Basta un sospiro…

Basta un sospiro…

di Mirko Mazzini

“Per capire la nostra storia bisogna farsi ad un tempo remoto” diceva il Maestrone Guccini. Invece più che a un tempo, per capire la nostra di storie, occorre immedesimarsi ad un luogo sì remoto quanto misteriosamente invisibile.

Premessa doverosa è che, colà, una delle prime regole vigenti è l’abolizione dei cognomi terreni e preferibilmente pure dei nomi (al massimo un po’ storpiati) mentre i soprannomi, anche di origine nostrana vanno per la maggiore.

Quella riunione la convocò, tanto per cambiare, il Sindaco. Sempre elegante nel suo completo grigio, immancabile cravatta rossoblu, occhiale raffinato e riccioli brizzolati.

“Vi ho convocati -iniziò senza tanti preamboli- perchè c’è del fermento”

“ A tal cred” replicò il Capitano, abbandonando il suo consueto applombe.

“ Si, Onorevole G., ma oltre al fermento che abbiamo tutti noi nel cuore e nel sangue che ci scorre nelle vene… -poi riprese un po’ imbarazzato- vabbè per modo di dire, ma avete capito. Intendo che oltre a noi sono in fermento tutti i ragazzi, quelli dell’angolo tondo. Gente della Curva, gente passionale, anche dei giovanotti arrivati molto presto. Insomma: sacrosantamente dicono che hanno sofferto tanto in vita per ‘sta maglia che almeno da qui vorrebbero fare qualcosa”

“Ma an’s pol brisa” intervennero all’unisono Barile e GinoMegafono che da anni rappresentavano la ampia fascia di tifosi (ex-tifosi? no…tifosi per sempre!).

“ Allora poi!” fecero eco in tanti, da Tazio il Biondo ai due bomber che giocavano insieme dalla mattina alla sera (Lando e Ciòd) fosse a pallone morbido, a carte coi santini o a contanuvole.

“Lo sappiamo -riprese il Sindaco- che non ci è dato di poter intervenire in maniera diretta e plateale ma la squadra è alla frutta, l’allenatore è già stato cambiato, l’ultimo treno della promozione è questo. Conosciamo bene tutti le regole e le nostre potenzialità, che sono poi meno angeliche di quel che pensano laggiù, ma qualcosa possiamo studiare. Tutta questa brava gente (allargo’ le braccia intendendo quelli su e quelli giù-NdA) se lo merita e in fin dei conti questi play-Offs sono poi un semplice spareggio” e diresse lo sguardo verso il Presidentissimo che subito rispose: “Ah! Io non so mica cosa dirvi. A parte che quella volta li’ ero appena arrivato poi fecero tutto i ragassi, sciono stati loro a metterci l’anima” e volse lo sguardo al Capitano, al Tudesc e a Carletto-terzino che sedevano vicini come dovessero ancora preparare lo scontro di Roma con l’Inter. Leggermente defilato stava il Dottore, autorevole come al solito, e che cercava di fare l’interprete al Petisso, recentissimo affiliato al club (anche se aveva ottenuto di poter interagire anche con Napoletani e Viola). A differenza di Spurteina (che per blasone presidenziale stava accanto al più importante collega) fresco anche lui di pochi mesi e tutt’ora ancora incapace di interazione dialettica, il Petisso tentava già un trilinguismo argentino/napoletano/celestiale anche se con dubbi risultati.

Intanto la discussione si animava tra intenzioni di interazione tra le più disparate e i relativi sgomenti quando ci si scontrava sulle impossibilità di metterle in pratica. Tutti provavano a dire la loro, dagli antichi eroi Anzlein e Medeo ai giovani (sempre che il concetto di età qua abbia una logica) Campiunzein e Nico-al-Cinno partecipavano ma senza evidenti risultati.

Il sottofondo era offerto da Clarinetto e il suo omonimo strumento che sciorinava struggenti note quasi a volersi garantire l’immunità dal dire, anch’esso, la propria. Il Capitano, con il solo sguardo, ristabilì la calma e fece proseguire il Sindaco (bizzarro che in questo luogo talvolta le cariche si confermino e altre invece si guadagnino quasi a ristabilire antiche meritocrazie): “Ricapitolando quindi, sugli arbitri non c’è verso di intervenire. Sui nostri attaccanti più di tanto c’è ben poco da inventarsi, gli avversari non si possono toccare…Faticosa, la faccenda! Non possiamo far altro anche noi che star qui a sperare e a sospirare”.

“E dire che a volte basta così poco” azzardo’ Sergione il Portinaio che solitamente era ben poco loquace ma che oltre che portiere era stato un ottimo tattico.

“E’ una questione, a volte, di un centimetro”

” Basta un giro di palla”

Dissero quasi all’unisono il Dottore e il Capitano.

Clarinetto smise di suonare, tutti gli altri alzarono gli sguardi (subito più rilassati) come avessero colto qualcosa che le menti umane, per come le conosciamo noi, faticherebbero a capire.

“Avete lanciato in aria le parole di una canzone -disse Clarinetto-: centimetri, giri di palla, sospiro…alito di vento” e ricomincio’ a soffiare nello strumento.

Anche il Sindaco si rilassò sulla poltrona…

Nessuno disse più nulla ma tutti apparvero più sereni.

Pronti a seguire la NOSTRA squadra, i NOSTRI colori, la NOSTRA maglia.

Pronti a tifare, sperare e …soprattutto sospirare.

Vuoi mai che basti qualche sospiro, nei momenti decisivi, a far baciare una palla avversaria chesso’ con una traversa nostra?

 

Personaggi e (soprattutto) fatti sono tutt’altro che casuali. Le traverse forse ancora meno.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy