Restyling Dall’Ara, ecco i principali nodi: denaro, burocrazia e privati

Restyling Dall’Ara, ecco i principali nodi: denaro, burocrazia e privati

La questione restyling del Dall’Ara procede a rilento, non per frizioni con il sindaco. Motivi economici e burocratici rallentano il progetto, ma Saputo è intenzionato ad andare fino in fondo.

In città sembra nata una strana dicotomia Saputo-Merola sulla questione stadio. Le parole di Gazzoni riecheggiano sotto i portici, soprattutto incentrate sul ruolo dell’amministrazione comunale, ma non tengono conto della complessità del progetto restyling Dall’Ara, un aspetto che più di ogni altro inibisce forti accelerate sull’asse Bologna-Montreal.

Stadio nuovo oppure no? Perché Saputo sta cercando con tutte le forze di arrivare a dama? Innanzitutto perché comprende la riluttanza a trasferirsi dei tifosi dallo stadio che ospita il Bologna da novant’anni. Rendere il Dall’Ara moderno e funzionale, valorizzando l’originaria struttura, avvicinerebbe in maniera univoca la piazza al presidente canadese. Saputo tradurrebbe con i fatti l’esuberanza mediatica di Tacopina, colui che più di ogni altro ha esaltato la tradizione del Bfc 1909. E tra le tradizioni più radicate c’è il Dall’Ara. In secondo luogo c’è il fascino, perché il Dall’Ara ristrutturato diventerebbe un impianto per certi versi unico nel suo genere. Gli stadi di nuova concezione sono molto belli, comodi, moderni, ma si assomigliano molto oppure i progettisti sono costretti ad ingegnarsi per trovare punti distintivi che consentano l’emergere di componenti attrattive. Il Dall’Ara è diverso in maniera naturale, fin dalla sua creazione nel ’27. La Torre di Maratona, la muratura, tutti punti distintivi che una restaurazione valorizzerebbe ancora di più, rendendo lo stadio unico. Una volta ristrutturato, il Dall’Ara diventerebbe il fiore all’occhiello della gestione Saputo, un progetto da pubblicizzare all’estero tra le tante conoscenze importanti del chairman. Il Bologna, per dirla volgarmente, potrebbe farsi ‘grosso’ per avere portato a termine un progetto di tale portata.

Ma questo progetto è realizzabile? La risposta è non si sa. Non è in ballo una guerra tra Bologna e Comune, che anzi hanno costruito un tavolo di collaborazione, mentre invece è in atto una profonda riflessione basata sui costi, sulla burocrazia e sui vincoli del quartiere. Il progetto definitivo dovrà tener conto di tanti piccoli grandi aspetti architettonici (viabilità, antistadio ecc.) che andranno incastonati nell’attuale quartiere, senza stravolgerlo in maniera volgare. In sostanza, si sta cercando di manovrare con cura l’elefante Dall’Ara all’interno della cristalleria rappresentata da quella porzione del quartiere Saragozza. L’altro vero nodo è legato ai finanziamenti: una parte di Saputo, l’altra dislocata su vari investitori. In questo caso, il sindaco Merola ha spronato più di una volta i privati a dare una mano – sfruttando anche la Cassa depositi e prestiti – ma non può certo emanare una ordinanza che obblighi tutti gli imprenditori ad investire nel progetto di Saputo. Non solo, Merola sta lavorando per mettere a disposizione del Bologna alcuni terreni, sostanzialmente gratis, in modo tale che generino introiti per il club che poi potrà utilizzare come meglio crede. Saputo invece ragiona sui conti del suo Bologna e qualcosa non gli torna, diciamo una gestione non proprio economica di alcuni aspetti interni. A livello burocratico, invece, la costruzione di un impianto nuovo non semplifica le cose, anzi per certi aspetti (e permessi) rischia di complicarli. Ecco perché al momento il problema non è comunale bensì economico e architettonico. C’è di più, Saputo non può certo far fallire il Bologna dopo aver investito a fondo perduto 100 milioni di euro: economicamente parlando, ora che è entrato con tutto se stesso nel Bfc, gli converrebbe valorizzare al massimo il club e cederlo tra qualche anno rientrando in parte della spesa. Andrà avanti con tutte le sue forze.

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