Un anno e mezzo senza gioco

Un anno e mezzo senza gioco

Bologna subito fuori dalla Coppa Italia, ma è l’ultima goccia di un vaso ormai traboccante

La cavalcata bolognese di Roberto Donadoni è durata dal momento del suo arrivo (autunno 2015) fino a febbraio inoltrato 2016. Medie da Champions League, big battute, campioni d’Italia fermati, poi per un anno e mezzo tante (troppe) brutte cose. Da quanto tempo non vediamo il Bologna giocare al calcio?

Ora, è ovvio che la scoppola con il Cittadella è un allarme da non sottovalutare con il mercato aperto e il campionato che parte da una settimana, ma probabilmente l’inopinata sconfitta in Tim Cup è solo l’ultima goccia di un vaso traboccato da tempo. Al di là dei possibili errori della terna arbitrale, il Bologna continua a ripetersi nei suoi spartiti peggiori. Scempiaggini difensive, espulsioni, zero gioco, nessuna manovra, nessuna azione degna di nota per una squadra di Serie A. La rosa sarà anche debole, scarsa, non all’altezza, ma possibile che dietro a tutto non si percepisca una filosofia di gioco? In difesa si commettono spesso gli stessi errori, davanti si fatica a creare e la mediana rappresenta un cruccio non risolto. Si sono visti registi, centrocampisti più muscolari, giocatori propensi all’inserimento offensivo, ma alla fine è tutto tragicamente uguale: non c’è nulla che faccia uscire soddisfatto un tifoso.

Detto che in uno zero a tre contro una squadra di B i responsabili sono tutti, è meglio sfruttare questa débâcle per apportare i giusti correttivi. Donadoni riveda le sue scelte difensive e provi a dare gioco alla squadra, la società lavori per migliorare una rosa che probabilmente ha ancora le lacune di sempre. De Maio e Gonzalez non hanno tappato la falla difensiva, in mediana servono più muscoli e personalità se si gioca 4-2-3-1 e davanti perso Verdi è notte fonda. Ci sono venti giorni alla fine del mercato, almeno due pedine buone servono se non si vuole rischiare fin da subito e poi ritrovarsi in pericolosi incroci nei bassifondi. Guardando alla carta, prendere 3 gol dal Cittadella significa prenderne 7 con il Torino: la speranza è che sette giorni possano ribaltare una estate intera. A proposito di Verdi, è uscito con il braccio al collo dopo l’espulsione, la ricaduta gli ha provocato un dolore al gomito che preoccupa. Se a questo Bologna viene tolto il suo miglior giocatore le premesse per una stagione difficile iniziano a palesarsi. Donadoni ha detto che non servono alibi ma che non serve nemmeno ragionare su chi, eventualmente, avrebbe potuto giocare al posto di quelli che ne hanno presi tre. Invece discutere di come si potesse schierare una formazione migliore può diventare basilare per capire che le certezze, in alcuni reparti, non sono quelle utilizzate al debutto ufficiale. Non ci sono fenomeni in questo Bologna, ma qualche elemento può far decisamente meglio rispetto a quelli che le prime gerarchie designano come titolari. Poi la società. Bigon ha affermato che non si può trarre un giudizio definitivo dopo la prima partita ufficiale, vero, ma lo è anche il fatto che i segnali non possono essere ignorati. Si continua a finire le partite in dieci, a segnare poco e prendere tanti gol, nonostante i correttivi di mercato. Non serve essere tragici, d’accordo, ma non si può ogni volta minimizzare scoppole che dovrebbero invece servire da lezione. Il mercato è aperto, il tempo per sistemare alcune cose c’è, così come anche i denari. Saputo batta un colpo, perché probabilmente a Casteldebole c’è qualcosa che non va, qualcosa che solo lui può risolvere.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy