We can be heroes, just for one day

We can be heroes, just for one day

Bocciati al secondo esame di maturità. Mettiamoci l’anima in pace, possiamo essere eroi, ma solo per un giorno

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Belle le feste, non ne discuto. Si mangia, si beve e si fa baldoria. Poi si sale sulla bilancia e ci si ritrova con almeno un paio di chili in più. E allora io mi chiedo: perché non fare un po’ di sano sport anche in questo periodo? Noi tifosi potevamo dedicarci alla maratona verso il Dall’Ara, il salto del tornello, l’arrampicata sui gradoni, le estensioni da goal, il sollevamento della sciarpetta. Invece no, il campionato si è fermato per due settimane e mezzo. La nostra salute forse non è importante? Mercoledì, però, è arrivata l’Epifania. Tutte le feste porta via, ma almeno è ricominciato il campionato. Meglio di niente…

 

“All’angolo sinistro, con la casacca rossonera, il Milan! All’angolo destro, con la casacca rossoblù, il Bologna!”. Più che su un campo di calcio, sembra di essere su un ring: se le sono date di santa ragione. Nei primi venticinque minuti il Bologna gioca meglio, ha il controllo della situazione e mette a segno qualche colpo. Poi Diawara prende un giallo, il centrocampo rossoblù sparisce e il Milan sembra Ivan Drago. Destro, sinistro, montante, il Bologna è un Roky Balboa in balia dell’avversario. Befanone Mirante alza la guardia ed evita il colpo del ko. Mimmo invece si infortuna e la prende con filosofia. Mi sa che se non passa al più presto attraverso una Porta Santa, il paradiso se lo può scordare. Il gong ci salva. Nel secondo tempo anche il Milan decide che il centrocampo è un orpello inutile: ci sono difesa, attacco e quaranta metri di nulla. Chi ha la palla ci si infila e corre a perdifiato fino all’area avversaria. Come nei migliori film di Stallone, dopo l’intervallo, Roky ricomincia finalmente a picchiare come un fabbro. Scambio ripetuto di colpi fra Balboa e Drago: Giaccherini, Honda, Diawara, Niang, Niang, Destro, Giaccherini, Cerci, Destro. Le facce sono tumefatte, ma nessuno dei due puncher va al tappeto. Minuto 81. “Io ti spiezzo in due!”. “… e io ti faccio goal!”. Il russo resta interdetto, Mounier serve Giak e Donnarumma è battuto. L’arbitro conta, il Milan è alle corde. Destro manca il colpo del ko. Il Bologna controlla con la guardia alta e dopo quattro minuti di recupero è festa grande! “Adriana! Adrianaaaaaaaa!!”.

 

Fra un Zuniga e un Floccari che dovrebbero arrivare e un Fuorigioco Mancosu che andrebbe, non si fa nemmeno in tempo a godersi appieno l’impresa di San Siro che è già tempo di tornare in campo. Si gioca di domenica alle 15.00, un evento quasi straordinario! E un caso fenomenale sarebbe anche quello di vedere una partita decente fra Bologna e Chievo. Niente da fare, anche questa domenica non fa eccezione. Ne viene fuori un match bloccato, giocato in trenta metri e pieno di sliding doors: se fossimo stati al completo, se  fossero arrivati Camillo o Sergione, se Destro avesse segnato il rigore – battuto davvero in modo indegno -, se avessimo avuto un cambio decente, se, se e ancora se, che nel calcio contano zero. Diciamocelo sinceramente, se Donadoni deve fare a meno di quattro titolari sono dolori. M’Baye è imbarazzante e, per ora, Pulgar non vale Diawara. Non si può dire che il cileno abbia giocato male, ma sembrava uno scolaretto alla prima lezione: solo passaggi in orizzontale di due metri, quando in partite come queste, come diceva Franco Scoglio, “non bisogna fare poesia, bisogna verticalizzare”. La palla gira ai due all’ora, il Chievo ne schiera undici nella sua metà campo e i rossoblù sono tutti fermi ad attendere un passaggio quando, là davanti, bisognerebbe fare un gran “buridone”. Insomma, sarebbe il più classico degli zero a zero, ma ci pensa Falco a risolvere la situazione: stessa palla sanguinosa persa contro il Sassuolo e stesso risultato a referto. Poi, se per recuperare, mettiamo su Acquafresca, direi che siamo alla frutta e si può andare a casa a mangiare i rimasugli del panettone.

 

Non facciamo drammi. È vero, abbiamo cannato clamorosamente due esami di maturità in cui era bene guadagnare almeno qualche punto. Pazienza, vorrà dire che siamo immaturi. Immaturi sì, ma con 22 punti e un mercato di gennaio appena iniziato. Con qualche innesto riusciremo a trovare un po’ di continuità di risultati, oltre a qualche cambio che possa dare qualcosa alla squadra. Non dimentichiamo da dove siamo partiti, due mesi fa eravamo all’inferno.

 

Ps: un sentito ringraziamento a mio zio Mauro con cui ho condiviso la sofferenza e la gioia di San Siro. Il fatto è che, all’inizio del secondo tempo, ha fatto un caffè e abbiamo avuto due occasioni da goal. Così ha dovuto sfornare caffè per i restanti 45 minuti. Abbiamo ancora un po’ di tachicardia, ma ne è valsa la pena!

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