A.A.A… Aaltonen

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Nostalgia canaglia. Uno dei bidoni per eccellenza: signore e signori, Mika Aaltonen

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Per me resta un mito, uno dei “bidoni” per eccellenza della storia recente del Bfc. Chi non ricorda Mika Aaltonen, il finlandese arrivato in prestito dall’Inter, alzi la mano. Ma io mi chiedo: come ha fatto ad arrivare, prima a Milano, poi a Bologna, un giocatore di questo calibro?

 

Rewind. Anno 1987, 21 ottobre, sedicesimi di finale di Coppa UEFA. L’Inter ospita i dilettanti finlandesi del Turun Palloseura, squadra della città di Turku. Al minuto 56 il risultato è bloccato sullo zero a zero. La palla arriva fra i piedi un certo Mika Aaltonen. Siamo ad una trentina di metri dalla porta protetta da Walter Zenga. Il biondo centrocampista ospite, con il dieci sulla schiena, lascia partire un missile che toglie le ragnatele dal sette e incenerisce l’Uomo Ragno. Il Turun Palloseura sbanca il Meazza. Poca importa se al ritorno i finlandesi ne prenderanno due e verranno eliminati. Quello che importa veramente è che quel 21 ottobre 1987 la vita di Mika Aaltonen viene rivoltata come un calzino. Quella sera si spengono le luci a San Siro e si accendono sulla nostra storia.

 

L’allora patron interista Ernesto Pellegrini, resta fulminato da quella “pera” stratosferica. Scende negli spogliatoi e fa firmare ad Aaltonen un contratto con i nerazzurri. Trapattoni, che forse ne sapeva un pelo di più del suo presidente, non dice gatto finché non ce l’ha nel sacco e spedisce il finlandese a giocare nel Bellinzona. Per farsi le ossa, chiaro. L’anno successivo a Milano sbarcano Matthaeus, Brehme e Ramon Diaz. Dove lo mettiamo Aaltonen? Fra una sfregatina di acqua santa e uno “Strunz!” del Trap, decidono di impacchettarlo e donarlo al neopromosso Bologna. Per farsi le ossa, chiaro.

 

A Bologna il finnico non si vede mai. Si dovrà inserire negli schemi di Gigi Maifredi? Sarà colpa della lingua che non conosce? Gli piaceranno troppo i tortellini? Sarà quel che sarà, ma il buon Mika totalizza la pochezza di 45 minuti giocati. Nella prima partita? No. Nella prima parte di stagione? No. In tutto il campionato! Mese di Ottobre: Bologna-Roma 13 minuti,  Como-Bologna, 17 minuti, Atalanta-Bologna 15 minuti. Tre apparizioni poi il nulla. Tutti si chiedono: “Ma dov’è finito Aaltonen?!”. Si, beh, non è che proprio se lo chiedano tutti tutti… Il problema di Aaltonen, probabilmente, era che non si intendeva con i compagni. Ma non a causa della lingua. E’ che gli altri non capivano proprio cosa dicesse. “Il pallone me lo dovresti gentilizzare a circa 35 centimetri dal mio arto inferiore destro, in modo che lo possa calciare con un angolo inferiore ai 37 gradi per far si che gli possa imprimere una forza pari a  {[(457/3)*5] radice quadra di 7} newton, così che possa giungere dalle parti del portiere con una velocità tale….” “Mika, ma và bàn a fer dal pèp!”.

 

Eh già, Mika Aaltonen era, ed è tuttora, una delle migliori menti della Finlandia. Nell’esperienza a Bologna, da Ottobre ad Aprile, oltre ad imparare l’italiano, riesce a superare quattro esami alla Facoltà di Economia e Commercio. Mika.. Mika scemo! Insomma, più che al calcio e alla fiii… (si, quella), il buon finnico pensa agli studi e al futuro. Finita la “carriera” sui campi di calcio, come riporta wikipedia.org, ottiene un dottorato in economia e diventa «professore all’Università di Turku e al dipartimento di Scienze Tecnologiche di Helsinki. È direttore di un progetto che studia i macro-flussi economici, membro dell'”American Council for the United Nation’s University Millennium Project di Washington”, socio della “World Future Society” e fa parte dello “Speakers Forum”». Il suo nome è stato anche accostato al Premio Nobel. Ma lui stesso, in una intervista, smentisce la notizia.

 

Mika Aaltonen, bidone si, ma solo perché aveva altri pensieri: “Se eseguo un tiro colpendo la sfera con una forza pari e non superiore a 1.25 volte il macro-flusso della variabile booleana…”.

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