Il solito brodino

Il solito brodino

Può riprendere la guerra tra «mai goduti» e «duri e puri»

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È vero, abbiamo una sfiga incommensurabile. Deve entrare Goran Pandev ma trova da dire con Mandorlini che lo sfancula amabilmente e manda in campo il primo che capita. Entra «quello lì» (Ntcham) che prima spara un missile su uno dei nuovi sette pianeti scoperti dalla Nasa, poi infila l’incrocio al novantacinquesimo. La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo… vacca boia che mira!

Detto questo, è palese che il Bologna le sfighe se le va a cercare. Donadoni ripropone in tavola il solito brodo,  prova ad insaporirlo cambiando qualche ingrediente, ma alla fine sembra sempre che manchi l’elemento che fa risaltare i sapori. Continuiamo a giocare con lo stesso modulo, solo che ad inizio campionato c’era un Verdi che faceva la differenza. Perso lui il Bologna ha continuato sulla stessa strada ma con due esterni che non mettono in mezzo un pallone decente, si sfiancano nel rincorrere il proprio uomo fino alla linea di difesa e soprattutto non segnano mai. Tirando le somme, questo Bologna è imprevedibile come il palinsesto della messa.

Il Genoa sembra una squadra stordita e incapace di giocare a calcio, il Bologna fa di tutto per trasformare il grifone in una formazione sveglia e abile. In campo ci sono per lo più dei ragazzi che riescono nell’impresa di avere un ritmo da ottantenni alla bocciofila. Viviani, bravissimo sulla punizione, gioca in cinque metri quadrati, è lento come una tartaruga zoppa e finisce con i crampi. Taider non è ancora in condizione ma Donsah resta inspiegabilmente, sempre, in panca. Facciamo un possesso palla così sterile da far venir voglia di dare il pallone agli avversari per vedere se succede qualcosa. Petković, alla sua seconda presenza, si sbatte per far salire la squadra ma è sempre spalle alla porta e resta a zero nella casella «tiri in porta». Forse il problema non sono né Petković né Destro, ma un gioco offensivo che non esiste.

Il secondo tempo diventa poi inconcepibile. Il Bologna passa in vantaggio e ci si aspetta che chiuda il match. Invece no, dopo l’errore di Masina, il migliore in campo diventa Mirante che evidentemente ha un conto aperto con il Genoa. Con la palla in nostro possesso riusciamo a prendere un contropiede assurdo con Torosidis che si immola per la causa. A forza di rinculare ci ritroviamo a fare un bunga bunga sulla linea di porta. Negli ultimi dieci minuti non riusciamo più a recuperare un pallone che sia uno, i genoani arrivano costantemente sul fondo, crossano e la prendono sempre loro. Poi all’ultimo respiro – e ringraziamo che sia davvero l’ultimo – arriva la preannunciata beffa targata Ntcham.

Al triplice fischio può riprendere così l’ormai dichiarata guerra tra «finti tifosi mai goduti» e «veri tifosi duri e puri», fra chi non è contento e contesta un’annata al di sotto delle aspettative e chi risponde «se non ti va bene, tifa Juve», «meriti Guaraldi». Io sinceramente non sono soddisfatto di questo Bologna ma non tiferò mai per i gobbi. Si può essere presenti, incitare la squadra, non essere contenti ed esprimere il proprio dissenso, che non vuol dire mettere in discussione tutto e tutti. Penso si sia finalmente imboccata una strada nuova che con il tempo porterà i risultati sperati e sono in totale disaccordo con chi dice che Saputo sperpera il proprio denaro nelle strutture e si sta stancando. Chi dice questo non riesce a vedere al di là del proprio naso. Dico però che sono state fatte delle scelte palesemente sbagliate che hanno fatto perdere un anno fondamentale al Bologna, hanno sedato l’entusiasmo di una tifoseria e continuano a farci bere il solito brodino. Matto.

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