Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

Buon Bologna alla prima di campionato, buona anche la moglie di Dzemaili.

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« … Joey Saputo s’è combinata una faccia da jettatore che è una meraviglia a vedere. S’è lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; […] ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d’India in mano col manico di corno». Bologna – Crotone, se fosse una commedia di Pirandello e non una partita di calcio, potrebbe cominciare più o meno così.

 

Un po’ tutti, inspiegabilmente, volevano affibbiare a Saputo quella patente che certificasse le sue capacità jettatorie, quelle doti che solo il signor Rosario Chiarchiaro aveva osato richiedere scritte nero su bianco. «Vacca boia arriva il chairman, tocca tutto quello che si può toccare!». Non era bastato il salvataggio, i bancomat per chiudere i buchi di bilancio, i giocatori presi, lo stadio rimodernato, i lavori a Casteldebole, una promozione e una salvezza. No, c’era ancora la questione «sfiga» che si ripresentava, puntuale come le tasse, tutte le volte che Joey sedeva sui gradoni del Dall’Ara. Ma domenica sera la nuvoletta rognosa che lo seguiva è svanita, dissolta al minuto 85 da un destro rabbioso che ha spazzato via anche questo ultimo tabù.

 

Non che sia filato tutto liscio. Nel primo tempo il palo di Krejci, l’occasione mancata clamorosamente da Destro, il secondo legno colpito da Taider e i goal annullati per fuorigioco, avevano riacceso più di qualche ragionevole dubbio. Inutile negarlo, gli sguardi dei presenti finivano sempre lì, su quella figura ineffabile seduta in tribuna – e non sto parlando della moglie di Dzemaili, per la quale su-lej-mani! -. Al minuto 43 si è aggiunto pure quel rigore fischiato su Verdi che si trasforma nell’ennesima bandierina alzata dal guardalinee… ma se fai il guardalinee, che ti frega di quello che succede in mezzo all’area? Fatti una sporta di cazzi tuoi che vivi cent’anni! «No, fuorigioco!», niente rigore e tutti a fare un gran giropalla nei pantaloni durante l’intervallo: «Porco boia, la maledizione di Joey continua!».

 

Il secondo tempo è una tortura. La voglia di fare la partita, di segnare quel maledetto goal che darebbe i primi tre punti stagionali è tanta. Ma è tanta anche l’acqua che scende ritmata dal cielo plumbeo e le successive ondate di calore che salgono dal prato verde: un’afa che ti mozza il fiato, che taglia le gambe anche a chi sta seduto sui gradoni. Il Bologna abbassa un po’ il baricentro e il Crotone ci crede un po’ di più. Maietta si infortuna ed esce cantando le lodi del Signore, entrano Oiko e Rizzo per Verdi. Luca fa un gran buridone, ma al momento di fare la cosa giusta, incappa in quella sbagliata. Intorno al minuto 60 il Bologna torna a crescere. Corner: fuori di poco. Destro ci prova con una girata da centro area, ma la sfera esce alta di un amen. Il Crotone sembra alle Cordaz – eh, non male questa! -, barcolla ma non molla. Rasoiata di Pulgar: fuori di un niente. Corner: paratona del portiere su Masina a botta sicura. Piove sulla curva San Luca, sulla Bulgarelli no, ma è questione di secondi. Acqua a catinelle, tuoni, fulmini, Dzemaili, Dzemaili e il destro chirurgico di… Destro. Chi se non lui? E’ il minuto 85 e il Dall’Ara può esplodere di gioia. Mancano cinque minuti, ma chi se ne frega. Piove, ma chi se ne frega. La festa può cominciare, quanti anni erano che non steccavamo alla prima?

 

«Se tu mi vedi come uno jettatore per quanto io faccia non riuscirò a cambiare la tua opinione e dunque sarò come tu mi vuoi ma che almeno possa trarne un vantaggio». Domenica sera Joey è arrivato al Dall’Ara, ha cenato ed è andato a dare la carica ai suoi ragazzi. Che lo abbiano fatto entrare nello spogliatoio del Crotone al grido «Dai règaz, a questi oggi gli facciamo il c@l@!», sono pure illazioni, dicerie da quattro soldi.

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