Chiedo scusa

Chiedo scusa

Con dispiacere vi dico che siete entrati tutti nella storia. Complimenti

Chiedo scusa ma non ce l’ho fatta. All’espulsione di Masina me ne sono andato, sono uscito come un codardo sull’ennesimo boato del pubblico ospite. Me ne sono andato con la coda fra le gambe prima di assistere alla mattanza calcistica. Vedere la mia squadra accoltellata ad ogni verticalizzazione avversaria era troppo, me ne sono andato incazzandomi di più che se fossi rimasto sui gradoni a sputarvi in faccia tutta la mia rabbia.

Chiedo scusa ma io non ce la faccio a ridere dell’ennesima umiliazione sportiva. Non ce l’avrei fatta ad applaudirvi dopo tutto ciò. Ho visto i peggiori Bologna della storia, quelli che retrocedevano dalla A alla B, quelli che come siluri andavano in serie C. Inguardabili, impossibili da tifare, senza speranza. Ho visto il Bologna di Cerantola, quello sconfitto a Fiorenzuola, quello umiliato a Carpi. Ma sette scoppole a domicilio mai avrei pensato di prenderle.

Chiedo scusa, mi piacerebbe attaccarmi all’ennesimo scempio arbitrale, ma che senso avrebbe? Callejon andava espulso nell’occasione del rigore, come si fa a non cacciare uno che si trasforma magicamente in un Lucchetta dei tempi moderni ma sbaglia sport? A venti centimetri dalla porta non è chiara occasione da goal? No, l’occasionissima la ferma Masina, che non è ultimo uomo perché al suo fianco c’è Maietta. Ma ormai è palese che noi non possiamo assistere ad una partita vera, figuriamoci se possiamo giocare sessanta minuti in superiorità numerica, magari la partita si riapre e non sia mai. Poi ne prendi sette, SETTE, e una mezza idea a cosa attaccarmi mi viene…

Chiedo scusa ma sono sinceramente stanco di vedere la mia maglia strapazzata, pestata, sfregiata con cadenza regolare. Questo Bologna di Saputo, il Bologna più ricco della storia, il Bologna della rinascita, affonda ormai regolarmente in epiche figure di merda. Prima fuori casa, ed erano cazzotti via cavo, mitigati per i più da uno schermo televisivo. Sabato invece i colpi sono arrivati diretti, senza filtri, senza nessuna difesa. Sette scoppole, sette calci nel culo, sette coltellate dritte al cuore.

Chiedo scusa ma perdere due a zero o sette a uno non è la stessa cosa. Se volete potete dichiararlo all’infinito, provare ad autoconvincervi, ma sono cazzate. C’è modo e modo di perdere e farlo con sette goal al passivo non è quello giusto. Sette. Sette. Sette. Forse è meglio ripeterlo senza sosta, magari mi abituo al suono, al male che fa, allo sfregio che si porta dietro.

Chiedo scusa ma non mi bastano più le scuse pubbliche, le magliette tirate, le facce tristi e gli sguardi bassi. Non ne posso più di vedere schiaffeggiata la faccia di un capitano coraggioso tutte le volte che ricadiamo in queste figuracce. Mi piacerebbe che anche altri ci mettessero il volto. Mi piacerebbe che un certo Destro una volta tanto tirasse fuori le palle e si presentasse in sala stampa anche quando non la tocca mai in novanta minuti, quando sbaglia un rigore, quando si prende i fischi della sua gente. Caro Mattia, è ora di spogliarsi della maschera da eterno incompreso e diventare un vero leader dentro e fuori dal campo. Servirebbe a te e al Bologna.

Chiedo scusa e con dispiacere vi dico che siete entrati tutti nella storia. Complimenti.

«Forza Bologna!». Oggi lo urlo più forte che mai.

MATTEO RIMONDI

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