Una partita vinta sabato

Una partita vinta sabato

Mille tifosi rossoblù a sostenere la squadra sabato, un clima ha generato un successo prodigioso la domenica

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Mi perdonerà l’amico-collega Diego Costa, ma apro lo Spunto con le sue parole scritte nel post match su Facebook: “La storia di questo Bologna-Roma inizia 24 ore prima. Perché non è retorica chiamare in causa quello che hanno fatto i tifosi ieri”.

I rossoblù hanno iniziato a giocare sabato, davanti a quell’affetto, quel calore, quella vicinanza che altro non ha fatto se non incanalare le energie nella giusta direzione. Il Bologna aveva speso energie in campo, perdendo e riperdendo, ma evidentemente il gorgo negativo le disperdeva come la criptonite annientava la forza di Superman. E siccome i calciatori sono esseri umani, serviva un aiuto, qualcosa che destasse l’orgoglio sopito e nascosto nella paura di chi non riesce a fare ciò che è in grado di fare. E allora sì, quell’adunata (che qualcuno ha cercato anche di annacquare) è invece servita, dando alla squadra la forza e il coraggio di battere una big dopo aver perso più o meno con squadre di tutti i livelli. Quell’adunata ha dato forza anche all’ambiente di sconfiggere chi, da queste parti, non si batteva da dicembre 2015 (ultima grande battuta il Napoli 3-2). Perché Bologna è questa, passionale, umana, comprensiva – nella sua parte più buona – verso chi ci prova ma non ce la fa. E se solo la città fosse davvero unita sotto i colori rossoblù darebbe davvero quel qualcosa in più per essere unica come nessuno.

Sulla partita, in realtà, non c’è tanto da dire. Hanno tenuto il campo gli esordienti, dando magari quel coraggio in più a chi nell’ultimo anno ha perso tanto. Un po’ di spensieratezza, di brio. Non è stato perfetto il Bologna che difensivamente ha subito nettamente di più rispetto alle quattro partite precedenti, ma il calcio è appunto questo: uno sport fatto di episodi. Fazio e Pellegrini non hanno segnato, Mattiello e Santander sì. E’ girata a nostro favore perché si era creato il clima giusto. Nota di merito anche per il ‘ropero’ Santander, il più criticato di tutti perché costato 6 milioni e ancora a secco di gol, dimenticando che il paraguiano ha avuto solo una occasione – zuccata con l’Inter – e poco altro. Poteva diventare il classico bersaglio facile e lo è diventato, in una città che quando mostra il peggio getta nel rusco tutto e tutti. Ma oggi quel sinistro, quella corsa, quell’urlo liberatorio possono essere la scintilla per un altro campionato. Insomma, è stata una festa liberatoria. Ora, però, non c’è tempo per guardarsi allo specchio e gioire troppo, c’è la Juventus dietro l’angolo e soprattutto l’Udinese all’orizzonte. Oggi ci godiamo un successo nato sabato, grazie a splendidi e tenaci tifosi. Grazie a tutti.

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