Calma e sangue freddo, i cartellini rossi non portano alla Serie A

Calma e sangue freddo, i cartellini rossi non portano alla Serie A

Quattordici espulsioni da inizio campionato ad oggi, record di tutta la Serie B in coabitazione con il Catania. Di sicuro il Bologna si potrebbe definire una squadra aggressiva ma diversi cartellini rossi sono stati estratti per eccesso di nervosismo e non per una distribuzione esagerata di colpi da tergo agli avversari. Sono undici le partite che i rossoblù hanno terminato in inferiorità numerica, circa un quarto delle quaranta giocate fino ad ora. Tante, troppe. In ben tre occasioni da inizio stagione il Bologna ha addirittura concluso in nove. Sono segnali evidenti di nervosismo, un aspetto che Delio Rossi dovrà giocoforza limare e risolvere. Già hanno un peso le espulsioni rimediate ora, Laribi che salta tre partite nel momento chiave di stagione (da secondo marcatore della squadra) e Sansone ingenuo al Matusa per un fallo di mano che ce lo ha privato sabato quando avrebbe potuto risolvere il match con l’Avellino, figuriamoci quale peso specifico potrebbero avere se capitassero ai playoff. In una gara da dentro o fuori essere in inferiorità può essere decisivo, meglio evitare. Il rovescio della medaglia è l’aver capito come la Serie B sia dura soprattutto sotto l’aspetto nervoso. Gli avversari non sono simpatici, fanno di tutto per farti saltare i nervi ed è, da qui in avanti, necessario cercare di guardarli con noncuranza o addirittura trascurarli del tutto. Giocheranno anche su questo, sul fatto che una squadra destinata ad una promozione in carrozza si sia ritrovata a lottare contro i fantasmi del passato, probabilmente gli stessi giocatori del Bologna si aspettavano di essere in una posizione diversa a questo punto della stagione e ritrovarsi quarti ha portato – inevitabilmente – a far levitare il nervosismo. Evitiamo dunque di cadere nelle ipotetiche (e subdole) tattiche avversarie, mantenere una certa dose di calma per non compromettere un risultato,, un aspetto che chi è superiore tecnicamente non può lasciare a spasso dimenticandoselo dentro alle sacre mura dello spogliatoio. Il Bologna è stato certamente inferiore a Frosinone e Carpi, non lo è di certo rispetto a quelle avversarie che contenderanno ai rossoblù i playoff. Altrimenti, se ci consideriamo tali, tanto vale non giocarli nemmeno. E allora chi si sente inferiore le prova tutte per far cadere nel tranello un avversario e ottenere un vantaggio in campo.

 

Ovvio, per battere il Bologna visto a Frosinone o in altre circostanze non serve neanche lontanamente arrivare alla provocazione, ma è chiaro che, vedendo l’atteggiamento nervoso dei senatori rossoblù, qualcuno proverà a marciarci sopra. Meglio mettere in conto anche questo aspetto per non farsi trovare impreparati, così come sarà necessario limitare il numero dei cartellini generale se non si vuole arrivare a giocarsi la finale con tre o quattro squalificati. Se quella di sabato fosse stata la partita che valeva una stagione? Malissimo, la si è giocata senza Maietta, Gastaldello e Sansone, non pizza e fichi.

 

C’è tanto lavoro da fare per Delio Rossi, non solo riorganizzare tatticamente il Bologna ma anche agire sull’aspetto mentale. Con questo Mancosu diventa necessario recuperare alla grande Daniele Cacia, affidargli Gianluca Sansone come compagno di reparto mettendogli alle spalle un Krsticic con più colpi in canna rispetto a Laribi. Non solo, come una tisana rilassante, il mister deve lenire i tumulti nervosi non abbassando il livello di determinazione che nel secondo tempo con l’Avellino ha dato buoni frutti. Da una parte somministrare una bevanda a base di caffeina ma dall’altra anche una dose di camomilla per sedare gli animi. Bastone da una parte, carota dall’altra, una sorta di miscela di difficile costruzione per dare linfa ed energie ma tenendo la giusta e intelligente mentalità lottatrice. L’espulsione può essere anche un sintomo di voglia, di tenerci davvero a questa stagione e a questa squadra, purtroppo a volte si trasformano più in un danno che altro. Cari ragazzi, calma e sangue freddo, perché dopo aver visto il documentario di Federico Buffa la frase “giocare con testa fredda e cuore caldo” la dicono tutti.

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