Bologna fermato dalle utilitarie. Intanto il prossimo anno…

Bologna fermato dalle utilitarie. Intanto il prossimo anno…

Il Bologna in certi casi appare una Ferrari col motore di una utilitaria, le altre come una Cinquecento con un V8 del Cavallino. Guardi da fuori e pensi non ci sia storia, poi, appena si gira la chiave, si capisce subito come va a finire. Il problema è che i rossoblù in questo campionato sono sì stati stracciati dalle Cinquecento truccate, ma anche dalle utilitarie di serie. Guardavo un po’ di statistiche sul campionato del Bologna, soprattutto, analizzavo i risultati. Contano gli scontri diretti certo, ma anche le altre partite, anzi, i campionati si vincono non steccando con le piccole. Cosa che invece il Bologna ha puntualmente fatto. Perché è vero che perdere punti contro Frosinone, Vicenza e Carpi è stato deleterio, ma forse lo è stato di più scialacquarne tantissimi con le squadre che stazionano nella seconda metà della classifica. Proviamo a prendere in esame le ultime 11 della classe (da Trapani in giù) e i risultati, tra andata e ritorno, che ha collezionato il Bologna con esse. Sono 22 partite contro le più deboli della B, vale a dire 66 punti a disposizione. Bene, il dato totale non è assolutamente buono: sono 40 i punti conquistati dai rossoblù, segno che 26 sono stati persi per strada. Troppi pareggi (7 su 22 partite) e qualche sconfitta di troppo (4) hanno limitato il bottino di punti del Bologna in questo campionato. Stridono le sconfitte interne contro Crotone e Brescia (quest’ultima con due gol in pochi minuti), così come possono essere rivalutati, forse ancora più negativamente, la sequela di pareggi contro Latina, Ternana e Modena, le ultime due invischiate pesantemente nella lotta per non retrocedere. Col senno di poi quei zero a zero hanno rappresentato la pietra tombale sulle ambizioni di promozione diretta del Bologna. Basta guardare il rendimento casalingo, su 20 partite (60 punti a disposizione) il Bologna ne ha vinte solo 8 pareggiandone ben 9 volte e perdendone 3. Totale? 33 punti. Sarebbe bastata qualche vittoria in più contro squadre di basso rango per dare una visione diversa alla nostra classifica, ovvero, qualche rete decisiva delle punte chiamate – all’interno di un campionato – a decidere i match anche e soprattutto con un gol da tre punti. E’ mancato tutto questo, non si è mai arrivati al guizzo che desse completezza a questo Bologna, l’episodio o la vittoria che fornisse la sensazione di una squadra in salute e non sempre con l’acqua alla gola anche nel procacciare vittorie all’apparenza semplici. Pochissimi i momenti in cui il Bologna ha dato l’impressione di essere in pieno controllo del proprio destino nonostante la classifica, qualche mese fa, dicesse questo.

 

E’ il delitto perfetto, perché le stecche negli scontri diretti sarebbero state mitigate da risultati intonati e melodici contro le formazioni più deboli, esattamente quello che le grandi squadre fanno quando sono in difficoltà. O meglio, in un campionato lungo (come lo è anche la Serie A a 20 squadre) il peso specifico dei punti racimolati con le piccole è nettamente maggiore sulla globalità della classifica. Il Carpi ha dominato e vinto contro tutti, il Frosinone no, altrimenti sarebbe alle costole dei biancorossi. Stesso discorso per il Vicenza che nel finale è arrivato sulle gambe. Significa che i nostri avversari qualche partita l’hanno ciccata ma noi abbiamo fatto peggio. Immaginate poi dove potrebbe essere il Bologna se Catellani avesse segnato il gol vittoria al Dall’Ara al 94′ qualche settimana fa…

 

In città adesso si respira paura e desolazione, quella che ti accompagna quando hai la sensazione che nulla da queste parti possa cambiare. Tutto pensavamo fuorché a dare grattacapi fossero i risultati e non le vicende societarie, siamo paradossalmente riusciti a portare a termine la missione più difficile (non fallire, senza aiuti e clamore mediatico come succede a Parma) mentre si fa una fatica bestia a vincere due partite in croce. E’ tensione vera, perché c’è pessimismo cosmico ingigantito da una truppa che ne azzecca una ma ne stecca due, gioca venti minuti convincenti con l’Avellimo ma quaranta a marce basse a Vercelli. Non sai mai cosa aspettarti da questi ragazzi mentre si sa bene dove vuole andare a parare la Lega Calcio: Serie A a 18 squadre. Una bella scrematura nei setacci della massima serie, si cerca più competizione, livello più alto e meno partite amichevoli a fine stagione. Questo significa porre una limitazione alle promozioni dalla B. Sì, se tutto (come sembra) procederà spedito, non solo ci ritroveremo una B con Cagliari, Cesena, Livorno, Bari, Catania, Salernitana e Novara (in attesa di sapere come finirà il Parma) ma anche con due sole promozioni al piano di sopra, una di queste ai playoff. Sarebbe dura, durissima. Che dire, in una stagione in cui non si è riusciti a gestire con serenità il tanto atteso cambio societario, urge la necessità di tentare di salvare il salvabile. Per i ragazzi c’è ancora una possibilità tramite i playoff, basta semplicemente volerla cogliere. E come dice una canzone che risuona al Dall’Ara: “E se poi esiste la felicità, chi ti dice che non passi anche di qua”.

 

 

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