Il labirinto dell’identità

Il labirinto dell’identità

Tre punti e tutti muti: ennesimo cortocircuito di una società alla ricerca di personalità

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Lo ammetto, ho scioperato. Non ho guardato la partita e ho sofferto come un cane. Ero con degli amici esibendo una faccia impassibile quasi fossi presente e interessato ai discorsi che si stavano sviluppando davanti ad un piatto di lasagne fumanti. In sottofondo una trasmissione sportiva perché va bene tutto, ma questa non è mica «lotta dura senza paura». L’audio è bassissimo ma al goal di Destro non resisto, l’evento è di quelli da festeggiare: si parla di un giallo per l’esultanza, mannaggia, avrà fatto un eurogoal e me lo sono perso! Nei minuti di recupero chiedo venia e alzo il volume a palla: «Mirante!», «Il Bologna espugna il Mapei Stadium!». Gioia e gaudio!

Al triplice fischio penso di essere pazzo di questo gioco perché questo gioco non ha una logica. E’ stata una settimana difficilissima: prima l’ineccepibile contestazione dei tifosi dopo l’ennesima prestazione indecorosa, poi il caso dei quattro «biassanot». Chiaramente l’uscita fino a tarda notte è stata fuori luogo, una leggerezza visto il clima che si era creato. Detto questo ho letto robe a mio parere un tantino esagerate: multa e tribuna fino a giugno, licenziamento, la società doveva andare al locale a prenderli per le orecchie – ma chi doveva andare? L’esercito? -. Dai non scherziamo, erano le due di notte di un mercoledì e il giorno dopo l’allenamento era fissato alle 11:30. Se il Bologna fosse decimo in classifica, ai ragazzi avrebbero chiesto dei selfie. Si sono scusati, direi che si può chiudere il caso senza morti e feriti.

Ieri sono poi arrivati i tre punti che potevano mettere una pietra sulle polemiche, ed invece il Bologna ha deciso di calare l’asso del silenzio stampa, una sorta di ripicca che sinceramente fa sorridere. Una decisione che ha zittito la gioia per la vittoria – che mancava dal 22 gennaio – e ha avuto l’unico «merito» di innescare ulteriori dubbi su chi comanda a Casteldebole e sul tempismo davvero impressionante con cui vengono prese decisioni sbagliate nel momento giusto e si smorza sistematicamente qualsiasi entusiasmo. Dopo questo ennesimo cortocircuito mi è venuta una gran malinconia di una figura carismatica, forte mediaticamente, un frontman che abbia sempre in canna il gesto che infiamma noi tifosi. Insomma, lo ammetto, mi manca tanto Joe Tacopina. Non fraintendete, fra i due scelgo tutta la vita Saputo, gli sono grato per tutto quello che ha fatto, sta facendo e farà per il Bfc. Dico solo che in assenza di Joey, manca come il pane uno come il Taco, uno che – come si dice da queste parti – abbia la faccia tosta di «fare il busone con il culo degli altri». Perché lo sapevamo tutti che i soldi li metteva Saputo e Tacopina faceva il ganzo. E lo faceva bene.

Con uno come lui al «comando» dubito che ci sarebbero gli assordanti silenzi degli ultimi mesi. Non si sarebbe scusato solo il capitano dopo gli scivoloni casalinghi e forse la squadra sarebbe andata in campo con un piglio diverso. Ma soprattutto a Bologna non si parlerebbe solo e soltanto di bilanci, giocatori che non ci possiamo permettere e di “un punto in più rispetto all’anno scorso” da festeggiare come un grande traguardo. In questo periodo sono tanto di moda gli obiettivi, ma chi li deve fissare questi benedetti obiettivi se non una società forte e carismatica?

Anche se sono in sciopero, forza Bologna!

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