Soldi, soldi, soldi, tanti soldi, beati siano i soldi…

Soldi, soldi, soldi, tanti soldi, beati siano i soldi…

37 spesi, 37 incassati è il bilancio economico sul mercato del Bologna, ma la quantità di investimenti è sempre poca. Viene da chiedersi, c’è un limite oggettivo che stabilisce se uno spende tanto o poco?

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Soldi, Soldi, Soldi, tanti soldi
Beati siano soldi
I beneamati soldi perche

Chi ha tanti soldi vive come un pascia
E a piedi caldi se ne sta

Recita così una famosa canzone, e in sostanza è vero, chi ne ha tanti difficilmente si può lamentare, ma c’è un limite oggettivo che divide la pluma dalla spesa folle? Cioè, quale sarebbe la cifra di spesa entro cui uno è un plumone e un altro un grande investitore? Se si spende 50 sul mercato si è spendaccioni se si spende 37 plumoni? Chissà…

Partiamo da qualche dato e da qualche dichiarazione. Fenucci più volte ha sottolineato come l’azionista di maggioranza, ovvero il presidente Saputo, non ha intenzione di rientrare sugli investimenti intrapresi. Il senso non è banale: tutto ciò che viene incassato viene reinvestito nel club e non finisce nelle tasche canadesi. Secondo il collega del Resto del Carlino Marcello Giordano, il bilancio rossoblù nell’ultima sessione di mercato parla di 37 milioni incassati e 37 spesi. Se vogliamo è una piccola ‘stortura’, nel senso che in cassa non sono entrati esattamente 37 milioni – rateizzazione Verdi, pagamenti di Ferrari tra un anno, operazione senza flusso di cassa Di Francesco-Falcinelli, ecc. – ma resta il fatto che tanto il Bologna ha guadagnato dalle cessioni e tanto ha investito. Ora, seppur con un bilancio sostanzialmente in pari, questa cifra è da plumoni o da ricchi spendaccioni? Non si sa, nessuno lo sa semplicemente perché non c’è un parametro che certifica la distinzione tra le due opzioni. Si potrebbe, dunque, guardare ai risultati:  chi arriva più in alto e fa buoni campionati significa che più ha speso? Non è esattamente così.

Si parla molto dell’Atalanta e del miracolo gasperiniano, e in effetti lo possiamo considerare un piccolo microcosmo che ha beneficiato dell’arrivo di un ottimo allenatore (ma anche di un rivedibile comunicatore). I dati Transfermarkt sono chiari, nell’anno in cui l’Atalanta balza in Europa per la prima volta, ovvero il 2016/2017, le spese sul mercato sono state di 11 milioni di euro, acquisto più oneroso Paloschi a 6, mentre gli incassi hanno toccato quota 41, cessione di Caldara alla Juve (poi rimasto a Bergamo) a 19 milioni e cessione di De Roon in Inghilterra a 10.50. 30 milioni di saldo positivo: Europa League. Si può continuare. L’anno dopo, di nuovo Europa, incassi per 62 milioni di euro (ceduti Conti, Gagliardini, Kessie e Paloschi), acquisti per 51, con l’incredibile riacquisto di De Roon a 13. Solo in questa stagione il saldo è passato in negativo, 46 spesi, 16 incassati, ma nel conto non ci sono i soldi del riscatto di Cristante (25 milioni) e quelli di Kessie (altri 20) per il prestito biennale al Milan e che verrà riscattato tra un anno. Appare evidente, dunque, che 1) non c’è una quantità specifica che divide i plumoni dai spendaccioni e 2) non sempre spendere vagonate di soldi certifica la riuscita di una stagione. Ora, specificando come sempre che non si difende a partito preso la proprietà (ripeto, vantaggi zero rispetto agli altri), occorre sottolineare come il Bologna, (bene o male, decidete voi) questa estate ha investito non poco. 6 milioni Santander, 5 Svanberg, 5 per Skorupski (portiere che a bilancio costa 9 milioni), più una ingente gettata di risorse per il Settore Giovanile. La sintesi del ragionamento potrebbe essere semplice: il Bologna è solido finanziariamente e la proprietà mette a disposizione una quantità di risorse non esigua per il comparto tecnico, a seguito di questo servono le idee giuste per tramutare gli investimenti fatti in punti sul campo. Saputo sarà anche un plumone, ma è difficile dimostrare che abbia fatto mancare risorse per quelli che sono stati gli obiettivi tecnici fissati dal club. E se, in certi frangenti, fossero mancate le idee?

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