Tutti assieme per dare un senso alla stagione

Tutti assieme per dare un senso alla stagione

Contro l’Inter per una rinascita tecnica e ambientale, per dare un senso alla stagione serve certificare la crescita collettiva

Leggevo qualche articolo di giornale e mi soffermavo sul fatto che per taluni la crescita graduale in questa stagione non c’è stata. Il motivo risiederebbe in un banale conto aritmetico di punti in classifica rispetto alla passata stagione. Il Bologna attualmente naviga con tre punti in meno nel confronto con lo stesso periodo di un anno fa, quando la stagione contava anche dieci partite targate Delio Rossi. In effetti, con una intera stagione di marca ‘donadoniana’, era lecito aspettarsi un miglioramento in classifica, ma in realtà i due campionati sono effettivamente paragonabili?

Innanzitutto, bisogna considerare che Delio Rossi non ha praticamente potuto contare sull’apporto di Emanuele Giaccherini e Mattia Destro. Il primo si è rotto due volte, il secondo ha carburato dopo dieci partite, in secondo luogo, l’arrivo di Donadoni ha prodotto una media punti a partita quasi da Champions League nei primissimi mesi, mantenendo un rendimento eccellente fino a febbraio, complice anche un pizzico di fortuna. Tradotto significa che la stagione scorsa è stata eccezionale, quasi una rarità sia in negativo all’inizio e alla fine che in positivo a metà. Quest’anno, invece, il Bologna ha prodotto un rendimento forse più regolare: è partito bene, poi si è sempre mantenuto lontano dai pericoli vincendo le partite che doveva vincere e perdendo quelle proibitive sulla carta. Ha avuto un cammino da squadra di metà classifica, né più né meno se non consideriamo l’ultima inopinata settimana. Ma la vera domanda è: la non crescita può essere stimata solo dall’aritmetica?

La risposta potrebbe essere no. Ci sono certo giocatori che probabilmente possiamo considerare persi (i vari Rizzo, Crisetig e compagnia tra quelli arrivati l’anno scorso) ma ci sono anche elementi che forse stanno emergendo. Oikonomou l’anno scorso non lo si voleva vedere nemmeno in cartolina mentre nelle ultime uscite non ha demeritato, stesso discorso per Mbaye, poi ci sarebbe lo svedese Krafth, fuori tutta la scorsa stagione ma quest’anno non del tutto fuori luogo in Serie A, mentre a centrocampo si registra l’arrivo di Nagy, bel giocatore, e la crescita di Pulgar e davanti è stato pescato il jolly Verdi. Ora, sicuramente possono essere rimpianti i vari Diawara e Giaccherini, ma tutto quello fatto oggi non è da buttare. Alla luce del fatto che, come sappiamo, il Bologna si ritrova 5-6 punti in meno per errori arbitrali. Allora la domanda da chiedersi è: se il Bologna fosse stato a 33 punti la crescita ci sarebbe stata oppure no? In sintesi, nel momento di massima difficoltà stagionale, cacciare nel rusco tutto ciò che c’è all’interno del recinto Bologna appare sbagliato, soprattutto perché se si vuol davvero bene a questa squadra occorrerebbe proprio ora produrre il massimo sforzo per sostenerla. Lo scopo è non disperdere il miglioramento di alcuni ragazzi – anche se il mister qualche errore lo ha commessto – offuscato solamente da una classifica e un’ultima settimana che in realtà non rispecchiano completamente ciò che è il Bologna. E se in determinati momenti invece dei Constant, Zuniga e Floccari avessero giocato gli Mbaye, Pulgar e Rizzo forse ora saremmo più avanti nel percorso (che non sempre coincide con avere più punti). L’importante è ora ridare un senso alla stagione, una volta certificata la salvezza è bene dare fiducia ai nostri giovani e sostenerli soprattutto quando ci fanno tanto arrabbiare. Domenica abbiamo perso da una squadra dai contorni giovani, la Samp, che ad inizio stagione ha attraversato un momento difficile ma che ha avuto la pazienza si aspettare i propri ragazzi. Se proprio non vogliamo creare alibi arbitrali, pensiamo al fatto che nessuno è immune da errori e che l’ambiente, se costruttivo, può aiutare la crescita. Ne siamo capaci?

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