Sull’orlo del baratro

Sull’orlo del baratro

Bologna già retrocesso la prossima stagione senza Verdi: tanto vale non giocare

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Partiamo da un presupposto: Verdi è un talento, sarebbe bello tenerlo e molto affascinante mandare un messaggio alla piazza e alla Serie A, con un Bologna pronto a investire tenendo il miglior giocatore. Ma il calcio non è un videogioco manageriale e non è Fifa: è uno sport che ha una realtà da affrontare e studiare.

Detto questo, passate le due partite con le big che tenevano tutti quanti ancorati al campo, almeno per sperare in un risultato prestigioso, con Chievo e Udinese all’orizzonte – match inutili – si parla chiaramente di mercato. Cioè di Verdi. L’argomento si era sopito, non si parlava più tanto del suo futuro, ma è bastata qualche sua parola per far sparire il presunto ombrello Donadoni, quello bucato e che faceva passare le gocce. Verdi, esattamente come annunciato a gennaio, sarebbe disposto a restare: brutto e cattivo Saputo che lo vuole vendere. Presidente, spenda!

Peccato che il calcio insegni altro, soprattutto in Italia. Tutti cedono e poi reinvestono, anche la Juve, che negli anni ha lasciato andare i Vidal, i Tevez e i Bonucci. Nessuno va in saldo negativo, si vende e poi si compra, bilancio in attivo, o in passivo di pochissimo. Se si vanno a prendere Fiorentina, Udinese, Sampdoria e Atalanta, si scoprirà che tutte hanno chiuso in attivo quasi ogni sessione di mercato degli ultimi dieci o quindici anni, o al massimo in pari. Si cede per tot, si compra per tot. E’ un modo semplice, banale, quasi scolastico per evitare che i proprietari di turno si svenino e mollino dopo pochi anni la baracca. O pensate che Pozzo, che governa da quasi 30 anni l’Udinese, a ogni sessione di mercato abbia staccato dal patrimonio personale un bel assegno da 20 milioni per fare mercato? Mettiamo che negli ultimi 30 anni Pozzo abbia speso di tasca sua anche solo 5 milioni a ogni sessione senza cedere, con due sessioni all’anno fanno 10 milioni per 30 anni. Vi pare possibile? E allora, è così fuori dal mondo che Saputo abbia chiesto ai suoi dirigenti di far camminare il Bologna con le proprie gambe? E poi, il modello basato sulle plusvalenze non era quello che tutti chiedevano in epoche vicine quando il Bologna si avviava più volte verso il fallimento?

E così, ci ritroviamo già retrocessi nella stagione 2018/2019, perché la sola cessione di Verdi produrrà il tracollo inevitabile, come se al posto suo non potesse arrivare nessuno degno di nota. Esattamente come Giaccherini prima, Diawara in mezzo e Dzemaili poi. Saremmo retrocessi a ogni cessione, invece siamo ancora qui. Basti ricordare cosa si disse in una delle ultime partite prima che Dzemaili andasse in Canada la passata stagione. Il Bologna perse male in trasferta a Firenze, lo svizzero entrò nell’ultima mezz’ora e il tenore dei commenti nel post partita fu questo ‘Il messaggio di Donadoni a Saputo: ecco il Bologna senza Dzemaili’. A distanza di un anno siamo sopravvissuti e il contributo di Dzemaili non è più determinante ai fini dei nostri risultati. Chiaro, sarebbe bello tenere Verdi e inserire tre pedine di buon livello cambiando l’allenatore (a chi non piacerebbe…) il quale invece richiede una rivoluzione tecnica. E allora l’altra domanda banale sarebbe questa: come si fa a fare una rivoluzione senza cedere? Abbiamo le liste piene, dovremmo tenere i migliori e prenderne altri dieci. Ma al netto dell’affollamento che eventualmente si creerebbe – si possono cedere gli scarti – quanti soldi di tasca sua dovrebbe spendere Saputo per prendere dieci giocatori buoni? Non basta mica cedere Donsah e Masina per avere i danari necessari ad acquistare mezza squadra…Per questo penso che bisognerebbe guardare l’altro lato della medaglia, che può avere un risvolto positivo per farci digerire l’uscita di scena del migliore: se la cessione di Verdi servisse a prendere un difensore buono, un mediano buono e un attaccante buono? Non sarebbe fare come la Samp che ha ceduto Muriel e Skriniar, i migliori, per prendere Ramirez e Zapata? Che poi, quando arrivò Verdi nessuno se lo fumò e tutti dissero che il buono era Di Francesco, esattamente come tre anni e mezzo fa quando la maggioranza dell’opinione pubblica sosteneva Saputo rispetto a Zanetti. E’ bastato poco tempo per cambiare idea…

ps: si parla dell’attuale proprietà quasi alla stregua di alcune pessime esperienze precedenti: senza un giocatore si retrocede, si fa cassa per arrivare a fine mese e pagare gli stipendi.

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