We Are One

We Are One

Finalmente sabato! Non sto più nella pelle, è giunta l’ora di entrare nel New Dall’Ara. Arrivo  davanti ai cancelli della Bulgarelli: sembra non sia cambiato nulla, riuscire ad entrare è sempre un terno al lotto. Nel primo tornello la tessera del tifoso (sempre sia lodata) va inserita in basso, nel secondo in alto, nel terzo a metà. Nel quarto, prima di immetterla, bisogna fare tre saltelli e una capriola. Negli altri, tutti si fanno il segno della croce. Scelgo il terzo. Inserisco la tessera, il display visualizza tutti i simboli esistenti, compreso il dito medio. L’operatrice mi prende la tessera e me la sfrega fortissimo sulla maglia… la reinserisce e dopo tre irripetibili moccoli, appare la freccia verde. Mi piacerebbe tanto chiedere a cosa serva lo fregamento visto che è un lettore di codice a barre, ma mi fiondo dentro prima di rimanere chiuso fra le sbarre e passare lì tutta la notte. Va beh, sarà la tecnologia del New Dall’Ara, ma dentro !wow! sarà tutto nuovo. No. I bar non sono cambiati e i seggiolini sono sempre quelli, gli schifosissimi poggiaculo gialli sfaldati dal sole. Ma tanto a noi non servono, noi continueremo a stare “caldi e as(c)iutti col cus(c)ino”. Per ora ci sentiamo un po’ esclusi, più che We are one, You are one.

 

Al momento della lettura delle formazioni si consuma la tragedia di giornata. Mirante. Olè! Mbaie. Olè! Maietta. Olè! Criset…. Segue un silenzio di tomba. Allo speaker gli si è annoda la lingua. Dopo Krsticic, Crisetig: un altro codice fiscale è davvero troppo anche per lui. Il verdetto dei soccorritori è netto: urge un nuovo speaker. A questo punto se se ne trovasse uno con un po’ più di verve… We are Crisetiggelicic.

 

Ma veniamo alla partita, anche se non c’è tanto da dire. Il Bologna parte bene, i cinni non sono per nulla intimoriti, né dal Real Sassuolo, né dal New Dall’Ara. Il problema è che dalla trequarti in su ancora non ci siamo. Nessun cross fatto come Dio comanda – ricordate quelli di Gyorgy Garics?! -, zero occasioni, zero palloni giocabili per un solissimo Destro alla ricerca di amichetti con i quali passarsi il pallone. La difesa regge bene, l’unico che continua a non convincere è Mbaye, anche sabato un paio di amnesie sanguinose. Molto meglio Ferrari nella ripresa. Il centrocampo va decisamente meglio con l’innesto di Donsah che sembra proprio un gran bel giocatore. Pulgar pare ancora un po’ troppo “leggero” e scolastico nelle giocate e Criset(ig) deve assolutamente crescere, e molto, se vuole tenere le chiavi del centrocampo rossoblù. Là davanti, detto di Destro, molto bene “Ken” Falco. Peccato che il piede destro gli serva solo per stare dritto. Dopo venti minuti viene sgamato e la sua pericolositá cala vistosamente. Brienza è la sorpresa delle prime due giornate. Se l’old boy regge questi ritmi, toglierlo dal campo non sarà facile e comunque potrà dare un buon contributo anche partendo dalla panchina. Il goal preso a quattro dalla fine è davvero immeritato e dovuto all’inesperienza. Se ci fosse stato uno Zuculini, la ripartenza neroverde si sarebbe conclusa con una tibia nel cerchio di centrocampo e un cartellino arancione. We are regaz.

 

Personalmente continua a non convincermi il centrocampo a tre. Con Mudingay e il Ruso dei tempi migliori ero tranquillo, senza mi sembra che la squadra sia sempre in inferiorità numerica. In più quei tre si fanno un culo inumano a correre e rincorrere tutti non riuscendo poi a supportare adeguatamente le punte. Sono un nostalgico del quattro-quattro-due, che sembra proprio non andare più di moda. Il comandante però è Delio: We are Delio!

 

Il Dall’Ara si svuota, i seggiolini rossoblù si liberano e si manifestano in tutto il loro splendore. Li guardo con bramosia e una lacrima mi riga le guance. In fondo pure io me li sarei meritati. Durante la notte, in sogno, ricevo una chiamata: “Hi Rimo, I am Saputo, Joey Saputo. Ma cosa vuoi dalla life, today ti ho comprato also Giaccherini and Taider. Ho speso seventy milionis of euro. Tieniti i seggiolini old e don’t brake le balls!”. Sap, tranquèl, tu portaci in Europa che per noi vanno benone pure i poggiaculo vecchi. We are one.

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