Umbrella and sunbeds

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Ho fatto bene a dedicare novanta minuti della mia domenica al Bologna!

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Diciamocelo sinceramente, tanto siamo fra amici, essere tifosi è veramente una brutta malattia. Non c’è verso, «lasciate ogne speranza, voi ch’intrate», dall’inizio alla fine del campionato siamo dentro ad un tunnel senza uscita. Ci vengono segnalate delle vie di fuga, delle piazzole di sosta per rifiatare, ma noi nulla, acceleratore a tavoletta e dritti verso la meta. Ieri si poteva scegliere fra gli Europei di Nuoto, la finale degli Internazionali di Roma e Gara1 della Fortitudo. Insomma, si poteva optare per qualcosa di vero, con qualcosa in palio, e il nulla già scritto e certificato. «Cosa si guarda?». «C’è da chiederlo? Il Bologna!».

 

Non facciamo tanto i sofisti, siamo tifosi e non filosofi che riflettono sull’uomo, le sue problematiche e le sue paure social-pallonare. Ritengo che questo Chievo Bologna sia uno dei più bei Chievo Bologna che io abbia mai visto. Ragazzi, devo ricordare a tutti che nelle precedenti dieci gare al Bentegodi siamo usciti vittoriosi una sola volta? Una sola maledettissima volta con un goal di Acquafresca: praticamente un miracolo. Devo riportare alla memoria le sei sconfitte e i restanti tre altisonanti pareggi? Verona non ci ha mai detto bene, quindi quella di ieri è stata una prestazione maiuscola, da ricordare. Dai, tutti insieme: «Ho fatto bene a dedicare novanta minuti della mia domenica al Bologna». L’autoconvincimento è alla base di una vita felice.

 

Fischio del Signor Ros e si parte. Si parte… si mette in moto, giù la frizione, si innesta la prima… con calma, siamo mica al Montmelo, per quello dovete cambiare canale! Il Chievo non ne ha voglia mezza, il suo campionato è bello che finito da un paio di mesi. Come da copione di mezza estate doveva finire dritto in serie B, non c’era Santo che potesse salvarlo. E invece ci mangia in testa anche a questo giro (50 punti, +8, tanta roba): grandissimo giramento di balle. Il Bologna è leggermente più sul pezzo, ma la morale è sempre quella, fai merenda con Girella. No, la merenda non c’entra niente, la morale invece è che i rossoblù sono assolutamente, oggettivamente, dannatamente inadeguati in zona goal. Alla fine si conteranno tredici tiri verso la porta clivense, di cui cinque nello specchio, di cui zero veramente pericolosi. Un enorme spreco di energie, il tipico elefante che partorisce un topolino. A dirla tutta manco quello. Emil Krafth prova a far vedere a tutti che è un giocatore di calcio e non solo un formaggino (battuta scontatissima, ma è l’ultima di campionato pure per me), Crisetig invece è già in forma per Rio2016. Lorenzo ha ha una flemma Olimpica e forse non è un caso se Donadoni aveva mandato un messaggio pure a me per giocare al suo posto: «Rimo, che fai domenica? Non è che vieni a Verona a fare una sgambata.. manca uno!», «Sorry Donados, ma devo stendere. Alla prossima vez». Osvaldo Soriano ha scritto che “Il calcio è dubbio costante e decisione rapida”, vedendo giocare Crisetig sono assolutamente d’accordo con la prima parte dell’affermazione, meno sulla seconda. Nella ripresa l’unica cosa con dell’intensità é la pioggia che cade. I gialloblù non ne avevano voglia prima, figurarsi dopo quarantacinque minuti e sotto un diluvio. Il Bologna si rende conto che goal non lo farà mai, manco se Seculin gioca bendato e con le mani legate. La partita piano piano si spegne. Quelli che non si spengono sono invece i quattrocento indomiti rossoblù che sono saliti a Verona: si sentono solo loro. Mitici, incredibili, ineguagliabili.

 

Vi lascio con una riflessione: non so chi sarà il futuro DS, ma forse dovrebbe ascoltare bene le  parole Di Vaio alla presentazione del libro su Schiavio: «La grande forza di Bologna é che tramandiamo la storia. Io quando sono arrivato a Bologna ho avvertito il peso della storia che ha questa maglia ogni volta che la indossi». Insomma, come disse il Trap, «Non compriamo uno qualunque per fare qualunquismo».

 

Triplice fischio, le vacanze possono iniziare!

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