Uno stadio è per sempre

Uno stadio è per sempre

Venerdì la presentazione del Restyling del Dall’Ara, per alcuni con tempistiche sbagliate: ma uno stadio resta per sempre

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Venerdì verrà tolto il velo al progetto di riqualificazione dello stadio Dall’Ara di Bologna. La presentazione, originariamente programmata per fine dicembre, è stata spostata all’anno nuovo semplicemente perché, sotto Natale, non c’era il clima giusto. Squadra terzultima, prestazioni rivedibili, rassegnazione stagnante: il club ha deciso che era meglio non festeggiare. Ma ora il clima è cambiato?

No, nonostante il mercato, Sansone e Soriano, la buona prestazione di Ferrara, la posizione di classifica e il sentore popolare sono rimasti gli stessi. E alla fine una data per svelare un progetto andava trovata indipendentemente dal contesto. Sì, perché si parla di opere strutturali che hanno una correlazione non diretta con le prestazioni in campo. Una squadra può retrocedere per scarsa qualità, per errori sul mercato, dirigenziali, tecnici, tutto quello che si vuole, ma non perché si sta presentando un progetto strutturale su un impianto di gioco. In fin dei conti, lo stadio rinnovato rimarrà a disposizione della città e dei tifosi anche quando Inzaghi non allenerà più o quando Saputo non sarà più presidente. Diventa un bene comune di cui si potrà usufruire indipendentemente dai risultati in campo e indipendentemente dalle condizioni climatiche. Pioverà? Bene, ci sarà una tettoia sotto la quale ripararsi, vale per la Serie A, B o C.

Ecco perché alla fine diventa giusto presentare ciò che il club aveva promesso di realizzare, anche se questa fase calcistica è tutt’altro che esaltante. Farsi influenzare troppo, riscrivere l’agenda strutturale in base a quella calcistica, ha un senso fino a un certo punto. A Natale non c’è niente da festeggiare perché si è terzultimi? Rimandiamo a gennaio. Ma perché rimandare ulteriormente? Una riqualificazione di uno stadio va presentata solo se la squadra va bene, super bene o benino? No, se un progetto è pronto per essere svelato perché tenerlo segreto? In tutto questo Saputo ha lasciato la carica di presidente dei Montreal Impact, confermando l’intenzione di non voler gestire in prima persona il club pur rimanendone proprietario. Esattamente ciò che ha fatto qui a Bologna.

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