Al Franchi per fare punti, occorre mandare un segnale chiaro al campionato

Al Franchi per fare punti, occorre mandare un segnale chiaro al campionato

La partita è difficile, un campo che di rado ci ha fornito le dovute soddisfazioni, una delle poche che ricordo porta la firma di Gimenez in rovesciata. Da lì l’appellativo ‘Gimmy il fenomeno’. Col senno di poi, decisamente prematuro. Ma se l’entusiasmo ci mette un attimo a considerare un giocatore confusionario come il nuovo salvatore della patria, il match di oggi può rappresentare una piccola occasione per il Bologna. Sì, perché la Fiorentina fa punti ma non gioca bene, fa tanta fatica contro le squadre che si chiudono perché il possesso palla alla catalana di Montella ha lasciato spazio ad un gioco più pragmatico e fisico di Paulo Sousa. E gli esteti del calcio, anche a Firenze, storcono il naso. Non è un male solo bolognese quello di vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, pensate, ad esempio, se da queste parti si criticasse una squadra terza in classifica con nove punti. Apriti cielo. Invece succede eccome appena di là dall’Appennino, un’oretta e mezza di macchina, venti minuti di Frecciarossa. Vorremmo averli noi questi problemi, criticare anche solo velatamente una squadra che ha vinto tre partite su quattro in campionato. Invece noi la classifica l’abbiamo appena mossa, con fatica, sudore, botte e un pizzico di paura. Certo, il Bologna visto nella ripresa domenica può battere solo il Frosinone, ecco perché occorrono decisi passi avanti adesso, quando il ghiaccio è stato rotto. Per fare punti a Firenze occorre disputare la classica partita ordinata, concedere pochi spazi e pungere in contropiede appena la viola si scopre. Non vuol dire assedio per novanta minuti, semplicemente difesa organizzata, di quelle che ti permettono di non correre rischi mantenendo le giuste distanze tra i reparti. Tradotto: non farsi schiacciare.

Per quanto mi riguarda, la partita può anche essere bruttissima, con poche occasioni da gol e un palleggio stazionario a centrocampo, vorrebbe dire che il Bologna è riuscito nell’intento di arginare gli avversari. Anche perché la Fiorentina contro il Carpi non mi ha fatto una grandissima impressione, quasi come avesse vinto con il minimo sforzo. Ecco perché, forse, la classifica può trarre in inganno, rendendo più aperto di quel che si pensa un pronostico all’apparenza chiuso a doppia mandata. Terza contro quindicesima, non se ne parla neanche. Invece sì, ne vogliamo parlare perché vorrei un Bologna predisposto a fare punti su tutti i campi, con la giusta mentalità e il corretto atteggiamento, che mettesse in mostra continui passi avanti rispetto alla partita precedente e una spavalderia sana che non ti pone nella condizione psicologica della squadra battuta in partenza.

Si parla tanto di turnover. Tre partite in sette giorni possono fornire seri grattacapi; soprattutto a chi è indietro fisicamente. Quello a cui però non facciamo mai riferimento, è il fatto che anche gli avversari avranno la nostra stessa problematica, perché il calendario è uguale per tutti e ogni allenatore dovrà valutare lo stato di salute della propria squadra. In questi casi, c’è chi pensa come possa rivelarsi vincente la tattica di sacrificare una delle tre partite (di solito quella più complicata) e preservare le forze per le due più abbordabili. Sinceramente, non mi piace adottare questa strategia, perché il calcio si gioca una partita alla volta e non sai mai cosa può accadere. Un episodio può condannarti nella tua partita più favorevole, rendendo vana ogni tua strategia di turnover. Meglio invece pensare di gara in gara, anzi, di giorno in giorno. Rossi può valutare in queste ore chi sta meglio e chi peggio, schierare chi fornisce più garanzie e chi fisicamente ne ha di più. Preferisco Pulgar a Rizzo in questo momento, ma se il cileno è uscito spompato contro il Frosinone mentre l’ex blucerchiato ha più energie nelle gambe, cambiare non diventa un ripiego ma una necessità. In gare come queste, meglio avere in campo chi ha più gamba. Lo stesso discorso vale per Brienza, apparso più appannato domenica. Trentasei anni calcisticamente non sono pochissimi, soprattutto per giocare due partite in tre giorni. Chissà che non possa toccare a Falco ad esempio. C’è curiosità, certo, per quelle che saranno le scelte di Rossi, ma questo non significa che il mister metterà in campo una schiera di riserve che ci faranno prendere tre gol nel solo primo tempo. La rosa del Bologna, a mio modo di vedere, non è poi così corta.

Credo invece sia importante mandare un segnale al campionato, dopo il primo squillo contro il Frosinone ne serve un altro per mettere apprensione a tutte coloro che lotteranno per la salvezza, far capire a tutti che questo Bologna può andare a prendere punti anche su campi all’apparenza inaccessibili e che ha le capacità per guadagnarsi la permanenza in A con sereno anticipo. Pensate, ad esempio, con quale spirito potrebbe arrivare qui l’Udinese domenica sapendo che questo Bologna è andato a fare punti a Firenze. Sono piccole-grandi cose che possono fare tutta la differenza di questo mondo.

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