Avevo un sass(u)olino nella scarpa, ahi!

Avevo un sass(u)olino nella scarpa, ahi!

Le emozioni sono tutto quello che abbiamo e ieri non sono certo mancate

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“Hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una stronzata, le emozioni sono tutto quello che abbiamo”, dice il protagonista de “La giovinezza” di Paolo Sorrentino. Ecco cosa credo che abbiano pensato ieri i giocatori all’entrata in campo al Mapei Stadium alla vista di quel muro rossoblù. Uno spettacolo che è stato un brivido lungo la schiena, soprattutto quando abbiamo capito che anche distinti e tribuna erano infestati di gramigna felsinea. E’ vero che Reggio è ad un tiro di schioppo, che era una bella giornata, ma spostare quattromila persone – e sblisga – è tanta roba. E’ il segno di un amore che si sta riaccendendo. Si può guadagnare quanto si vuole, ma se si gioca in uno stadio deserto non è la stessa cosa, quello che resta dentro è diverso. Si, ieri il vero spettacolo sono stati quei quattromila che hanno invaso la città del tricolore, quelle ottomila mani che hanno riscaldato un pomeriggio di gennaio, quella miriade di cuori che battevano per quei due colori. I nostri colori.

 

Inutile girarci intorno, é stata una giornata bellissima, perfetta. Una sola squadra in campo per 67 minuti, il Bologna. Gioca, spinge, tira in porta. Quei tre in mezzo al campo fanno il bello e il cattivo tempo. Donsah, schierato a sorpresa, sbaglia qualcosa di troppo, ma ci dà quella fisicità che mancava. Taider, che deve aver la “testa quadra” come i cittadini che ci ospitano –  altrimenti non si spiega come abbia potuto sbagliare quel goal -, corre, contrasta e riparte instancabilmente. Potremmo poi dire di Diawara, ma è come parlare di un fenomeno. Lo si guarda giocare, ci si alza in piedi e lo si applaude. Questo è venuto da Marte: gioca con una calma, una freddezza, un senso della posizione che non sono umani. Sinceramente comincio a pensare che sia un cyborg modello Terminator T-200, costruito per sbaglio per giocare a calcio. Tutti bravi, ma un elogio particolare mi sento di farlo a Morleo, uno che ieri, per tornare al discorso di partenza, mi ha sinceramente emozionato. Archimede ha sempre dato tutto, è stato il capitano di quella stagione infame che vogliamo dimenticare, è rimasto, si è visto crescere di fianco un cinno che gli ha fregato il posto e non ha più visto il campo. Non ha mai detto una parola fuori dalle righe e si è ripreso la serie A. Si è messo a disposizione e nel momento del bisogno ha sempre risposto presente, dando il centodieci per cento e riaccomodandosi in panca. Io Morleo me lo terrei stretto. Poi se lui vuole provare nuove strade e giocare di più, ha tutta la mia stima e avrà sempre il mio applauso.

 

Ma torniamo al match. Il Sassuolo prova a ripartire, ma non gli lasciamo spazi, oggi Gasta e Oiko non sbagliano una virgola. Mancherebbe solo il goal, ma Destro per tre volte non riesce a superare l’estremo neroverde. C’è da dire che i padroni di casa nel primo tempo giocano in dodici. Lo dico proprio sinceramente, la direzione di gara del Sig. Cervellera non mi é proprio piaciuta. Gioco spezzettato a causa di mezzi fallettini, decisioni clamorosamente invertite e quel mancato fischio su Mounier lanciato verso la porta. Forse doveva rifare il bagno e gli avevano offerto piastrelle e colla scontata. Mah.. Il secondo tempo é stato l’apoteosi della bellezza. Il goal di Giaccherini è una spremuta di puro calcio senza aggiunta di polifosfati: “sono una volpe”, “se parto e sterzo non mi fermi più”, “lo metto dove voglio”. Ah, dimenticavo, “sono una spanna sopra”, e “tanti saluti”. Dopo il vantaggio il Sassuolo tenta di scuotersi, tira due volte dalle parti di Mirante ma oggi la festa é tutta nostra. Entra Floccari, lo sparuto gruppo di tifosi neroverdi in trasferta, fischia e Sergione se la lega al dito. Parte in contropiede, ne mette a sedere due e ne avrebbe tre a cui passarla. Ma il dito é legato e per togliersi il fastidio decide di scaraventare la sfera in rete. Come fanno spesso gli ex, come fanno i bomber. Esultanza, gioco, partita e incontro. Poi Di Francesco può dire fin che vuole che il secondo goal non conta. Fidati Eusebio, se sei seduto su un gradone e sei due a zero al novantaquattresimo, quel secondo goal conta eccome e te lo godi un bel po’.

 

Avevo un sass(u)olino nella scarpa, ahi! Che mi faceva tanto tanto male, ahi!

Batto il piede in su, batto il piede in giù. Giro, mi rigiro, sono tutti Rossoblù!

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