Un numero dieci non è per sempre. E su Fenucci…

Un numero dieci non è per sempre. E su Fenucci…

Destro cambia numero e lascia libera la dieci: ma piuttosto che ricadere negli errori Moscardelli, Vignaroli e Mancosu è meglio lasciarla libera

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Il numero dieci, il trequartista, il giocatore più di talento di una squadra: una volta funzionava così. Ora non più.

Mattia Destro ha lasciato il numero che fu di Baggio e Signori per ritornare al suo fido 22: scelta romantica, in pieno stile #destrocomeback. Una nuova rinascita, una umiltà di fondo che dovrebbe essere apprezzata. Insomma, il povero Mattia, considerato inadatto ad indossare quella maglia, ha deciso di lasciarla, mostrando intelligenza e cercando di ripartire dal basso e da quel 22 che lo ha lanciato a Siena e Roma. Perché, badate bene, lo sa anche Mattia che gli alibi sono finiti con l’uscita di scena di Roberto Donadoni. Destro dovrà fornire risposte in campionato, tornando a fare ciò che gli riesce meglio: segnare. Ma un campionato parte dal ritiro, e lì si che Mattia le risposte le ha fornite lavorando sodo sia dal punto di vista tecnico-tattico ma soprattutto fisico. Anche quando stanco, situazione testimoniata dai dati fisici, Destro non ha voluto alleggerire i carichi potendo farlo: ha semplicemente continuato a lavorare come gli altri. Queste erano le risposte motivazionali e di atteggiamento che Inzaghi voleva avere. E le ha avute con buona pace dei detrattori. Destro dunque riparte dal 22, dal suo numero, perché anche la scaramanzia può avere un suo peso. Ce l’hanno anche le coincidenza, un peso, perché il sottoscritto, poco più che bambino, a diretta domanda ‘a che ora andrai a letto’ rispondeva ‘quando l’orologio segnerà quattro due’. Ovvero le 22 e 22.

Ma torniamo al dieci e la fatto che probabilmente nessuno del Bologna lo indosserà nella stagione 2018/2019. E’ un numero scomodo, chi sceglie di indossarlo sa di portarsi sulle spalle anche un carico di responsabilità mica da ridere. Soprattutto, indossandolo si può andare incontro a critiche sonore, esattamente come successo per Mattia. In passato, dopo Baggio e Signori, il numero più apprezzato della storia del calcio è transitato sulle maglie di Vignaroli, Moscardelli e Mancosu, tanto per citarne alcuni. E allora, se nessuno ha i galloni per indossarlo (fermo restando che nel 3-5-2 il trequartista non c’è) lasciamolo appesa in spogliatoio in attesa che qualcuno abbia le stimmate per rispolverarlo. E di sicuro, il fatto che Mattia l’abbia lasciato non è affatto un sintomo di cessione, anzi è il contrario. Aver cambiato numero ed essere tornato al 22 testimonia proprio la volontà di Destro di rinascere qui. Insomma, mancherà un po’ di appeal markettaro, ma in fondo la scorsa stagione il top player era un numero 10? No, era il nove e si chiamava Verdi

ps: Fenucci a Stadio ha detto chiaramente che ‘se non avessimo pareggiato a Cagliari avremmo rischiato’ in relazione all’addio di Donadoni. E’ un po’ la cartina di tornasole di una stagione salvata grazie agli episodi. La clamorosa rimonta di Verona con l’Hellas, lo scivolone di Cacciatore col Chievo, la magata di Okwonwko a Sassuolo e quella di Palacio a Marassi. Abbiamo vissuto di episodi, di giocate dei singoli. Con Inzaghi speriamo di vivere di organizzazione di squadra, perché nel calcio si gioca pur sempre in undici.

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