Scende la pioggia ma (Rocchi) che fa?

Scende la pioggia ma (Rocchi) che fa?

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Sabato ore 15.00 comincia a salire la tensione. Dopo un Miocene senza una goccia di pioggia, catinelle d’acqua si abbattono su Bologna. Passano i minuti, guardo freneticamente fuori dalla finestra alla ricerca di uno spiraglio, un puntino azzurro nel plumbeo cielo felsineo. Insomma, attendo un segnale divino che mi spinga a mettere il naso fuori da casa. Ore 16.30, segnali dall’altissimo, zero, provo con la vita terrestre: “Regaz, che si fa?”. “Andiamo!”. Non aspettavo altro. Mi metto in tiro per il match clou, sto uscendo di casa quando rimembro che il Dall’Ara non è stato ancora ristrutturato. Puffarbacco! Mi cambio al volo, infilo la muta da sub e parto sparato. Per andare questa sera allo stadio bisogna davvero essere matti. O innamorati.

 

Campo in perfette condizioni. Giornata ideale per il “giuoco” delle bocce… del calcio, volevo dire del calcio! Suona la Marsigliese e sono brividi veri. Blocchi di partenza, via. In campo c’è solo il Bologna, si sa che bastano due gocce per bloccare Roma. Giaccherini, a stile libero, si lancia in contropiede ma sul più bello viene murato da Maicon. Torre di Destro, Giak la mette in mezzo e Mounier la sbatte in rete. Gooooool!! L’acqua entra ovunque. Fermi, fuorigioco di una squama. Come? Mounier ha le squame? No, infatti era buono. Rocchi, basta fare questi scherzi, non è serata! Minuto 14. Mischione indecente nella pozzanghera romanista, Masina si avventa sul pallone e batte l’estremo con la calottina rossa Sliwovitz. Sarebbe Szczesny, ma per comodità metto lettere a caso, tanto è uguale. Questa volta è tutto regolare anche per la terna e chi se ne frega se ci si fa la doccia esultando. La Roma è davvero poca roba, ci pensa Rocchi a crearle qualche occasione con tre punizione dal limite. Su una Mirante fa un bimbo bagnato, oltre che una uscita fuori area da tonno Nostromo con pinna gialla. Intervallo. Scusate, non si può ricominciare subito? Qui c’è un gran umido!

 

Si riparte. Destro ci prova, ma la sua conclusione è un gavettone sventato da Skilwarky. Minuto 51. Florenzi crossa in mezzo ad un lago, Mounier, in salto carpiato, devia prima con il culo poi con il braccio. Possiamo stare qui a parlarne per tre giorni: Rocchi fischia. Mirante intuisce, ma la palla sguilla in rete. Sfiga, uno a uno. Al minuto 70 lo tsunami che si sta abbattendo sul Dall’Ara manda in cortocircuito l’ultimo neurone di Rocchi: Dzeko abbatte con una gomitata Maietta, niente – a parte la frattura del setto nasale e trauma cranico -, Rossettini anticipa Iturbe, rigore. Cosa, cosa, cosa?! Dzeko segna. Sarà che ci sembra un furto, sarà tutta sta pioggia, sarà quel che sarà, ma a noi girano vorticosamente le balle e il Dall’Ara si scalda. I rossoblù lo sentono e ricominciano a remare come nulla fosse. Maietta invece sviene in mezzo all’area, fortuna che ci sono i compagni che lo salvano da annegamento sicuro. 86′ Destro non punisce l’ex squadra, ma un minuto dopo delfino goloso Torosidis stende Giaccherini in area. Neppure il Rocchi di questa sera può esimersi: rigore. Mattia si presenta sul dischetto, batte Swarowsky e si lascia andare ad una contenuta e pacata esultanza sotto una Bulgarelli che sprizza acqua da tutti i pori. Dopo sei minuti di ulteriori mastellate sulla capoccia, possiamo andare tutti a casa, felici e con le mutande bagnate.

 

Forse le condizioni meteo ci hanno favorito. Forse, con uno splendido sole, Rocchi non avrebbe fischiato a vanvera. Non arbitrava la Roma da 412 giorni, era meglio prolungare l’esilio. Non voglio discutere i singoli episodi, è stata la direzione in generale a lasciare molto perplessi. Sabato sera al Dall’Ara è scesa in campo una sola squadra, il Bologna, un gran bel Bologna. Una squadra che dopo l’arrivo di Donadoni sembra crescere giornata dopo giornata. Destro sta sfornando prestazioni maiuscole, Giaccherini è sinceramente una spanna sopra a tutti. La banda di ragazzini sbalestrati di inizio campionato si sta evolvendo in una truppa di uomini che in serie A ci possono stare. Forza ragazzi, la strada è quella giusta.

 

Una vecchia canzone di Venditti – e chi altro se non un romano d.o.c. – dice: “Sotto la pioggia batte forte il cuore ma, con un Bologna così, la pioggia non ci bagna”. Aò, io me la ricordo così, voi no?!

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