La scelta del bomber

La scelta del bomber

La vita di noi tifosi è strettamente legata ai giocatori che calcano il nostro rettangolo verde preferito. Alcuni restano anni, non lasciano nessun segno e finiscono nel dimenticatoio. Altri li vedi per un battito di ciglia ed è amore. Essere di professione tifoso è soprattutto una questione di cuore. 

Estate 1988, il Bologna si è ripreso la serie A con il gioco champagne di Gigi Maifredi. Gigione si presenta dal presidente Corioni. “Gino, qui ci vuole una punta di un certo tipo, un fenomeno vero che ci cambi la vita, adesso siamo in A”. Corioni prende armi e bagagli e si presenta dall’allora direttore sportivo Governato. “Senti Nello, Gigione vuole un fuoriclasse per rinforzare l’attacco, chi prendiamo? Ah Nello, di biùc ce ne sono pochi”. Governato ci pensa su e parte alla ricerca del campione.

Giracheterigira, alla fine Governato opziona due Cileni. Uno, Hugo Rubio, considerato quasi un mito in patria, stella del Colo Colo definito il “Maradona delle Ande” o “il passero del Cile”. L’altro, Ivan Zamorano, molto più giovane del primo, sconosciuto bomber del Cobresal. 

Governato torna a Bologna felice come una Pasqua con i due cileni sotto braccio. “Dai regaz, fate vedere cosa sapete fare”. A fine allenamento Corioni guarda Maifredi, Maifredi guarda Corioni e Governato guarda tutti e due. “Eh, che bazza vi ho tirato fuori?” Corioni ci pensa su: “Sentite, io li prendo tutti e due, magari mi fanno lo sconto. Però può rimanere solo uno, possiamo tesserare tre stranieri e abbiamo già preso il belga Stephane Demol e il finlandese Mika Aaltonen”. Sti cazzi, aggiungo io fuorionda. Maifredi pensa e ripensa e alla fine sbotta: “Ma che ne so io, fino all’altro giorno vendevo pandori e spumanti! Teniamo quello più maturo, è più sgamato”. Ecco, più o meno così si consuma una della più clamorose minchiate calcistiche di tutti i tempi.

Viene tesserato “il passero del Cile” e Zamorano viene mandato al San Gallo a fare esperienza. Rubio comunque parte bene. All’esordio in Coppa Italia mette a segno una doppietta contro il Barletta. La successiva partita è contro il Napoli di Maradona. Peccato che con lui giochi anche un certo Alessandro Renica. Brutta entrata e i legamenti del ginocchio del rossoblù vanno in frantumi. Sei mesi di stop, poi il ritorno in campo. Il Passero non vola più. “Dai che anche con un solo piede sei il migliore di tutti”, gli urla Maifredi. Ma Hugo non va proprio manco a spingerlo. La sua rapida falcata, con la quale puntava l’avversario sulla fascia, è solo un ricordo. Fidatevi, sembrava un fittone. Prima della fine della stagione riesce a mettere a tabellino quattordici presenze, ma non a lasciare il segno.

La stagione successiva Rubio raggiunge il suo amico Zamorano al San Gallo. 18 presenze, 4 goal. Resta il Svizzera fino al 1991, poi di lui si perdono le tracce nel calcio che conta. Zamorano invece dopo aver banchettato a suon di goal nelle verdi vallate elvetiche andrà al Siviglia, Real Madrid e Inter. A dispetto della sua statura, la sua prerogativa era il colpo di testa. Stava per aria un secolo e mezzo. Si narra che da bambino si allenasse in casa a colpire di testa il lampadario. Forse per questo Maifredi lo scartò al provino…

Tutti probabilmente si saranno dimenticati di Hugo Rubio, “il passero del Cile”. Tutti, ma non noi. Perché è troppo facile farsi rapire il cuore dal grande campione. Sono i “bidoni” che ci danno la certezza che ci sarà un domani migliore, che rendono magnifica la nostra vita di tifosi… quando ci ripensiamo dieci anni dopo.

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