Come si gioca in paradiso?

Come si gioca in paradiso?

Caro nonno, non te l’ho mai detto. Una delle cose che ricordo di quando venivo a casa tua da piccolo, è una foto. Com’è strana la mente, fra tante cose si ricordano anche delle stupidate. Quella foto mi sembrava attaccata troppo in altro, infatti non riuscivo a capire bene cosa ritraesse, però mi piacevano i colori.

Passa il tempo, la foto si abbassa, l’hai spostata tu? No, sono io che sono cresciuto. I tipi sono un po’ meno strani. Sono su due file, nella prima in piedi, nella seconda accosciati. Indossano una maglia rossoblù a righe verticali. Hanno la faccia di chi l’ha combinata davvero grossa.

Passa il tempo, adesso la foto la vedo proprio bene, caro nonno. Sono undici giocatori più un tipo in giacca e cravatta con un cappello. Sono ritratti un po’ di sbieco. Dietro di loro le gradinate di uno stadio. Il giorno in cui è stata scattata ci doveva essere un gran sole, hanno tutti gli occhi un po’ strizzati. Hanno un tricolore cucito sul petto e lo sguardo fiero. Alcuni ridono, quello stempiato se la ghigna di brutto.

Io non li ho mai visti giocare, tu si e mi potresti sicuramente citare la formazione a memoria: Negri, Furlanis, Pavinato, Fogli, Tumburus, Janich, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti, Bernardini.

Adesso te lo devo proprio dire: erano gli anni del bianconero Michel Platini e del nerazzurro Karl-Heinz Rummenigge, vacca che giocatori, come facevo a non tifare per loro. Tutti i miei amici tifavano per loro. Il problema è che per me indossavano una maglia sbagliata, era proprio una questione cromatica. In quegli anni però il rossoblù era più sbiadito dal vero che nella foto. La caduta in B, poi in C. Ma quei dodici personaggi rimanevano fermi al loro posto sulla tua parete e nella mia mente. Poi nonno tutto è cambiato: 1988, si torna in serie A, e lì ho capito tutto. In mezzo a tutte quelle bandiere, i clacson che suonavano, la gente che cantava per quella maglia e festeggiava come se avesse ritrovato un amico. Si nonno, quella foto ha sempre avuto ragione. I colori giusti erano quelli.

Oh nonno, Saputo ha detto che farà un Bologna di cui andare fieri. Noi dei nostri colori siamo sempre andati fieri, di alcuni Bologna un po’ meno. Poi però la prendevamo in ridere. Eh, ma la prossima partita vedrai che roba, gliene facciamo tre, anzi quattro. Pantaleo sta cercando di fare un bel Bologna, chissà chi andrà a scovare. Ma tanto nonno, che te lo dico a fare, tu sai già tutto, come quel giorno in cui hai attaccato quella foto.

Ciao, nonno.

PS: ricordati di fare l’abbonamento. Là sì che c’è un gran Bologna, il Bologna che gioca in paradiso!

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy