Il ricordo di Nielsen nelle parole dei suoi compagni di squadra

Il ricordo di Nielsen nelle parole dei suoi compagni di squadra

Nel giorno della scomparsa del grande Harald Nielsen, il Bologna ha contattato alcuni dei compagni di squadra dell’attaccante danese, che insieme a lui furono protagonisti dell’indimenticabile cavalcata del Bologna verso il settimo scudetto. Di seguito le parole di Mirko Pavinato, Romano Fogli, Marino Perani e Franco Janich raccolte dall’ufficio stampa del Bologna F.C.

Mirko Pavinato: «Harald era un ragazzo particolare, legatissimo alla famiglia. Eravamo molto amici io, lui, Janich e Bulgarelli: ci frequentavamo anche fuori dal campo, la domenica dopo le partite uscivamo sempre a cena in gruppo con le famiglie. Andammo anche assieme negli Stati Uniti un’estate, girammo per mostre e musei, senza fare follie come era nel nostro stile, anche se il campionato era finito. L’ho sentito l’ultima volta 20 giorni fa: mi avevano detto che stava male e gli ho telefonato. Ho parlato con la moglie che me lo ha passato ma lui era troppo affaticato per parlare, l’ho sentito lontano lontano, mi ha detto “Ciao Mirko, spero di vederti presto”. Oggi per me è una giornata molto triste».

 

Romano Fogli: «Di Herald ho troppi ricordi, in questo momento non riesco a sceglierne uno. Era una persona fantastica: sempre educato e gentile con tutti. E poi era un bravo calciatore che ci aiutò segnando tanti gol. La nostra amicizia si è radicata nell’anno in cui abbiamo vissuto assieme nella casa di Piazza della Pace. Io ero sposato da poco e lui era scapolo, ricordo che venivano a trovarlo i genitori, la sorella, passavamo tanto tempo assieme. Con i compagni di squadra facevamo gruppo dentro e fuori dallo spogliatoio: dopo le gare si andava a cena assieme con le nostre famiglie, magari nella campagna fuori Casalecchio. Sapevo che non stava bene, quindici giorni fa ho chiamato Rudi, sua moglie: “Ho paura che tra non molto andrà a trovare Giacomo in Paradiso” mi ha detto. Speravamo tutti che migliorasse».

 

Marino Perani: «Quelli su Harald sono tutti ricordi molto piacevoli, era uno dei miei migliori amici oltre che un bravo calciatore con ottimi mezzi fisici e molta classe. È stato il nostro capocannoniere, con i suoi gol ha contribuito in maniera determinante alla vittoria del 1964 e fuori dal campo formavamo un gruppo molto unito. L’ultima volta ci siamo visti sugli spalti del Dall’Ara, all’inizio della scorsa stagione in occasione di Bologna-Entella. Oggi fa male ricevere questa notizia».

 

Franco Janich: «È facile parlare bene di Harald perchè lui stesso ci ha dato la possibilità di farlo con i suoi modi da persona per bene, semplice, serena. Io e lui avevamo una sintonia innata legata allo stare assieme, ci accomunava lo stesso gusto nel mangiare e nel condividere un bicchiere di vino. Quando giocavamo in trasferta all’estero non andavamo mai nei night club o nelle discoteche ma cercavamo sempre un buon ristorante, è proprio vero che la tavola unisce. Ci siamo frequentati tanto, lui è venuto a trovarmi a Ciampino con la sua famiglia, e io sono stato da lui in Danimarca qualche anno fa. Ricordo il mio arrivo nel grande aeroporto di Copenaghen: cominciamo a salutarci da lontano urlando a  gran voce, in mezzo alla gente, e invece che abbracciarci ci salutiamo a modo nostro, struciando sedere contro sedere. Chi ci ha visto ci avrà preso per matti, ma con la felicità di ritrovarci è uscito il nostro spirito di ragazzi. L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato a Casteldebole, pochi mesi fa. A lui il Club regalò una maglia numero 9, a me la 5. Era molto legato al Bologna e ogni volta che ci sentivamo mi chiedeva aggiornamenti sul campionato. Almeno lo ha visto ritornare in A, so quanto ci teneva. Ho perso un amico, ed è una cosa che fa male perché nella vita gli amici veri sono pochi».

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