Put your hands in the air

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Ci sono partite che non hanno un senso. O meglio, un significato ce l’hanno pure, ma solo in pochi riescono a coglierlo. Io non sono uno di questi eletti. Ci sono partite di una noia mostruosa, match che non vedi l’ora che terminino per mandare il calcio a quel paese. Ci sono partite che nascono e finirebbero così, senza un vero perché, e invece…

 

Pronti via, si parte! Bovo, Glik, Moretti, Glik, Bovo, Perez, Bovo, Glik, Moretti, Glik, Bovo, Perez. Una sorta di tiki taka svogliato al sapore di gianduiotto. Il Bologna attende gli eventi rintanato nella sua metà campo. Dopo venti minuti di questa insopportabile nenia svengo sul divano di casa. Bolla al naso e russamento indecoroso. In sottofondo continuo a percepire la litania Moretti, Glik, Bovo, Perez, Bovo… Ogni tanto mi scuoto nel sentire il nome di un giocatore rossoblù, ma il mio stato di coscienza non dura più di 6 secondi per volta. Glik, Bovo, Perez, Bovo… Fine del primo tempo. Speriamo in una seconda frazione leggermente più vivace, non che ci voglia molto.

 

Si riparte. Bovo, Glik, Moretti, Glik, Bovo, Perez, Bovo, Glik, Moretti, Glik, Bovo, Perez… Al 58esimo Quagliarella, in un momento di euforia fuori luogo, coglie la traversa. “Ma sei matto, c’è gente che sta riposando!”. “Ops, scusate!”. Passa un altro quarto d’ora di Perez, Bovo, Glik, Moretti, Glik ed arriva quello che proprio “un senso non ce l’ha”. Va bene che ci stavamo tutti rompendo i maroni, compreso il signor Ghersini, però un goal del genere per dare un valore a novanta minuti di nulla, mi sembra troppo! D’accordo lo spettacolo, ma c’è un limite. “Si riscontra un fallo di mano quando si impedisce alla squadra avversaria, o propizia per la propria squadra, lo sviluppo di una azione di gioco [..]”. Signor Ghersini, la regola mi pare chiara. Belotti addomestica il pallone con un gioco di avambracci che pure nel volley sarebbe palla trattenuta. L’arbitro evidentemente sta guardando altro, i quattro assistenti, pure. Il granata si gira e scarica un sinistro che trafigge Mirante. Non può essere vero, ditemi che sto sognando. Ok, adesso mi sveglio e scopro che la partita è finita zero a zero. Invece è tutto (ir)reale e ci sorbiamo pure il raddoppio del Torino. Benessum!

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Quello fra granata e rossoblù è stato un match orribile, tattico, bloccato come un taxi sui viali di Bologna alle 18.00. Non si va da nessuna parte, si aspetta in coda che capiti qualcosa. E al minuto 75 qualcosa è successo. “Ehi vigile! Quello sta andando contromano!” “E’ Eriberto?” “No, è il Gallo Belotti, gli faccia la multa!”. Odio parlare degli arbitri (e dei vigili), però anche oggi non se ne può fare a meno. Le uniche emozioni le ha regalate il direttore di gara. Decide di arbitrare all’inglese, benissimo, tanto ci sarebbero più contrasti in una partita di Subbuteo. Però, quando deve fischiare tre cose, non lo fa e canna completamente nei momenti decisivi. Su Mancosu c’è un mezzo rigore. A velocità normale era difficile vederlo, però il giudice di linea era a due metri. Glik, a centrocampo, fa un intervento su Giaccherini che sarebbe da arancione. Nulla. Vives tira da fuori area, Quagliarella è in fuorigioco di 46 metri, si scansa per non toccare la palla, Mirante ci mette una pezza. Signor Ghersini, non mi puoi dire che la Quaglia non era parte attiva del gioco! Dai, su, fai il bravo! La suddetta mano di Belotti e l’entrata assassina di Acquah su Masina chiudono l’orrore arbitrale di serata. Sei fischiate in novanta minuti, una delle quali, senza ombra di dubbio, ha condizionato il match.

 

Sono il primo a dire che il Bologna ha giocato una brutta partita, una partita in stile Rossiano. Del resto eravamo ben consci che l’arrivo di Donadoni non avesse magicamente trasformato lo sbandato Bologna in una squadra imbattibile capace di andare a proporre calcio in giro per l’Italia. Però non è che il Toro abbia fatto molto meglio dei rossoblù. La partita doveva finire zero a zero e tanti saluti. Là davanti, senza Destro, siamo di una pochezza imbarazzante. Quando Donadoni ha cambiato il “bomber”, si è girato verso il suo secondo con faccia interdetta: “Ma questo chi e’?! Perché lo abbiamo fatto giocare?” “Mister, è Mancosu. Ma adesso ha messo su Acquafresca”. “Ah, ecco!”.

 

Ci sono giornate, serate e partite nelle quali non riesci proprio a trovare un significato. Ma come direbbe Vasco Rossi, “voglio trovare un senso a questa sera, anche se questa sera, un senso non ce l’ha”.

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