Semantica di una domenica pazzesca

Semantica di una domenica pazzesca

di Matteo Rimondi

Ci sono partite che vanno sentite, annusate, viste, vissute. Ci sono giornate che non ammettono assenze o defezioni. O ci sei e le vivi, o ti perdi il godimento di un popolo pressato in uno stadio, che ci crede comunque, anche se la missione è impossibile: battere la capolista. Perché se una domenica alle dodici e trenta scendono in campo Davide contro Golia, tu devi essere lì, più carico che mai.

“Oje vita, oje vita mia”. “Ragazzi, oggi quante possibilità abbiamo di portare a casa la pellaccia?”. “Boh, probabilmente è più credibile che cada un meteorite e sfiori la punta del monte Cimone!”. Più o meno così comincia il nostro lunch match, e infatti i primi minuti sono un po’ difficili da digerire. Il Napoli spinge, il Bologna fatica ad uscire. Poi cominciamo a macinare gioco, alziamo il baricentro e alla prima occasione Destro fa quello che gli viene meglio: sbatterla dentro. Diawara lancia lungo, Mattia fa a sportellate con Albiol, resiste e insacca. Apoteosi. La partita assume i connotati di una gara di Formula 1, si gioca a ritmi folli. E quello che è scioccante è che il Bologna regge, contrattacca e sembra trovarsi a proprio agio. Aggiungiamo che giochiamo senza Giaccherini e Donsah, ma chi l’avrebbe mai detto?! Minuto 21, corner. Un giocatore rossoblù stacca solitario in mezzo all’area. I ciucci si guardano attoniti, poi si sente un grido: “Tranquilli, è Rossettini!”. Bam! Tutti in piedi ad abbracciarsi. Due a zero. E se fa goal Rossettini, caro ragazzo con “nu jeans e na maglietta”, mi spiace per te – per la verità sto solo godendo follemente -, ma puoi andare già a casa. I rossoblù entrano in trance agonistica, sbuffano, ripartono, può succedere di tutto. Callejon tira, Oiko ci mette il culo e Mirante l’ultima falange della manona sinistra, palo. Ve lo avevo detto che se segna Rossettini… Due a zero alla capolista dopo i primi 45 minuti. Applausi a scena aperta.

“Oje core ‘e chistu core”. Il secondo tempo comincia sulla falsariga del primo. I partenopei spingono e noi soffriamo. “Però dai, meglio soffrire sul due a zero che sullo zero a zero”, una delle grandi massime dei tipi dietro di me. Mirante fa un altro intervento su Higuain che sfiora il miracolo all’apertura dell’anno santo e sul capovolgimento dell’azione, Destro decide che i miracoli o si fanno per bene o non si fanno proprio. Conclusione sul primo palo, Reina non è proprio irreprensibile, ma chi se ne frega. Si gonfia la rete. 3-0. Tre a zero, avete capito bene! Mattia corre sotto la curva e questa volta non si toglie neppure la maglia. Tutto perfetto. Per noi andrebbe bene così, se si potesse togliere il disturbo, andremmo a mangiare. No, mancano ancora trenta minuti. Quindi che si fa? Si perculano gli ospiti in tutti i modi possibili. Il Napoli è alle corde. Ne potrebbe prendere altri due, ma Mounier si mangia un goal già fatto. Fra canti, balli e tric e trac, si giunge al minuto 87 quando il Pipita, in tre giri di lancetta, decide di dare un senso ai quattro minuti di recupero. Tutti fremono, io vivo nella consapevolezza che “se ha fatto goal Rossettini…”. Triplice fischio. Gioia, entusiasmo, orgasmo. Abitanti del Cimone, ocio!

“Si’ stata ‘o primmo ammore”. E’ stata una partita fantastica, giocata a ritmi surreali.  Il Napoli è senza ombra di dubbio la migliore formazione vista quest’anno. Il Bologna ha vinto solo grazie ad una prestazione maiuscola di tutti i suoi interpreti, giocando il più classico dei partitoni. Praticamente perfetti per 87 minuti, poi, se gli altri schierano Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain e Insigne, ci può anche stare che prendi due goal in un amen e te la fai nelle braghe fino al fischio finale. Ma come dicono gli ispiratissimi della fila dietro “meglio prendere due goal sul tre a zero che sullo zero a zero”. Ineccepibile.

Per una volta Davide ha vinto contro Golia. Per l’ennesima volta il Nettuno ha alzato il suo tridente e ha stoppato l’invasore. Come sempre ci siamo ritrovati a cantare il nostro amore per questi colori, un amore che “’o primmo e ll’urdemo sarraje pe’ me!”

PS: Un caro saluto al simpaticone che mi ha ciulato il cuscino rossoblù mentre stavo festeggiando la squadra all’uscita dal campo. Certo che se invece di pensare ad applaudire e gioire per una vittoria di questo genere, pensi a fregare un pezzo di gommapiuma che ho tenuto sotto al culo mille volte, forse è meglio se ripensi alle tue abitudini domenicali. Ma vafammocc!

Per finire, un pensiero per i ragazzi del Salvemini. Sono passati 25 anni, ma quello squarcio nel muro e nella vita di tanti ragazzi è ancora aperto nella memoria di tutti.

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