Bologna: ora non si molla

Bologna: ora non si molla

Il Bologna può chiudere nel migliore dei modi la stagione, Palermo e Carpi per fare punti importanti. E il settimo posto può valere tanto…

Bologna salvo? 34 punti con 12 partite da giocare: a meno di cataclismi sì. Da Casteldebole mai verranno pronunciate queste parole, l’asticella non verrà alzata, ma è chiaro che il primo obiettivo stagionale sembrerebbe cosa fatta. Occorre dunque guardare avanti. Molto spesso accade che le squadre tranquille a metà classifica mollino gli ormeggi: salvezza acquisita, grosso del compito fatto, dopo mesi di tensioni a ottenere risultati utili per raggiungere il requisito minimo della permanenza si va inconsciamente in vacanza a primavera. Da lì tanti biscotti o biscottini assortiti. Si stacca la spina, la tensione agonistica viene persa e la sbarra verso chi ha disperato bisogno di punti si alza.

Ma il Bologna odierno non può permettersi cali ‘malesiniani’, il perché è presto detto. Punto primo, una squadra con un progetto a lungo termine non può concludere una stagione bloccando a metà il suo processo di crescita. I rossoblù puntano al ritorno in Europa, non ha senso fermarsi ora quando si possono gettare solide basi già per la prossima stagione. Se il Bfc chiudesse 14esimo, non avrebbe forse i requisiti utili per migliorare la squadra in estate e tentare il primo assalto all’Europa League il prossimo anno. Perché il ricordo si focalizzerebbe sul calo finale e non sulla cavalcata che in autunno-inverno ha portato il Bologna dal penultimo posto al nono. Se invece si finisse il campionato decimi, noni o ottavi, beh, il discorso cambierebbe. Sapete come funziona, si arriva nella metà sinistra della classifica, si può azzardare di più e avere concrete chance di convincere Gabbiadini (o Fischer dell’Ajax) a trasferirsi in una squadra competitiva e che sogna in grande stile. E rimarrebbe comunque negli occhi la stagione trionfale del Bologna, vissuta costantemente, senza cali, senza biscotti, senza dubbi sul progettualità del club.

Punto secondo, nonostante la ripartizione non sia chiara e nonostante debba essere discussa in Lega, concludere il campionato in buona posizione può anche voler dire introitare più denaro relativamente ai proventi televisivi. Saputo è ricco ma ogni entrata in più serve a chiunque. Se poi il Bologna riuscisse nel miracolo di guidare la fronda interna alla Lega, che preme per un radicale cambiamento, e portare la Serie A ad una sostanziale modifica della ripartizione avremmo di fronte per davvero un club con una ritrovata credibilità. Ma per fare questo occorre essere senza macchia, chiudere nel migliore dei modi il campionato e dare a tutti la sensazione di una società davvero pronta al grande salto, sia sul piano tecnico ma anche sul piano politico. Niente di meglio che partire da un sontuoso settimo posto per far capire a tutti quanti che il Bologna è tornato.

Punto terzo. Chiudere bene la stagione significa anche coinvolgere sempre di più il tifo, soprattutto quello che ancora risulta diffidente nel presenziare costantemente allo stadio. Finire settimi può voler dire aumento degli abbonamenti, aumento dei ricavi da marketing e merchandising, aumento di tutti i parametri che possono aiutare il Bologna dal punto di vista economico. E considerando che la Serie A è piena di squadre che mollano gli ormeggi, nel caso il Bologna tenesse la barra dritta, c’è la concreta possibilità anche di aumentare la media punti attuale. Mantenere fame quando gli altri la perdono, significa gustarsi piatti sempre più prestigiosi. Ecco perché la società farà di tutto per tenere sulla corda la squadra, mantenere vivo l’entusiasmo che la squadra percepisce e trasmette in campo, continuare sul solco creato da Roberto Donadoni per approcciare nel migliore dei modi i futuri assalti europei. Il futuro non è a giugno o a settembre, è ora. Guai a mollare dunque, chiudere al settimo posto si può, basta volerlo.

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