La maglia del Bologna (sette giorni su sette)

La maglia del Bologna (sette giorni su sette)

~~“Lo squadrone che tremare il mondo fa”! No, ieri sera non ho mangiato troppa impepata di cozze prima di andare a letto e ho fatto brutti sogni fra passato e presente rossoblù. E’ solo che, qualche settimana fa, è stata presentata la nuova maglia. Bella, brutta? La resa cromatica mi pare azzeccata e in linea con la storia. Poi si può discutere sul colletto bianco e i bordini sulle maniche, ma del resto qualcosa si devono pure inventare per farne una nuova tutti gli anni. Ma quello che mi ha davvero colpito è quella  scritta sul collo: “lo squadrone che tremare il mondo fa”. Bellissima. Il nostro Bologna è stato questo e i nuovi proprietari lo sanno bene, quelli di prima, mmmm… Ma quando è stata coniata questa definizione?

Andiamo a ritroso nel tempo. Ottobre 1909. No, troppo indietro. Un po’ più avanti… ecco, ci siamo. Metà degli anni ‘30, più esattamente 1934. E’ qui che ha inizio un’epopea indimenticabile per i nostri colori. Gli alti quadri del Partito Fascista bolognese si presentano da Renato Dall’Ara e con la loro proverbiale cortesia gli impongono la presidenza del Bologna. Con Dall’Ara chairman, agli ordini dell’allenatore Arpad Weisz prima, poi di Hermann Felsner, il Bologna conquista per tre volte il titolo italiano, nel 1935-1936, 1936-1937, 1938-1939 e perde solo all’ultimo respiro quello della stagione successiva. Si rifarà nel 1940-41, con il sesto titolo della sua storia. Oltre a questi successi, nel 1932 e nel 1934 i rossoblù mettono in bacheca anche due Mitropa Cup (o Coppa dell’Europa Centrale), il più prestigioso trofeo del calcio mitteleuropeo dell’epoca.

Il sito del Bologna, riferendosi a questi anni, dice: “nasce in quel periodo il celebre detto”. Insomma, non esiste un giorno esatto. A me, invece, piace credere che quel momento ci sia stato. Perché questa storia ha il sapore particolare di una favola o di quelle foto ingiallite che ti riempiono il cuore di emozioni.

Nel 1937 il Bologna partecipa al Trofeo per l’Exposition Internationale “Arts et Techniques dans la Vie moderne”, in parole povere l’Expo di Parigi. Oltre ai rossoblù, vengono invitate altre sette squadre fra le più importanti del tempo: Austria Vienna, Lipsia, Olympique Marsiglia, Phöbus Budapest, Slavia Praga e Sochaux. Ma udite udite, alla manifestazione partecipa pure il Chelsea. Gli inglesi, i “maestri del calcio”, decidono di uscire dal “dorato isolamento”: hanno inventato il calcio, sono superiori, non si cimentano con i buzzurri. Sarebbe come rubare le caramelle ad un bambino. Si, infatti. Superato il Sochaux per 4-1, il Bologna stende con due pere anche i cecoslovacchi dello Slavia Praga ed è in finale. Troppo facile dire che si gioca contro il Chelsea, che ha regolato con un classico 2-0 l’Austria Vienna.

6 giugno 1937, stadio di Colombes. E’ il giorno. Quello con la “G” maiuscola, quello in cui puoi scrivere la storia. E la storia non ti da seconde possibilità, una volta che è scritta non si cancella. Per la cronaca il Bologna scende in campo con Ceresoli; Fiorini, Gasperi; Montesanto, Andreolo, Corsi; Busoni, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni. Bim bum bam, i rossoblù rifilano quattro banane ai Blues. “Socmel che Busoni!” diranno i londinesi lasciando l’Expo per tornare oltremanica con le orecchie basse. No ragazzi, non solo Busoni: Reguzzoni, Busoni, Reguzzoni, Reguzzoni e gol della bandiera di Weaver a match abbondantemente in cassaforte. Oh, parbleu! Più che altro, par-rosso-bleu! I felsinei sono la prima squadra a battere gli inglesi e ad imporsi in Europa. Ecco, io mi immagino Bologna svegliarsi la mattina del 7 giugno 1937. Il sole illumina ancora gentile i rossi tetti della città, le torri, Piazza Maggiore, al Zigànt. Pian piano si animano le viuzze del centro, la gente riempie bar e mercati. I bolognesi, ancora assonnati, si rendono conto di tifare per “lo squadrone che tremare il mondo fa”.

Spero che quella scritta sulla maglia sia di buon auspicio per il campionato che sta per cominciare. Sarà l’anno del ritorno nel calcio che conta, sarà un anno difficile. Ma noi siamo abituati a soffrire e ne usciremo più forti di prima. Non sarà “lo squadrone che tremare il mondo fa”, ma in fondo a noi tifosi basta un Bologna di cui andare fieri.

Buon campionato a tutti.

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