Ma no, figurati

Ma no, figurati

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“Sorpresa! Andiamo a vedere Paul Gauguin!”. “Grande! … ma chi è?! No, non dirmelo! Andiamo a Parigi a vedere il giovane terzino destro del PSG che ci manca tanto? No lo so, lo so! Andiamo ad Amsterdam a visionare il regista di esperienza dell’Ajax da piazzare in mezzo al campo a Gennaio!”. “Nooo! Paul Gauguin. Il pittore. C’è la mostra a Milano”. “Ah, ecco… E quando andiamo?”. “Sabato”. “Ma il Bolo gioca a Verona sabato. Partita fon-da-men-ta-le!”. “Spostiamo?”. “Ma no, figurati. Posso anche saltarne una…”

Ma. No. Figurati. Mai dire queste tre parole. Neppure in ordine sparso, tanto assumono sempre lo stesso significato. E’ vero, sul momento, ti possono salvare la vita, poi però… però un secondo dopo averle pronunciate, sai benissimo che ti troverai in terra straniera, senza appigli, senza quelle certezze che, se sei malato di Rossoblù, devi avere quando l’arbitro mette in bocca il fischietto e dà il via alle ostilità. Si insomma, sei totalmente spiazzato. Non hai una TV, non hai il bar di fiducia dove infilarti per sapere il risultato. Non puoi rifugiarti nell’amico supermercato dove sei certo ci sia l’angolo Sky. Lì, dove far finta di avere un crampo improvviso che non ti permette di spingere il carrello per i prossimi 90 minuti più recupero, “.. ma tu vai, tranquilla. Appena riesco ti raggiungo”. Nulla di tutto ciò. Sei solo con la tua connessione internet e non fai altro che aggiornare la pagina, sperando di vedere cambiare quel numero, con il cuore in gola, perché se cambia l’altro di numero, sono dolori.

LIVE TBW. Aggiorna. “Ma stai guardando ancora il risultato?” “Ma no, figurati”. Aggiorna. 18.08. “GIACCHERINIIIIIIIIIII! Gol del Bologna!”. Siiii! E vai!! 18.16. “DONSAAAAHHH!! Raddoppio del Bologna!”. Ecco, a questo punto ho la sensazione che Minguzzi mi stia prendendo per il culo… Poi una chiamata e la conferma che è tutto vero. Scusa Manuel se ho dubitato per un attimo di te. Aggiorna. “Contropiede Bologna”. “Non tante emozioni ora, il Bologna controlla”. Aggiorna. “Bologna al momento solidissimo”. “Contropiede Bologna”. Aggiona. “Dopo quattro minuti di recupero Orsato fischia! E’ finita!”. Sì, è finita. La rilassante sicurezza che non cambieranno più quei numerini là in alto. Bravi ragazzi, tre punti fondamentali che ci danno un po’ di respiro e ci faranno passare due settimane serene.

Il prossimo week-end c’è la sosta per la nazionale. Forse questa interruzione arriva nel momento meno indicato. Per quanto mi riguarda, la sosta arriva sempre nel momento sbagliato. Le odio le soste per la nazionale, mi tolgono la sicurezza del fine settimana, mi tolgono il ritmo partita. Speriamo che non lo tolga ai ragazzi. Dopo tanta sofferenza, cominciavo a prenderci gusto al dolce sapore della vittoria. Incredibile ma vero, domenica sera  ci siamo ritrovati fuori dalla zona rossa, per di più, in compagnia di tante altre squadre. Molto bene. Davvero bravo Donadoni, ha capovolto il cielo rossoblù con un paio di mosse, ha dato serenità, ha tolto quella nube di sfiga che ci stava soffocando. Il cambio in panchina andava fatto subito, prima o dopo? Andava fatto, è stato fatto. Gioiamo tutti insieme ma non dimentichiamo che il traguardo è ancora lontano, non abbassiamo la guardia.

Stavo quasi per dimenticarmi, a Milano ho incontrato il tifoso del Basilea che si è perso nei bagni di San Siro per ben undici anni. Mi sono fatto raccontare la sua incredibile storia. Vi dico solo che il tutto è cominciato con “… non andrai mica a vedere Inter-Basilea?!”. “Ma no, figurati”.

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