Gioca il Bologna, non mi rompete i…

Gioca il Bologna, non mi rompete i…

Caro Pairetto, lo dice anche Ligabue…

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«… e non pensare al freddo che c’è fuori, che è venerdì, non mi rompete i coglioni, mia bella sposa qualunque cosa, sarà il minore dei mali …» canta Ligabue nel suo ultimo singolo. Dopo la partita di ieri, noi tifosi del Bologna potremmo tranquillamente intonare un: «… gioca il Bologna, ci state rompendo i coglioni…». Signor Pairetto e care giacchette nere in generale, mi sembra si stia un po’ esagerando. «Ma tanto alla fine torti e favori si compensano…». No, noi favori non ne vogliamo, ma vorremmo che pure i torti finissero, anche perché le giornate di campionato aumentano e di questa famose compensazione non se ne vede manco l’ombra.

Non voglio dilungarmi sul fuorigioco di Borriello nell’azione che porta all’espulsione di Kraft: non può esistere un fuorigioco di un ginocchio, se lo fischi è «culo», non è umanamente possibile vedere robe del genere, è la regola che è sbagliata. Il rosso diretto a Viviani invece mi dà un gran fastidio. Mi piacerebbe chiedere al direttore di gara cosa ha visto esattamente. Federico entra, tira indietro le gambe perché capisce di essere in ritardo e l’altro gli calcia addosso il pallone. Ci può stare un giallo? Forse si, ma non con il metro arbitrale che Pairetto ha tenuto fino a quel momento. Non credo di sbagliare se dico che loro, già ammoniti, hanno continuato a fare falli e tirare maglie. Si può fare? No, fine dei discorsi.

Non è il rigore, il fuorigioco o il fallo ritenuto pericoloso a ragione o torto. Le cose che cominciano veramente a darci fastidio sono quelle meno eclatanti ma reiterate, quelle che vedono tutti, quelle che l’arbitro può fischiare serenamente. Perché per il Bologna c’è un regolamento che viene applicato in maniera ferrea e per gli altri no? Perché se un giocatore del Bologna strattona l’avversario per la maglia si becca un giallo, specie se già ammonito, e gli altri no? Perché per i rossoblù non ci sono tentennamenti nell’estrarre cartellini rossi a ripetizione? Perché Simeone può venire al Dall’Ara e fare sei falli prima di essere ammonito? Perché il giocatore del Genoa può entrare in maniera assassina su Verdi, quello della Fiorentina su Mbaye e quello del Crotone su Torosidis senza andare anzitempo sotto la doccia? Perché il Chievo può andare all’Olimpico, passare due volte la metà campo e portare a casa tre punti, senza che gli venga fischiato un rigore inesistente al novantaduesimo e noi non possiamo?

No, non va bene, siamo stanchi. Quest’anno appena il Bologna ha alzato la testa e cominciato a fare punti gli hanno letteralmente tarpato le ali. Errori in buona fede, per l’amor di Dio, nessuno lo mette in discussione. Però la buona fede dovrebbe essere a targhe alterne, mentre qui vengono sempre presi di mira gli stessi. Questa squadra è stata criticata per il poco gioco e i pochi goal degli ultimi mesi, ma è anche giusto dire che gli sono stati sottratti una carrettata di punti che si era meritata sul campo, giocando e segnando goal regolari.

Siamo sempre ipercritici verso i rossoblù, a prendere di mira un giocatore per i troppi errori, la casacca poco sudata o la scarsa attenzione nei momenti decisivi. Credo che tutto ciò sia dettato dal nostro atavico amore verso quella maglia, perchè da chi indossa quei colori vogliamo sempre il massimo. Pretendiamo però che quella maglia e quei colori vengano anche tutelati. Pretendiamo che le regole siano uguali per tutti. Pretendiamo che qualcuno – oltre a Donadoni – lo dica chiaro e forte.

Sento parlare di «compensazione» e mi vengono in mente Napoli, Milan, Inter, Lazio, Roma e Juventus. Come diceva un tale: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina». Sabato si gioca, speriamo non ci torni in mente il refrain del Liga…

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