Il signor (bona)Ventura

Il signor (bona)Ventura

Perchè per noi Bettarini non è quello del Grande Fratello.

Anno del Signore 1999. Per la precisione, sabato 17 aprile 1999. Un sabato bagnato, di quelli in cui non avresti proprio voglia di mettere fuori di casa neppure il naso. Solo che si gioca al Dall’Ara e la partita non è un Bologna-Crotone qualsiasi. No, c’è il derby dell’Appennino. Cosa fai? Ovvio: ti vesti, prendi l’ombrello, prendi l’impermeabile, ti siedi sui gradoni dell’Andrea Costa e tifi per i rossoblù. E quel sabato 17 aprile 1999 godi come un riccio.

 

La Fiorentina del Trap è in piena corsa per lo scudetto. Toldo, Torricelli, Rui Costa e là davanti due «uccelli» poco raccomandabili per le difese avversarie. Un certo Edmundo, detto «O animal» e Gabriel Omar Batistuta, un tipino sempre pronto a ferirti con la sua mitraglia. I rossobù, tre giorni dopo, devono affrontare il Marsiglia nella semifinale di ritorno di Coppa Uefa. Meglio lasciare a riposo Nervo, Signori e Andersson. Ci si aspetta poco, una partita accorta, magari un pareggio, giusto per muovere la classifica. Si bravo, scommettici.

 

Al minuto 28, Pasquale Padalino fa una di quelle minchiate che mandano in estasi i tifosi avversari. Passaggio in orizzontale al limite dell’area di rigore, proprio sui piedi di Igor Simutenkov. Non uno con il goal addosso, non un Bati-goal. Però se gli dai una palla così, pure lui non può dire di no. 1-0. La viola ci prova, ma è il Bologna a menare le danze. Del resto se in mezzo al campo hai Binotto, Marocchi, Ingesson e un Fontolan in formato mondiale, non puoi fare altro che comandare il gioco.

 

Si arriva così al minuto 58. Punizione al limite dell’area della Fiorentina. Toldo mette a posto la barriera. L’arbitro fischia. Igor Kolivanov calcia sullo sbarramento viola, la palla si impenna e dipinge, nel plumbeo cielo bolognese, un arcobaleno che solo il giocatore con il numero 26 sulla schiena riesce a vedere. Una leggenda narra che alla fine dell’arcobaleno si trovi un calderone colmo d’oro e che uno gnomo cattivo sia posto a sua guardia. Il sopracitato numero 26 arriva nel momento perfetto alla fine dell’arco colorato, raccoglie il calderone con le monete d’oro e già che c’è lascia partire una sberla di collo pieno che incenerisce Toldo. Il Dall’Ara viene giù. Un capolavoro, uno dei più bei goal che io abbia mai visto. Una di quelle giocate che puoi solo sognare e quando lo fai, solitamente, ti svegli tutto sudato con il cuore in gola. No, per Stefano Bettarini, ex viola mollato a gennaio al Bologna non è un sogno, è uno di quei momenti che vorresti durassero minuti, ore, anni, secoli.

 

Bettarini, sessanta partite in serie A, prima di assaporare la gioia del gol. Ventisette anni, Stefano è forse più famoso per essere il bel marito di Simona Ventura che per le sue prodezze in campo. «Un gol simile mi resterà per sempre nella memoria: e’ stato il primo, e’ stato bello» dirà poi nelle interviste del dopogara. Betta, me lo ricordo io 17 anni dopo, immagina se non te lo ricordi tu!

 

In quel sabato schifosamente fantastico c’è anche il tempo per il tre a zero di Igor Kolyvanov. C’è tempo per gli sfottò. C’è il tempo per quel geniale «butta giù, butta giù, butta giù la vecchia, Cecchi Gori butta giù la vecchia!». C’è il tempo per festeggiare un grandissimo Bologna. Ah quel 1998-99, un anno indimenticabile. Una stagione infinita, cominciata il 18 luglio in casa contro il Național Bucarest e finito il 30 maggio con lo spareggio per entrare in coppa Uefa vinto contro l’Inter. I momenti esaltanti sono stati tanti, impossibili da condensare in un pugno di lettere sparse su un foglio bianco. Però, quel goal di Bettarini, una manciata di parole forse le meritava.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy