Ah, la tauromachia!

Ah, la tauromachia!

“Houston we have a problem, a big problem!”

Siamo talmente assuefatti alle sconfitte che la partita di Bergamo alla fine ci è piaciuta. «Loro sono più forti ma almeno abbiamo visto giocare a calcio, ci hanno messo impegno e tenacia, meritavamo di più». Tutto vero, peccato che le partite durano novanta minuti e il Bologna è sceso in campo per settantacinque. Peccato che siamo tornati al goal dopo un’era geologica e ne abbiamo presi tre. Peccato che abbiamo perso la millesima partita di un campionato che farebbe deprimere anche «mister felicità». Se al novantesimo non eravamo proprio contenti, per lo meno non eravamo scontenti… a questo punto mi chiedo: non è che stiamo abbassando un po’ troppo le aspettative? “Houston we have a problem, a big problem!”.

Pronti, via, dueazero. «Ma il Bologna è in campo?». «… direi di no». I primi quindici minuti sono un allenamento: Atalanta contro squadra di dilettanti. È vero, il primo goal è in fuorigioco, ma mica lo abbiamo preso perché la difesa sale per mettere in offside Conti. Tre passaggi, il Papu Gomez si accentra e taglia la retroguardia con un passaggio che nessun rossoblù si sognerebbe di fare neppure nel più rovente sogno erotico (forse Dzema con l’Erjona…). Tutto molto bello ma teoricamente non valido. La teoria è davvero molto affascinante, peccato che i difensori del Bologna l’abbiano totalmente dimenticata: Gomez ancora dentro per Petagna, quattro difensori stringono sulla punta e in mezzo chi c’è? Un nerazzurro che fa il due a zero. La Dea è bendata ma la porta la infila benone! I rossoblù a questo punto capiscono dove sono, che stanno giocando una partita di calcio, che se continuano così ne prendono quarantaquattro in fila per tre con il resto di due. Il problema è che sei sotto di brutto e serve l’impresa. Destro fa un goal da Destro, da attaccante vero, e si riaprono i giochi. L’arbitro sembra che fischi un po’ a raglio e come al solito i cartellini sono solo nostri. Tutto nella norma.

Ci si aspetta che l’Atalanta riparta a tutto gas, ed invece sono i rossoblù a fare la partita. Giochiamo, produciamo calcio, non il solito nulla di passaggi a vuoto e Di Francesco la pareggiamo con un gran goal. Tutto molto bello. Il Bologna sembra avere la partita in mano, ha rimontato, è ordinato e l’Atalanta ci infastidisce il giusto. Peccato che Gastaldello sia rimasto negli spogliatoi a raccontare a Okwonkwo la favola del bello addormentato nel bosco che si perde Caldara in area, uno che non segna mai. In vantaggio ripassano inaspettatamente loro e vattelapesca. Destro ha la possibilità di riacciuffare il risultato, ma un po’ lui non la sfrutta benissimo, un po’ Berisha ci mette del suo e la Dea si porta a casa i tre punti. Tanti saluti anche a Bergamo. «Loro sono più forti ma almeno abbiamo visto giocare a calcio, ci hanno messo impegno e tenacia, meritavamo di più»… bla bla bla.

Giochiamo bene, giochiamo male, a godere sono gli altri. Però qualche domanda questa prestazione la fa sorgere: perché il Bologna non ha giocato così a Firenze e a Palermo (per dirne due a caso)? Perché Mbaye non può giocare tre partite di seguito quando tutte le volte che viene chiamato in causa risponde presente? Perché quel primo quarto d’ora imbarazzante?

Misteri di questo Bologna ai quali, prima o poi, qualcuno dovrà pur rispondere.

PS: se a Destro arrivano tre palloni, uno lo mette dentro. Se ne arrivano zero, non riesce a segnare… Non voglio difendere Mattia, che in questo campionato è indifendibile, è solo una constatazione. Amichevole.

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