo sul mercato invernale. Insomma: un disastro su tutta la linea. Ovvio, neanche a me è piaciuto il Bologna di Firenze, un passo indietro rispetto alle precedenti uscite anche se al cospetto di una formazione di altra categoria rispetto a noi. Ho letto poi pagelle forse troppo generose, ma questo è un altro discorso. L’importante ora, sottolineata la brutta partita, è cercare di mantenere un minimo di equilibrio nei giudizi. Il potenziale della rosa non è svanito, è inficiato dalla tempistica troppo ristretta che il mercato, concluso in ritardo, ha prodotto. Chiedere poi ai giovani di migliorare, crescere, esplodere in una situazione delicata con un Bologna nei bassi fondi è sempre complicato, vale per il Bologna ma vale anche per altre squadre. C’è una via di mezzo tra il Bologna che è uscito tra gli applausi contro il Sassuolo e quello stordito dalla Fiorentina. Forse lo vedremo domenica, anche se il bicchiere mezzo pieno era più visibile dopo altre sconfitte. Nel frattempo occorre precisare qualche concetto. Punto primo, nessuno, almeno il sottoscritto, è qui per difendere sempre e comunque l’operato della società o del tecnico. Se qualcosa non funziona si fa presente. E il Bologna di mercoledì è risultato difettoso. Punto secondo, non è vero che il campionato per il Bologna sarebbe iniziato a settembre, forse solo la prima partita aveva i contorni del ‘sacrificio’ necessario, ma dal Sassuolo in poi ogni occasione per fare punti era da cogliere. Ne meritavamo due: uno contro i neroverdi e uno a Genova, due squadre che, guarda caso, stanno viaggiando a mille. Basandosi sulla teoria delle squadre ‘fuori portata’ anche in quelle due circostanze il Bologna non avrebbe dovuto toccar palla, invece è stato punito da due sciocchezze di gioventù. Apro parentesi, a termini di regolamento l’espulsione di Rizzo a Genova ci sta, ma il fatto che sia andato anticipatamente sotto la doccia un giocatore per una leggera trattenuta e non uno che mercoledì sera ha rifilato due interventi da tergo dritti sulla caviglia, bè, qualche perplessità la lascia. Detto questo, se ogni volta che perdiamo affossiamo il coltello nella piaga, si rischia di essere superficiali senza analizzare le cose discrete viste fin qui, o comunque considerare sconfitte profondamente diverse allo stesso modo. Partita da criticare, quella di mercoledì, senza però fare di tutta l’erba un fascio.

Ecco perché preferisco soffermarmi di partita in partita sull’analisi della truppa rossoblù e il giochino del tirare a prenderci in estate è un divertimento a cui non mi sottopongo. Chi si espone a luglio, senza conoscere i giocatori arrivati (Pulgar, Diawara, Krafth si conoscevano bene?) può tranquillamente azzeccare i pronostici ma affidandosi anche ad una certa dose di fortuna, dettata dall’ottimismo o dal pessimismo con cui affrontiamo le vicende calcistiche. Per alcuni il bicchiere è sempre mezzo vuoto, per altri mezzo pieno, tutto basato anche sugli umori e le sensazioni, senza considerare che il calcio è uno sport che poggia sulla tattica, la tecnica e le mille sfaccettature che una partita può avere. Come lo cataloghiamo questo Bologna dunque? E’ una squadra giovane, forse troppo a centrocampo, un aspetto che non permette di affidarsi ad una guida che tenga la barra dritta nei momenti più difficili, un’ancora di salvezza quando il giovincello viene turbato dai risultati e dalla posizione di classifica, dalla tensione e dalla necessità di fare risultato. Questo non significa che i vari Donsah, Pulgar e Diawara siano scarsi, semplicemente che in un contesto di massima tensione come può essere questo hanno difficoltà ad esprimere il loro potenziale (a mio avviso buono). Non è certo un segreto il fatto che un giocatore come Matuzalem lo avrei confermato, ma ormai è andata e rimuginarci sopra non ha molto senso. Tocca poi anche all’allenatore metterli nella condizione migliore, ma il ventaglio di scelte di Rossi si è assottigliato con le assenze di Gastaldello, Krafth, Donsah e Giaccherini.

Traendo le conclusioni di questo Spunto, credo che il tempo di attesa anche per Delio Rossi sia finito, fare punti (possibilmente tre) con l’Udinese è d’obbligo se non si vuol incrinare la percezione che la piazza ha su di lui e sulla squadra, se non si vuole subito mettere in discussione il progetto targato Corvino e se, aspetto non secondario, non si vuole mettere di cattivo umore Saputo. Forse domenica capiremo se questa squadra ha le capacità per reagire subito, oppure se il gruppo colmo di gioventù non riesce a ritrovare la retta via per la salvezza. Si è sempre invocato il progetto Udinese, ora che la società ha intrapreso questa squadra si è scoperto che forse non è che piacesse tanto. E invece dovrebbe essere la strada giusta per rilanciare il Bologna in Serie A. Fino ad ora, le partite inguardabili sono state due: Lazio e Fiorentina, due squadre da alta classifica. Steccare invece contro una diretta concorrente (come i friulani) aumenterebbe, non di poco, i dubbi. Al contrario, vincere potrebbe far svoltare la stagione del Bologna, non tenendo in considerazione la partita del 4 ottobre che noi tutti diamo per persa in partenza allo Stadium. Inoltre, se tra qualche mese il Bologna navigherà tranquillo a metà classifica, magari anche i più critici si ricrederanno. Il calcio è materia di tutti, ma molte volte analizzata in base allo stato umorale che si vive. Ecco, non credo che questo Bologna sia da buttare nonostante Firenze, ma se dovessi sbagliare sarò pronto a fare ammenda. C’è più gusto così che criticare e sperare che le cose vadano male per fornire un appiglio alle proprie opinioni.

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