Sogno o son Destro?

Sogno o son Destro?

Donadoni non cambia niente ma cambia tutto: this is football!

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“This is football, what else?” direbbe Giorgione Clooney se gli facessero girare uno spot sul calcio, su questo sport imponderabile. Non c’è altro modo per definirlo. Lo puoi amare, lo puoi odiare, lo puoi amare e odiare negli stessi novanta minuti. Lo puoi sviscerare con decine di pensieri, centinaia di concetti, migliaia di parole. Ma il calcio è, e rimarrà sempre, imprevedibilità allo stato puro. Perché non c’è un vero perché nel calcio. What else?

 

Domanda da un milione di dollari: questa partita con Delio Rossi in panchina come sarebbe finita? Il Bologna sarebbe partito benino, come al solito, ma avrebbe fatto un errore. Un buco difensivo tipo quelli di Rossettini, Masina, Ferrari o Gastaldello. Uno a scelta, fate voi. Avrebbe preso goal e il mondo gli sarebbe crollato addosso. Nel secondo tempo l’Atalanta non ci avrebbe – quasi – regalato la prima rete. Massimo della sfiga, dai esageriamo, il tiro di Destro sarebbe stato deviato sul palo. Sarebbe poi entrato Brienza, avrebbe tirato da venticinque metri: trauma cranico per un tifoso atalantino seduto in curva. Fischi per Ciccio. L’arbitro avrebbe decretato la fine. Saremmo qui a piangere sull’ennesima partita giocata benino ma finita con uno zero nella casella dei punti.

 

Invece no, ecco l’imprevedibilità del calcio. Cambi mister e lui non cambia niente. Ma niente niente. Apparentemente. Non cambia formazione. Non cambia modulo. Tutto resta al posto suo. E cosa succede? Cambia tutto. L’avversario alla prima occasione non ti punisce. E non ti punisce neppure alla seconda. Te la fai nelle braghette e vai negli spogliatoi con una gran puzza, ma ancora vivo. Torni in campo, cambi un giocatore e ne metti uno fuori ruolo. Gli altri fanno una vaccata interstellare e li punisci. Ma sto sognando? No, sei dest(r)o, e infatti si sblocca pure Mattia. Cosa? Dai bona! Eh, la fortuna è cieca, ma il calcio ci vede benissimo. Brienza, che nelle partite precedenti aveva sbagliato un paio di goal che gridano ancora vendetta, spara un missile da Marte che si infila nel sette. Gioia a trecentosessanta gradi. Hai pure cinque minuti, più recupero, per goderti il momento, per saltare e cantare senza patemi, senza quella sensazione come di… assorbimento.

 

Il calcio è imponderabile, ma ripaga chi non sbatte sempre la testa contro lo stesso muro. Ripaga chi ha il coraggio di osare, di sparigliare le carte. Perché Delio il cambio di Ferrari, che gioca con le visioni dell’errore fatto contro l’Inter, non lo avrebbe mai fatto. Non avrebbe mai messo Brienza a centrocampo per dare un segnale alla squadra. Così ha detto Donadoni. Io sinceramente non lo avevo capito. Non avevo capito manco il primo di cambi! “Dai, finalmente giochiamo a tre dietro”. “No, Rossettini gioca terzino!” “Beh, Donadoni ha preso due piccioni con una fava. Ha tolto un imbarazzante Ferrari e ha spostato Rossettini in una zona dove non può fare danni”. Parole del mio amico Zap, genio numero due solo dopo Donadoni. Il fatto è che neppure l’Atalanta l’ha capito. “Ma come giocano questi? Boh! Mister…”. Toloi è andato nel panico e il patatrac è servito. Il mondo è crollato addosso alla Dea, i bergamaschi sono spariti dal campo, non c’è più stata partita. Destro si è sbloccato e Ciccio Brienza ha segnato uno dei più bei goal che io abbia mai visto. Dalla curva il suo tiro è sembrato un serpente che prima andava tutto a destra, poi ha visto la preda, scodato a sinistra, e si è infilato dove il portiere non poteva arrivare neppure indossando la tutina di Superman. Il potere di un goal, il suo effetto taumaturgico.

 

Vi prego adesso non cominciate a parlare di centro classifica, zona Uefa o altro. Siamo un malato che si è fatto una megaflebo di antibiotico. Si è abbassata la febbre, riusciamo a ragionare anche se abbiamo ancora dei momenti di poca lucidità. Siamo passati dal “non ci salva neppure Murri” al “possiamo farcela”, non al “è fuori pericolo, prego vada a casa”.

 

P.S.: all’ennesima scivolata di Donsah con la palla in mezzo ai piedi, uno seduto dietro di me si alza ed esclama: “Si, va beh, questo oggi gioca con le Espadrillas!”. Genio numero tre. E’ proprio ora di andare tutti a casa.

 

This is football, what else?

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