SempreVerdi

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Un Bologna volitivo e combattente mette alle corde l’Empoli, ma manca lucidità in zona gol: Verdi torna presto

Non è mai un uomo solo a fare la differenza in una squadra di calcio composta a volte da trenta calciatori: ma se si guarda il secondo tempo di Bologna-Empoli probabilmente si può eleggere Simone Verdi giocatore fondamentale per questa squadra.

La costanza con cui il Bologna si è presentato in area, più di dieci volte solo nella ripresa, senza mai trovare una stoccata o una giocata razionalmente funzionale per mettere qualcuno davanti al portiere, è impressionante. In condizioni normali, con una squadra entro i limiti della realtà, la partita di oggi sarebbe finita 4-0. Invece, troppe le chance sprecate, quasi come se negli ultimi sedici metri ci fosse una letale forza oscura abile nell’accelerare o rallentare determinate scelte, rendendo di fatto sbagliate le decisioni importanti e che di solito decidono una partita. Krejci corre tanto e crossa bene, ma quando deve mettere un filtrante è buio totale, Mounier è vecchio parente di quello dell’anno scorso, Dzemaili è un lottatore ma se fosse anche assist-man e goleador si chiamerebbe Pogba. Il campionario è esaurito, i cross, neanche tanto sballati, saranno stati una ventina e tutti da buona posizione, i tiri spesso sono stati ciccati da pochi passi e in condizioni favorevoli, poi l’Empoli ha messo il pullman davanti Skorupski ma il Bologna non è riuscito a entrare nonostante la porta fosse aperta. Ecco allora che immaginare qualcuno di quei palloni tra i piedi di Verdi potrebbe dare almeno un minimo di soddisfazione mentale, una attenuazione alla rabbia e alla delusione per l’ennesima partita non vinta alla portata.

Ma si dovrà fare a meno di lui almeno fino a gennaio, poi si dovrà avere la pazienza di aspettarlo, sia dal punto di vista mentale che agonistico, per questo è necessario dunque intervenire sul mercato, dando a questa squadra quella qualità basilare per fare la differenza in massima serie. Va bene la grinta, la voglia, la reazione dopo Udine, ma non aver segnato ad una squadra che aveva preso undici gol nelle ultime tre partite è francamente troppo anche per gli ottimisti. Probabilmente avevamo sopravvalutato il livello del Bologna, e in questi tempi in cui tutti hanno ragione e nessuno torto, ammettere di aver sbagliato un giudizio può anche essere visto come un aspetto positivo. C’è invece chi sembra essere felice della situazione di difficoltà, della voglia di esternare la propria rabbia con tutti i mezzi web che la modernità consente. Si possono evidenziare le criticità, criticare la squadra, trovare tutti gli aspetti che non vanno, ma la provocazione o l’esternazione dei propri impulsi a caldo serve a poco. A maggior ragione nei momenti di crisi. Il motivo? Questo Bologna a Udine non avrebbe perso – anche tenuto conto del diverso livello degli avversari – e soprattutto non si spiega perché, con un margine così importante sulla zona retrocessione, questa squadra continui a giocare con i fantasmi nella testa.

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