Riforme donadoniane

Riforme donadoniane

In tempo di referendum e riforme, il Bologna incassa un sonoro NO al 93’: ora è tempo di cambiare per davvero, ma la società non può più pretendere una difesa ad oltranza

Bocciata la riforma Donadoni, avallata con il consenso del presidente del Bologna e dei suoi dirigenti. Al momento il Bologna è l’ultimo avamposto prima dell’inferno, composto da quattro squadre in balia della ‘cadettite’. Ma se il Bologna non vorrà ammalarsi, dovrà quanto prima trovare i vaccini giusti ad uno scempio che, oggi, non può più essere difeso.

Bocciata l’idea di Donadoni di inserire Pulgar e di lasciarlo solo contro la sua malattia da scivolata, che è costata cara con l’espulsione, bocciata sonoramente una squadra che di colpo si trova con il portafoglio della tecnica totalmente vuoto. Poi la ruota che gira contro, perché il Bologna è anche questo: avversari con tre gialli, ma il rosso sventola sulla testa dell’unico ammonito felsineo. Ma anche così il Bfc aveva resistito, fino a che a dieci secondi dalla fine si è deciso di infierire il colpo mortale ad una platea già stanca dei recenti risultati. Questo Bologna non entusiasmava prima, figuriamoci ora dopo una pera presa al 93’ e al termine di una partita con zero tiri in porta, esattamente come contro l’Atalanta. E diciamoci la verità: anche il pari non avrebbe cancellato l’opaca prestazione fornita. E’ ovvio e normale ora che l’ambiente inizi a rigettare quella parvenza di progetto tecnico proposto da Fenucci e Bigon, perché su questo fronte il proprietario può poco se non mettere sul piatto ancora più soldi di quelli investiti fino adesso.

Occorre ripartire immediatamente, raddrizzare il più possibile la stagione fino alla sosta e sfruttare due incontri al cospetto delle malate; guai a perderli per non riaprire la porta ad ulteriori spettri. E a gennaio non si può rimanere fermi, anche se le prime dichiarazioni di Bigon hanno già spento gli entusiasmi (Grillo uno come il Ds lo chiamerebbe ‘Rigor montis’). Per dirla in politichese, servirebbero riforme struttural-tecniche per rimettere in moto la macchina, farla quantomeno camminare rispetto all’immobilismo attuale che inizia a preoccupare. Tra gli inquieti anche il sottoscritto, che fino adesso aveva cercato di difendere tutto il difendibile ma che ora non può più restare fermo sulle sue posizioni. Se solo i rossoblù mi avessero dato un minimo appiglio avrei potuto ancora continuare, così è come cadere dalle nuvole all’improvviso facendo anche figure barbine al cospetto di chi, questa squadra, l’ha sempre criticata. In sintesi: il Pil di Casteldebole non si alza, le infrastrutture sono migliorate ma la forza lavoro latita ed è prossima alla disoccupazione. Bocciato sonoramente anche il Bologna dunque, è il giorno dei NO, e da Udine ne giunge uno forte verso l’allenatore e la dirigenza. Non è tutto perduto, ma i consensi sono in forte calo anche se si possono ancora evitare dimissioni o cadute del governo, a patto che la tendenza venga immediatamente invertita…

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