Sofferenza 2.0

Sofferenza 2.0

Facciamo il secondo goal, comincia il secondo tempo e per il Bologna inizia una crisi esistenziale senza fine

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La sofferenza fa parte del dna di noi tifosi. Ma al Dall’Ara ci siamo evoluti, abbiamo fatto un passo avanti, siamo arrivati alla sofferenza 2.0. È un tipo di patimento che esplode con la parola “secondo”. Facciamo il “secondo” goal, comincia il “secondo” tempo e per noi inizia una crisi esistenziale senza fine, un percorso paranoico, di squilibrio mentale, che si esaurisce solo al triplice fischio. Quindi, d’ora in poi, la suddetta parola è assolutamente bandita. Frasi tipo “.. ti porto il secondo?”, “.. un secondo e arrivo!”, “Ma secondo te..”, “Secondo il dizionario..”, “.. sali, secondo piano”, “.. dai che sei secondo!”, il giorno della partita possono mandarci dritti al manicomio! Occhio!

 

Giusto il tempo di vedere Gianni Morandi che si fa un selfie con il simpaticissimo Ferrero che si può cominciare. Loro partono meglio ma sul primo corner si scordano Destro tutto solo in mezzo all’area. Sono già abbracciato al Lollo e dò high five a tutti quando riprende il gioco. “Perché la palla non è a centrocampo?! Nuova regola?!”. “No, il palo. Non è entrata..”. “Ah, ecco..”. Minuto 12, Donsah si infila in mezzo ad una selva di blucerchiati e lascia partire un missile terra aria sul quale Munier, con grande coraggio, mette un piede. Viviano è battuto. “Questa volta posso esultare?”. “Vadi!”. Loro tengono la palla e noi li infiliamo. CraCra Ranocchia, in uscita dalla sua area, è placido come un rospetto nello stagno in una notte di mezza estate, Donsah gli ruba la palla con l’aiuto di Giak e la scarica in rete. “Posso esultare anche questa volta?”. “Vadi, vadi pure!”. Ci sarebbe anche il terzo goal: punizione scodellata a centro area, i doriani devono soffrire di amnesia cronica perché Destro è di nuovo solin soletto, prova una rovesciata, sviss, fasolada, la rete si scuote. “E vai! Perché la palla non è a centrocampo?! Nuova regola?!”. “Mano”. “No, dai!!”. Fine primo tempo: due a zero, cielo sereno, sole e temperatura quasi primaverile. Se avessi fra le mani un gratta e vinci da cinquecentomila euro… Porca vacca, mi ricorda qualcosa!

 

La ripresa inizia con la solita percussione di Donsah, palla in mezzo e girata di Destro che trova pronto Viviano. Ok, siamo in partita. No, non lo siamo per niente, perché da lì in avanti il Bologna sparisce dal campo. Stormi di corvi svolazzano sul Dall’Ara, in lontananza si odono rintocchi di campane. Comincia a scendere la nebbia, la paura attanaglia le gambe dei rossoblù. Finta di Muriel in area di rigore, Gastaldello ha le movenze del ragionier Filini alla partita di pallone domenicale: 2-1. Mani di zombie escono dal verde prato e afferrano i piedi dei padroni di casa, i doriani invece vanno a mille. Minuto 80, Mirante fa un bimbo sulla prima conclusione di Correa, ma sulla ribattuta nulla può: 2-2. Come dice l’ispettore Coliandro: “Puoi spararmi, accoltellarmi, tirarmi una bomba, ma non puoi pareggiarmi anche questa partita!”. Orde di Raminghi del nord, guidati dal Viperetta, invadono il campo. La Doria gioca, il Bologna è intento a fare a botte con le proprie paure. Quando ormai tutto sembra perduto c’è un corner. Nessuno lo vuole battere, alla fine Taider pesca il cerino più corto. Oh, lo batte pure bene. Testa di Destro, mano di Alvarez: rigore! La mano è netta, Mattia devia da un metro e mezzo. Ci sta? Non ci sta? Noi ringraziamo e cominciamo a fare tutti i gesti scaramantici che conosciamo. Risultato: Viviano a sinistra e palla a destra. Non chiedo il permesso a nessuno ed esulto pacatamente procurandomi una lussazione alle spalle. La sfera viene posizionata a centrocampo come da regolamento. Respiro di sollievo. I cinque minuti di recupero sono una sofferenza indegna, il triplice fischio un calcio in culo a tutte le loro e le nostre paure. Abbiamo espugnato il Dall’Ara!

 

Analizzare questi cali del Bologna nelle riprese sta diventando un genere letterario. In libreria ci sono i romanzi gialli, fantascienza, saggistica e “riprese rossoblù”. Praticamente magia allo stato puro: dopo quarantacinque minuti strepitosi spariamo completamente dal campo. Purtroppo Diawara non ha mezze misure, o gioca da fenomeno o evapora. E’ on o off, come i compagni di reparto. Del resto non si può chiedere a questo ragazzo la stessa intensità per tutti i novanta minuti. E’ qui che, per me, servirebbe un ultimo acquisto, qualcuno che dia un cambio di spessore, un uomo capace di gestire la palla quando cominciamo ad affondare come il Titanic.

 

Si insomma, SECONDO me.. no, ho detto SECONDO.. l’ho ridetto… aahhhhhhhhhhh!!

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