La dura legge del gol

La dura legge del gol

Un primo tempo da sogno e altri due punti buttati nei minuti finali.

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«E’ la dura legge del gol, fai un gran bel gioco però…», Max Pezzali non ha fatto altro che mettere in musica l’unica vera regola del calcio. Perché puoi ripetere a tutti che hai giocato bene, che hai sovrastato l’avversario, che hai dato spettacolo, ma alla fine quello che conta è il risultato finale, quei due numeri che ti si stampano nella memoria.

 

Ieri sera abbiamo assistito ad un primo tempo fantastico, forse il più bel Bologna degli ultimi anni. Possesso palla, verticalizzazioni, belle giocate in velocità. Lo spauracchio Sassuolo fatto a fette, distrutto, inerme davanti a cotanta bellezza pallonara. Poi al decimo minuto il gioiello: una breve rincorsa e Verdi calcia in maniera perfetta, la palla scavalca la barriera, accarezza dolcemente la traversa e si infila lì, dove il portiere può solo pregare che capiti un miracolo. La rete si scuote, il Dall’Ara esplode. Tutto bellissimo, forse troppo. Invece no, perchè il Bologna continua a giocare, a martellare, a spingere, a chiudere gli avversari nella loro metà campo. Siamo corti, alti, perfetti. Continuiamo a creare palle goal, continuiamo a giocare al football in maniera magistrale. Però se giochi così bene, se crei così tanto, se metti il tuo avversario alle corde lo devi stendere, prendere a schiaffi. Non puoi continuare a dargli dei buffetti, devi «ammazzare» la partita. La traversa di Torosidis a porta spalancata e la scivolata di Krejci in ritardo in un amen, sono goal che ci restano in gola.

 

Così dopo quarantacinque minuti bellissimi ci ritroviamo con la testa piena di rimpianti. Rimpianti che alla fine peseranno più delle tante belle giocate. Puntuale come le tasse arriva anche il «Oh, loro hanno giocato anche in coppa giovedì… saranno stanchi!». Una bomba di sfiga di dimensioni atomiche. Il Sassuolo torna in campo con un atteggiamento diverso e prende in mano in match, noi non siamo ancora pronti per giocare novanta minuti con la stessa intensità. Il Bologna comunque continua a creare buone azioni ma quel maledetto goal che sigillerebbe la partita non arriva. Taider, Dzemaili e finalmente un tiro in porta di Floccari: resta quel maledetto «1-0» scritto sul tabellone. Krejci si divora uno di quei palloni che è più facile mettere dentro che spedire in curva e un brivido scorre lungo la schiena. Nessuno di quelli seduti sui gradoni osa dirlo, ma tutti lo pensano: «goal sbagliato, goal subito» aleggia beffardo sulle nostre teste. E’ scritto, è legge, è il calcio. Al tocco di Matri il Dall’Ara resta sospeso in quell’attimo infinito che separa il dramma dal sollievo, una rete regolare da una annullata per un motivo a caso, «fai tu arbitro, ma annullala!. La palla a centrocampo mette fine alle nostre speranze. Al triplice fischio pensi che non sia giusto, perchè questo goal al minuto 86, dopo quello al 96’ di domenica, fa un male terribile. Perchè forse ci sarebbero due rigori e invece nel dubbio non ti fischiano mai niente. Perchè hai perso altri due punti. Perchè il calcio è ingiusto. Perchè il Dio del pallone sembra voltarci le spalle nei minuti finali.

 

E’ la dura legge del gol

gli altri segneranno però

che spettacolo quando giochiamo noi

non molliamo mai

Loro stanno chiusi ma

cosa importa chi vincerà

perché in fondo lo squadrone siamo noi

lo squadrone siamo noi.

 

Giocando così i punti arriveranno. Giocando così non ci mette sotto nessuno. Giocando così è un gran bel Bologna. «Si però… che dù maròn»

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