Il senso di una fine

Il senso di una fine

Quale sarebbe lo scopo di questo campionato? Boh…

Abbiamo giocato male? No. Abbiamo demeritato? No. Abbiamo qualcosa da rimproverare ai ragazzi? No. Dovevamo giocare così, subire il meno possibile e ripartire. Lo abbiamo fatto e abbiamo purtroppo pagato oltremodo un episodio. Il guaio però è che se giochi a calcio devi anche tirare in porta e questo Bologna in porta non tira mai. Mai. In più i rossoblù prendono costantemente goal negli ultimi minuti, nel momento decisivo della partita, quando non hai più tempo per recuperare. Ma veramente il problema è che non abbiamo più stimoli a causa di un campionato bello che finito dopo la prima tornata?

No, secondo me il problema è la nostra palese pochezza. Perché al netto dei lampanti errori arbitrali, in un campionato “normale” senza la premiata ditta “Cessi & Gabinetti”, noi saremmo invischiati là dietro con il pannolone pieno. Con le ultime quattro in classifica il Bologna ha conquistato 13 dei 27 punti totali. E allora mi chiedo: che senso ha questo campionato del Bologna? Sei cresciuto zero, anzi per ora è un netto passo indietro rispetto alla stagione passata – anche a livello di gioco -, con l’entusiasmo del pubblico che è sceso sotto la suola delle scarpe. Non parliamo poi delle dichiarazioni di Fenucci e Bigon: euforia allo stato puro per noi tifosi tutte le volte che aprono bocca. Questo campionato è servito a portare pubblico, a fidelizzare. Peccato che lo stadio si riempia sempre e solo di festanti tifosi avversari. La stagione è servita a far crescere i giovani. Si, può essere, ma credo che senza gli infortuni che affliggono costantemente i soliti noti, giocherebbero Torosidis (31), Maietta (34) e Gastaldello (33) mentre i vari Mbaye (22), Kraft (22) e Oikonomu (24) starebbero a scaldare la panchina. Poi rispetto all’anno passato non c’è un giovane che sia veramente cresciuto: Donsah è sparito dai radar e Rizzo è “non pervenuto”. Forse solo Pulgar nell’ultimo mese sta trovando continuità e una sua dimensione. Quindi quale sarebbe il benedetto scopo di questo campionato? Io sinceramente non lo sto proprio capendo…

Poi anche questa storia degli arbitri dovrà pur finire, sta diventando una farsa incomprensibile. Dirige Mazzoleni, altro giro, altro regalo. A “Lazio” ci fischia contro un rigore inesistente, oggi non ci concede un penalty sacrosanto. Ma che ci volete fare, ha visto così. Oggi a te, domani a lui, dopodomani a loro. Prima o poi verrà anche il nostro turno? Ma quello che mi fa davvero riflettere è quando la giacchetta nera ferma il gioco perché c’è un nerazzurro a terra mentre poco prima, con due rossoblù sdraiati, lascia giocare. Ma non c’è malafede, no, è che devono decidere in un nanosecondo, sono uomini anche loro, bla bla bla. Blah! E torniamo al discorso di prima: se eri invischiato nella lotta per la salvezza, potevi sopportare tutto ciò? No.

Termino con il progetto. Io sono completamente d’accordo nel prendere dei giovani di proprietà, farli crescere, valorizzarli e magari rivenderne uno per comprarne altri. Quante volte ci siamo detti che eravamo stanchi di una squadra di vecchi, fatta di prestiti, di giocatori finiti che avevano ormai poco o niente da dare. Adesso non è più così e siamo tutti felicissimi. Però mi sembra che a questo Bologna manchi una via di mezzo, si passa dalla meglio gioventù agli over trenta. Non ci sono quei due o tre giocatori di 25/28 anni futuribili, con dell’esperienza, che diano solidità alla squadra, che aiutino i giovanissimi a crescere, che possano dare tranquillità in momenti difficili come questo. Ma noi «i giocatori fatti non ce li possiamo permettere» (cit.).

Comunque il bello del calcio è che non è una scienza esatta e quindi è vero tutto e il suo contrario. L’unica cosa ineccepibile è che «da quando Baggio non gioca più, non è più domenica».

MATTEO RIMONDI

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