4-3-1-2 o 4-3-3? Anche il modulo può influenzare il mercato

4-3-1-2 o 4-3-3? Anche il modulo può influenzare il mercato

Pantaleo Corvino, un mese fa in conferenza stampa, è stato chiaro: “Lavoriamo sulle indicazioni del mister sulla base del 4-3-1-2, inseriremo rinforzi adatti a questo schema”. Giorgio Bresciani, dopo il debutto all’Olimpico, ha invece fatto presente i suoi dubbi sulla tattica di partenza di questo Bologna che si riaffaccia alla Serie A: “Ne ho parlato anche con Conte, il 4-3-1-2 è un modulo molto dispendioso”. In realtà hanno ragione entrambi, il direttore sportivo deve lavorare sulla base delle indicazioni del proprio mister, una sinergia preziosa che non può essere snaturata onde evitare divergenze di vedute difficilmente sanabili, dall’altra, un esperto di calcio come Bresciani, avrà capito come il Bologna si sia presentato a Roma con un enorme deficit sulle fasce, un po’ dettato dall’assenza di un terzino destro naturale, ma anche di due mezzali in grado di scalare velocemente quando la Lazio allargava il gioco. I biancocelesti hanno spesso sfondato sugli esterni, sfruttando un Bologna incompleto in mediana e riadattato in difesa a destra con Ferrari. In effetti, l’utilizzo del trequartista – in assenza di un lavoro difensivo del tridente schierato in linea – costringe i mediani ad un lavoro extra per assorbire le folate offensive sulle fasce, soprattutto, quando si attacca si fa enormemente fatica a trovare uno sbocco sulle ali, costringendo la squadra a passare dall’asse centrale play-trequartista. E’ un lavoro dispendioso in fase difensiva, in cui è richiesta perfezione assoluta se vuoi evitare, come successo sabato, di essere infilato con una sovrapposizione, e un limite offensivo avendo due punte centrali che non effettuano movimenti ad allargare il gioco e un trequartista marcato con attenzione essendo l’unico in grado di lanciare le punte. Diverso il discorso se il Bologna si dotasse di una seconda punta di movimento, un elemento che non dia punti di riferimento in fase offensiva e che possa fare da tramite tra trequarti e attacco. 

 

La domanda sorge spontanea: occorre pensare ad un cambio di modulo oppure l’arrivo di Donsah (più quello probabile di Taider) può sistemare le cose quantomeno sul lato difensivo? Di sicuro, i due sono mediani moderni, abbinano corsa, discreta qualità e – nel caso di Donsah – anche un fisico imponente. Parliamo di un tassello importantissimo per il centrocampo del Bologna e la convinzione è che con questi due innesti il Bologna dovrebbe ballare meno in fase difensiva. Resta però il cruccio in attacco, per prima cosa occorre un trequartista di valore, non si può pensare ad un Brienza titolare (con Falco che non ha esperienza in A), e in seconda battuta un compagno ideale per Mattia Destro. Non so se può esserlo Mancosu (sono due prime punte) e nemmeno Matri che è l’ultimo nome per il reparto avanzato. Collezioneremmo doppioni, un aspetto che probabilmente non piace neanche al mister. Discorso diverso se dovessero arrivare giocatori alla Abel Hernandez (può giocare seconda punta) o Emanuele Giaccherini (in grado di ricoprire più ruoli offensivi). L’ex Juve non è trequartista, può adattarsi ma dà il meglio di sé partendo largo sull’esterno, ma in questo caso il passaggio al 4-3-3 sarebbe benedetto. A meno che per Giaccherini non sia pronto un ruolo da mezzala, probabilmente, però, la squadra risulterebbe troppo sbilanciata. L’uruguagio invece può sposarsi bene con il 4-3-1-2, potendo giocare come seconda punta di movimento accoppiandosi bene sia con la trequarti che con la prima punta. 

 

Dirimere questi interrogativi è un passo fondamentale per affrontare questa ultima settimana di mercato, quella decisiva per completare una rosa che ora non può competere in Serie A. In realtà, se arrivassero (lo spero) Giaccherini ed Hernandez, il Bologna sarebbe in grado di modificare il suo assetto camaleonticamente a partita in corso. Giaccherini potrebbe partire trequartista adattandosi (d’altronde se lo facciamo con Ferrari…) ma il passaggio al tridente con l’ex Cesena e l’uruguagio più larghi non sarebbe più utopia. In linea di massima, se Delio Rossi potesse schierare un undici non così fossilizzato su un modulo, avremmo la sensazione di un ventaglio di soluzioni più ampio e con la possibilità di dare più sfogo all’estro del tridente offensivo senza capitolare in difesa ad ogni folata avversaria sugli esterni. Mirante; Mbaye, Oikonomou, Rossettini (preferisco un Gastaldello in forma), Masina; Taider, Crisetig, Donsah; Giaccherini, Hernandez, Destro. Con questa formazione, a mio avviso, la salvezza tranquilla verrebbe raggiunta senza troppi patemi. Speriamo che già sabato, anche se ci vorrà un periodo di rodaggio, il Bologna possa assumere uno status diverso rispetto a quello impaurito dei primi venti minuti dell’Olimpico. Quella con il Sassuolo, al di là delle tattiche, può essere la classica partita in cui si gioca maluccio ma che ci consente di portare a casa un puntaccio per muovere la classifica. In effetti, chi sostiene che il campionato del Bologna partirà a metà settembre a Marassi contro la Samp non ha tutti i torti.

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