Sweet dreams are made of this

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Quattro pere e battuto il «maledetto» Chievo. Tutto forse troppo bello

Quattro goal del Bologna in quarantacinque minuti, quattro reti sotto la Bulgarelli. Una roba più rara di un gol di Acquafresca – o di Destro, fate voi -, più emozionante di un traversone di Lanna fatto a regola d’arte, più commovente del video del pensionamento della signora Anna. Finalmente una domenica di sole dopo tanta nebbia calcistica. Che dite, ce la siamo meritata? Sì e ce la godiamo!

Il risultato finale non dice tutto su questa partita. Novanta minuti che sono stati una scalata del Mortirolo. Il Bologna ha sofferto in salita, ha sbuffato, ha resistito, ha bucato ma è ripartito. Sulla vetta del Gran Premio della Montagna, al pareggio, ci è arrivato con rabbia e determinazione, poi giù per la discesa che porta al traguardo a testa bassa, tornante dopo tornante, senza mai smettere di pedalare, senza guardarsi indietro per controllare dov’era l’avversario. Sotto allo striscione dell’arrivo, per una volta, ci è arrivato a braccia alzate e senza fiatone, nel tripudio di un Dall’Ara che attendeva solo questo per urlare al cielo la sua gioia e mettersi alle spalle mesi di patemi e umiliazioni sportive.

Non è stato facile. Il «maledetto» Chievo ci ha fatto soffrire anche questa volta, ma era scontato. Meno ovvia è stata la rimonta, perché all’intervallo alzi la mano chi avrebbe scommesso un euro sul Bologna. Stavo già pensando ad alternative domenicali: una bella gita al mare con annessa mangiata di pesce, un trekking in zone montane sprovviste di connessione internet, pomeriggi di shopping in outlet inesplorati (no, questo è troppo, meglio un Bologna-Empoli). Ed invece durante il classico tè caldo è accaduto qualcosa, nella testa dei ragazzi è scattato un «click». Forse qualcuno avrà alzato la voce, qualche senatore avrà messo i ragazzi davanti alle loro responsabilità, alla mancanza di ulteriori alibi. Il Bologna tornato in campo nel secondo tempo non era neppure un lontano parente di quello visto precedentemente. Al goal sbagliato da Destro mezzo stadio ha perso la fede.. oppure l’ha ritrovata, perché ho sentito nominare santi che non credo esistano su nessun calendario. Dopo l’ennesimo cross sbagliato, Krejci – che comunque ha giocato una gran partita – decide che è meglio mettere la palla dietro e smettere di disegnare cippette su vetri appannati (ndr: sinonimo di fare cose inutili). Verdi fa un goal fotonico e io non trovo la forza di esternare la mia gioia, ho passato troppo tempo senza inserire la «modalità esultanza». Ottantaduesimo: finalmente spiove un traversone come Dio comanda e Dzemaili – chi se no? – la insacca in tuffo. Questa volta esulto smodatamente: «Per il Bologna ha segnato…» «Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dze-ma-i-li!». Diciotto bellissimi giri di lancetta ed è ancora «Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dzemaili Dze-ma-i-li!». Poi al 92’ è apoteosi Di Francesco. Tutto forse troppo bello per questo bistrattato Bologna.

Due parole su Destro. Mattia sembra davvero un corpo estraneo dentro e fuori dal campo. Non la prende mai, gioca a nascondino dietro al difensore, segna solo a porta vuota, sbaglia occasioni clamorose e condanna molti tifosi alla vita eterna nel girone degli «iracondi e accidiosi». Mi viene un’ideuzza: e se smettessimo di parlare di Destro? Se cominciassimo a trattarlo come un giocatore «normale» e non come un eterno caso?

Chiudo con una riflessione. Non sono un giornalista, sono solo un tifoso che paga un abbonamento in curva e ha il piacere – per me, forse rottura di scatole per voi – di riportare a voce alta i suoi pensieri rossoblù. Detto questo, la protesta del Bologna e dei gruppi organizzati contro la stampa mi è parsa un tantino esagerata. Però se questo è servito a ricompattare l’ambiente e dare uno stimolo alla squadra per dimostrare qualcosa a qualcuno, sia lodata la tanto discussa notte del Giostrà e a tutto quello che ne è conseguito.

Come dice uno più saggio di me: «state benone» e forza Bologna!

MATTEO RIMONDI

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