Bologna capitale delle divisioni, meglio “Stare uniti”

Bologna capitale delle divisioni, meglio “Stare uniti”

Mi guardo attorno e vedo un ambiente spaccato, non solo sul rendimento della squadra ma, di rimbalzo, su quello che si sente o si legge in giro. Bologna è la capitale delle divisioni, la metropoli del dietrologismo (reale o inventato) e il capoluogo della scissione. Quando realmente la città è stata coesa nel momento in cui sul banco degli imputati ci sono state le vicissitudini del Bologna Calcio? Quasi mai. Si ricordano critiche a Gazzoni, anche dure, senza tener conto che sarebbe potuta andare peggio come poi è realmente successo con Menarini, Porcedda e Guaraldi. Insomma, da queste parti la guerra la si conduce contro se stessi all’interno piuttosto che verso le acerrime avversarie fuori. Sembriamo il Pd del calcio: siamo fortissimi quando si tratta di combattere refoli interni, inermi quando si pone di fronte un avversario sul campo. E’ il nostro destino e forse qualcuno preferisce vivere nella tensione perenne anche se l’arrivo della nuova proprietà lasciava presagire ad un periodo di assoluta tranquillità. Non è così, perché se non si lotta contro una società allo sbando (la gestione Guaraldi) lo si fa contro una squadra o contro nuovi dirigenti. Ci chiediamo: come si è passati dall’essere felici a così tristi, depressi e arrabbiati? Ci possono stare le critiche verso un allenatore che sta perdendo credibilità anche per risultati non all’altezza, ma tutto il resto? Non eravamo forse strafelici dell’arrivo di signori dirigenti come Corvino e Fenucci? Non ci eravamo sfregati le mani con il ritorno a Bologna di Marco Di Vaio? Non si respirava un altro clima in estate quando Fusco costruì la squadra? E ora che succede? Semplicemente che a Bologna bisogna stravincere e quando non succede è colpa di tutti. Si percepisce un clima da tafazzismo, perché è come avere una Ferrari sotto il sedere (la nuova società) e maledire il motore potente per una ruota forata. Ci concentriamo probabilmente su aspetti che non portano punti in campo senza guardare l’insieme e a come il mondo sia cambiato rispetto a qualche mese fa. Da qui la sensazione che evidentemente la piazza non è pronta per una società di questo tipo, non è pronta per un rilancio in grande stile che probabilmente avrà bisogno di tempo ma che arriverà a compimento. E’ probabile che le aspettative inquinino il sentore comune fino ad arrivare a lamentarsi, per esempio, di un sesto posto in Serie A quando invece si chiedeva la Champions. Ora, è chiaro come Lopez non convinca, che probabilmente non sia in grado di farcela (la controprova non c’è) e che abbia commesso errori, ma lo è anche il fatto che sia stato confermato dalla società e che venerdì sera dirigerà lui dalla panca. Non piace, certo, ma che facciamo? Tifiamo contro?

 

Non solo tifosi però, perché è chiaro che gli ultimi presunti spifferi non nascono di certo da chi siede sui seggiolini del Dall’Ara e allora è lecito chiedersi perché certi argomenti escano ora, a sei giornate dalla fine e in un contesto settimanale comandato dalla discussione di Lopez con un tifoso. E’ evidente, ci facciamo prendere la mano da argomenti messi sul banco per motivi che non guardano nemmeno di striscio al bene del Bologna. Forse è arrivato il momento di calmare le acque, evitare di gettare ancora più tensione ad una squadra già di per sé impaurita, inoltre, porre sul campo questioni dirigenziali aiuta a fornire l’ennesimo alibi a giocatori preoccupati di un possibile fallimento sportivo dopo aver evitato quello societario. C’è una guerra evidente tra l’allenatore e la stampa, tra una parte di tifosi e Lopez ma anche tra chi parla e scrive di Bologna. Parliamoci chiaro, è evidente come il senso della ragione si sia perso, il Bologna naviga sulla sfondo mentre in prima pagina ci si scontra a colpi di penna, microfono o tastiera in base ad antipatie o personalismi.

 

Quando a Bologna, molto spesso, si ragiona su divisioni e opinioni diverse, i risultati sportivi finiscono per essere pessimi. E’ successo l’anno scorso, rischia di accadere pure quest’anno, segno che la lezione non l’abbiamo imparata. Ci confermiamo provinciali, tantissimo, e mentre la nostra società ha un progetto a lungo termine e di ampio respiro internazionale, qui si percepisce un clima vecchio e che ricalca le sensazioni vissute dodici mesi fa. Abbiamo perso il concetto generale, il fatto che ci sia un nuovo modo di governare il Bologna che è esattamente tutto ciò che da tanto tempo chiedevamo. Ci si dimentica che la nuova proprietà è entrata a stagione in corso e anche se il vecchio direttore sportivo ha lavorato bene, risulta sempre complicato fare proprio un concetto iniziato da altri. Fusco e Corvino hanno cercato di fare il meglio per i colori rossoblù e se provassimo a guardare l’insieme e non il particolare, forse riusciremmo a vedere un lavoro estivo che ha creato una base importante ed uno invernale con lo scopo di completare il quadro. Probabilmente ci sono state delle sbavature in entrambe le produzioni, ma l’obiettivo finale non è poi così lontano se si riuscisse a ricreare un clima di sintonia all’interno dell’ambiente. Sono stati portati a Bologna due tra i migliori dirigenti italiani e già in estate il capitolo Zanzi era stato chiuso, ma non riusciamo nemmeno per un secondo a restare sintonizzati su un sentore positivo, aspetto sempre complicato quando i risultati stentano. La B è dura, mette alla prova la nostra pazienza e ci pone in una condizione di eterna insofferenza, questo non significa non tentare almeno per un breve periodo di sotterrare le armi e provare a crederci. Qualcuno non lo farà, perché condannare una squadra che non vince è facile così come criticare dirigenti che non stanno simpatici indipendentemente da quello che fanno, nel mezzo c’è il Bologna che scende in campo, quello che percepisce un ambiente lacerato e che non fa nulla per riunirsi almeno in un momento come questo che dovrebbe spronare tutti a fare il possibile per uscire da un inferno chiamato Serie B. Ecco, il “stiamo uniti” di Morandi in questi casi potrebbe servire, una frase che tanti dicono ma che pochi poi pensano davvero. Meglio spaccare in due l’ambiente non arrivando al risultato o portare pazienza e magari turarsi il naso ma avere possibilità di farcela? C’è chi preferisce la prima e chi la seconda, anche se l’unica guerra che conta è quella sul campo. Potrebbero anche esserci divisioni reali tra chi gestisce il Bologna, ma a volte si potrebbe soprassedere per evitare inutili tensioni…Potremmo anche vincere le nostre battaglie personali ma se il Bfc rimane in B ci perdiamo tutti, e non mi pare un risultato soddisfacente. Stiamo uniti, per davvero, almeno fino a fine stagione. 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy