Calma e pazienza: lo dice Fenucci

Calma e pazienza: lo dice Fenucci

Il linguaggio forbito con cui Claudio Fenucci ha illustrato la situazione finanziaria del Bologna non ha sicuramente confuso il messaggio di fondo lanciato lunedì sera dagli studi di E’-tv: ci vuole tempo per tornare ad alti livelli, soprattutto, occorre aumentare in maniera considerevole i ricavi.

Nessuna novità dunque, ma è necessario ribadire alcuni concetti ed evitare che i tifosi più entusiasti si lascino condizionare da sogni irrealizzabili. Escluso l’anno di Serie B, il primo step del Bologna è triennale e basato sul consolidamento della categoria. Questo significa salvezze tranquille e puntate nella parte sinistra della classifica. Oggettivamente, dunque, è lecito pensare che per le prossime due stagioni l’obiettivo sia il decimo posto. Al termine di questo triennio si tireranno le somme, si guarderà cioè se il progetto studiato dall’avvento di Saputo può definirsi concretizzato, non solo sotto il profilo dei risultati sportivi. Sì, perché Saputo ha programmato una serie di investimenti nell’arco di questi tre anni, non un euro di più.

Terminato il primo ciclo – Fenucci ha suddiviso la gestione a lungo termine in un 4-3-3, non un modulo ma gli anni di ogni ciclo finanziario – il Bologna valuterà se ci sono i presupposti per alzare l’asticella. Nello specifico, Saputo potrà decidere se incrementare gli investimenti compatibilmente con le entrate del club. E’ per questo motivo che il Bologna preme sulla realizzazione del restyling del Dall’Ara, perché da un lato c’è la consapevolezza che la ripartizione dei diritti televisivi cambierà ma senza stravolgimenti epocali, e dall’altro c’è l’assoluta necessità di incrementare in altra maniera i ricavi. Serve a questo lo stadio nuovo, a creare risorse che il club può utilizzare per il costante miglioramento tecnico della rosa. Anche su questo tema i tifosi dovranno mettersi l’animo in pace: i posti del Dall’Ara rinnovato saranno 25mila e non di più.

La strategia del club sotto questo punto di vista è chiara: meno posti ma percentuale di riempimento sopra il 90%. Con meno posti a disposizione i prezzi saranno più alti ma con la certezza che almeno 22-23mila persone saranno stabilmente allo stadio. Non solo, una disposizione limitata di posti dovrebbe creare la cosiddetta ‘corsa al tagliando’ per non restare fuori. Con 40mila posti la possibilità di trovare biglietti nelle occasioni in cui si decide di andare a vedere una partita ci sarà sempre, con 25mila si sproneranno i tifosi a sottoscrivere l’abbonamento per non rischiare di restare fuori. Può essere difficile accettarlo, ma banali conti aritmetici segnalano che 23mila persone costantemente allo stadio producono più ricavi degli attuali 18mila. E perdere 5-6mila persone negli incontri di cartello diventa accettabile se per 19 partite lo stadio è sempre pieno e vivo. Non solo, ridurre a 25mila posti la capienza significa anche fidelizzare il tifoso rossoblù, evitare cioè che contro le big lo stadio venga riempito costantemente da tifosi avversari. Sono le regole che si è dato il Bologna per tornare grande, possono non piacere, ma sono aderenti all’attuale realtà del calcio italiano.

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