“Bella Regaz”

“Bella Regaz”

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

So che a qualche mai goduto non piacciono le esternazioni del presidente Joe Tacopina, il suo appeal mediatico in grado di coinvolgere pubblico e stampa per alcuni risulta fastidioso, anzi, un modo per guadagnarsi una fiducia illimitata sfruttando quello che la gente vorrebbe sentirsi dire. Chiaro, Taco non ha i capitali di Saputo ma senza di lui il canadese non ci sarebbe. Per fare in modo che la piazza prendesse a cuore la causa americana era necessario muoversi in maniera forte e incisiva mediaticamente, colpire al cuore il tifoso rossoblù e far comprendere ad una Bologna più volte scottata che stavolta ci si poteva fidare. Pensate sarebbe andata allo stesso modo se Tacopina non avesse recintato il simbolo in Terrazza Bernardini, passeggiato sotto i portici come un comune mortale o reso omaggio alle tombe dei grandi ex campioni rossoblù? Secondo me no. L’ultima geniale trovata, vista la difficoltà di imparare l’italiano, è stato un “Bella regaz” immortalato dal nostro direttore l’altra sera alla convention di Nettuno tv. Sai, a volte si fa prima ad imparare il dialetto. Battute a parte, penso che dopo anni di digiuno mediatico e televisivo, avere un presidente che considera l’immagine non come una cosa inutile ma primaria per generare consensi e, perché no, investimenti, sia il primo passo per rilanciare ad alti livelli questa società. Non possiamo pensare che bastino solo i capitali per raggiungere i nostri obiettivi, servono relazioni alle alte sfere (Saputo ha già avviato importanti contatti) ma anche riflettori accesi su una società da sette scudetti che ora, grazie a chi i soldi ce li ha, tenta di ritornare con pieno merito nel posto calcistico che conta. Ora, siccome su Tacopina e sulla nuova proprietà è stato detto di tutto, “puffaroli” nel momento in cui non venne onorata la fideiussione e tanto altro da parte di chi sembra non voler entusiasmarsi di fronte ad una nuova ricca proprietà, penso che dopo mesi non solo i denari immessi nelle casse abbiano ristabilito la verità, ma che anche la gestione del club stia assumendo quei contorni razionali che sempre abbiamo chiesto a chi c’era prima. Non so, il club è stato salvato dall’oblio, sono stati messi i dirigenti più competenti nelle caselle importanti ed, infine, è stato condotto un mercato di livello come da queste parti non se ne vedeva da anni. Sì, di livello, perché basta concedere un po’ di tempo a chi è appena arrivato, tra l’altro le capacità di Gastaldello e Krsticic le abbiamo toccate con mano. Un po’ di sana pazienza.

 

E’ chiaro però che non si può piacere a tutti, in particolar modo, in questa città che almeno in campo sportivo si dimostra provinciale, si storce il naso verso chi ha il delicato compito di accendere la scena e far presente al calcio italiano che Bologna c’è e sta tornando. Davvero è un problema se Tacopina vuole guadagnarsi la fiducia dei tifosi toccandoli nelle corde più profonde? Davvero non avevamo bisogno di far capire ai tifosi che finalmente c’è una proprietà che ha a cuore le sorti del Bologna, della sua tradizione e della sua maglia? Non ci siamo lamentati per anni dell’inadeguatezza di chi ci governava o del fatto che molto spesso il valore di questo club veniva trascurato e calpestato? Per cui ben venga questo presidente, ben venga l’idea di entrare nella bolognesità e far percepire un contatto diretto tra la presidenza e la realtà cittadina di tutti i giorni. Sinceramente, chi se ne frega se per qualcuno può apparire “paraculismo”, per usare un termine poco elegante ma chiaro. Abbiamo bisogno come il pane di questo presidente, allo stesso modo dei capitali di Saputo con cui si sta procedendo al risanamento del club. Non mi è mai piaciuta la visione miope di questo autunno relativa ad uno scontro tra il canadese e l’americano su chi dovesse comandare la baracca calcistica, ci si è assestati e a Saputo è stato chiesto uno sforzo maggiore, ma entrambi sono sempre stati consapevoli della necessità di andare avanti insieme. Infatti così è stato, altrimenti Saputo avrebbe potuto tranquillamente mettere in un angolo Tacopina senza colpo ferire. Avanti dunque, in attesa che Taco metta a fuoco la differenza tra congiuntivo e condizionale, c’è sempre un “bella regaz” da gridare, magari anche stasera in tribuna al Dall’Ara, quando ci sarà, probabilmente, tutta la famiglia Saputo. La partita è da vincere e la settimana più tranquilla rispetto a quella passata.

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