Mister «belvaggine»

Mister «belvaggine»

Nostalgia canaglia: venticinque anni fa arrivava a Bologna Nedo Sonetti

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Stagione 1991-1992. Dopo la retrocessione dell’anno precedente, la contestazione a Corioni si fa sempre più pesante. «Corioni, prima fai i cessi poi li ingaggi». Ok, forse per il buon Gino è tempo di cambiare aria. La presidenza del glorioso Bfc viene presa dalla triade formata da Piero Gnudi, Valerio Gruppioni e Renato Wanderlingh. Antonio Cabrini ottiene il ruolo di direttore generale. Il nuovo Bologna viene presentato in pompa magna e affidato alla guida di Gigi Maifredi. I nuovi acquisti sono Incocciati, Baroni, Pazzagli, Gerolin, Evangelisti e List. Traguardo minimo? La serie A.

10 novembre 1991, undicesima giornata di campionato. Al Dall’Ara c’è voglia di rivincita, sette giorni prima i rossoblù hanno perso ad Avellino e si cerca il riscatto contro la Reggiana. «Dove vai? Vado da Cotti. Dove vai? Vado da Cotti!», «.. dona freschezza e vigor, l’acqua Cerelia!», poi è tempo di formazioni: «Agli ordini di Gigi Maifredi scendono in campo Pazzagli, List, Negro, Evangelisti, Baroni, Mariani, Incocciati, Di Già, Villa, Anaclerio, Detari». Al triplice fischio dell’arbitro c’è una sola squadra che festeggia in mezzo al campo, e non è il Bologna. Penna Bianca Ravanelli ne ha stampati due nella porta rossoblù e la Reggiana sbanca il Dall’Ara. Gigi Maifredi, mister calcio champagne, viene esonerato e al suo posto chi arriva? Nedo Sonetti, uno che il calcio con le bollicine non lo vuole vedere neppure registrato sulle cassette VHS.

L’uomo di Piombino è un toscanaccio verace, brillante quando c’è da parlare con i giornalisti e ruvido e deciso quando ha a che fare con i suoi giocatori. Faccia da duro, da eterno incazzato. Ex stopper, giocatore di discreto livello tra la metà degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70. Le sue squadre hanno una sola missione: fare punti. Per capirci, il gioco espresso dalle sue formazioni solitamente dà le stesse emozioni di una gara di bocce tra anziani. Del resto è il classico traghettatore, l’uomo delle missioni impossibili, il Signor Wolf di Pulp Fiction. Quando hai poche alternative fai il suo numero e speri che Nedo ti risolva i problemi. E spesso ci riesce. A fine carriera potrà annoverare nel curriculum cinque promozioni in Serie A e innumerevoli salvezze che manco l’anima santa del Signore avrebbe sognato.
Arriva sotto le due torri e dichiara: «Portare in serie A questa squadra è come provare ad andare sull’Everest in seggiovia». Così per mettere le cose in chiaro. Turkilmaz non segna? «Voi volete che il turco giochi più vicino alla porta, ma se resta piantato in area e non si muove rischia di far la fine di Taralla, come si dice al mio paese. Taralla, che morì senza assaggialla». Ah, ecco!
Neppure l’arrivo di Sonetti porta grandi risultati e non sembra contare nemmeno la «belvaggine» tanto invocata dal tecnico toscano: un mix di furore agonistico, occhi della tigre, incazzatura sociale e spirito guerriero. Il girone di ritorno però si apre nel migliore dei modi: sei vittorie, una sconfitta e un pareggio. La cura Sonetti sembra dare i suoi frutti, solo che quelle sopra sono scappate e quelle sotto non mollano. Alla 28a giornata il Bologna cade a Palermo e da lì alla fine saranno solo patemi, un nefasto 5-0 in quel di Pescara e sei punti racimolati qua e là.
A fine campionato il Bologna si salverà per un punto. Un fottutissimo punto guadagnato con il sudore, le urla, le parole a muso duro e la determinazione di un uomo. Un punto forse portato a casa solo grazie a quel Signor Wolf della panchina e alla sua indimenticabile «belvaggine».
PS: Certo che se la nostra fede rossoblù ha resistito a quegli anni, cosa potrebbe mai intaccarla?
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