Problema tecnico-tattico

Problema tecnico-tattico

Il Bologna esce sconfitto a Torino, nessuna sorpresa a fine festività natalizie ma le scelte tattiche di Donadoni non stanno premiando. Serve una inversione di tendenza

Perdere a Torino contro la Juve e con il solito rigore a sfavore ci sta, non ci sarebbe nulla di nuovo se non nelle proporzioni. Perché anche Bologna indirizzati verso la retrocessione (quello 2013/2014 ad esempio) erano riusciti a tenere vivo il punteggio, senza sbandare alla prima folata di vento. Mai come in questa stagione, se si escludono Inter e Lazio, anche se con i biancocelesti la sofferenza è stata evidente, si è visto un divario così netto tra il Bologna e le big del campionato. Non c’è mai stata partita tra i rossoblù e una squadra dei piani alti.

Poco importerebbe per l’obiettivo dei felsinei, ma prendere tre gol ogni volta che si incrocia una squadra di prestigio non è il massimo. Inoltre, in questa prima giornata post vacanziera tutte le piccole hanno fatto soffrire le grandi, spesso perdono solo negli ultimi giri di lancetta, mentre il Bologna ha quasi lasciato andare la partita dopo appena sei minuti. Certo, nella fase centrale del primo tempo si sono viste anche discrete cose, ma i rossoblù, o meglio i fluo, spesso sono arrivati con buona qualità fino ai venticinque metri per poi liquefarsi quando invece serviva ferocia, determinazione e lucidità. Il Bologna non tira mai in porta, sembra non esserci il coraggio di fare una giocata più difficile del solito, arriva nella zona buona e poi perde la bussola. Destro impalpabile ad esempio, perché se da un lato i rifornimenti scarseggiano dall’altro il numero dieci nel momento migliore della squadra non si è visto, non ha prodotto la giocata da leader, da elemento con classe e tecnica superiore. Ma in realtà, oltre a tutto questo, il vero problema che per il momento proibisce al Bologna di competere contro formazioni di rango superiore è forse tattico.

I rossoblù sembrano senza mordente, senza sprinta, senza cattiveria, invece sono semplicemente più lunghi sul campo. Con la cessione di Diawara, Donadoni – in accordo con il club – ha scelto di costruire una squadra più manovriera, che giocasse al calcio senza difendersi per 70 o 80 minuti. Il Bologna gioca anche discretamente, arriva spesso sui 25 metri con un buon palleggio, ma poi sbaglia incomprensibili scelte. E quando perde il pallone dietro si ritrova lungo, senza le corrette distanze tra i reparti esponendosi alle ripartenze altrui. E’ cambiato il mondo, perché la passata stagione il Bologna giocava in dieci dietro la linea del pallone e non passava uno spillo, ora si è invece intrapreso un percorso tecnico-tattico opposto e contro squadre tecnicamente più forti può essere un suicidio. Basta una palla persa per prendere gol in un amen, e senza Diawara in mediana la diga è venuta meno nonostante Viviani sia più regista del guineano. C’è molto poco da dire rispetto alla sfida di Torino, il 2017 è iniziato nel peggiore dei modi ma il Bologna dovrà assolutamente risvegliarsi perché i tifosi hanno anche il diritto di essere orgogliosi della squadra per cui tifano. E con prestazioni di questo tipo si fa fatica. Certo, l’attenuante è l’avversario, ma urge al più presto invertire questa tendenza a prendere sberle concrete contro le grandi. Anche perché al ritorno verranno praticamente tutte al Dall’Ara, davanti al mugugnante pubblico rossoblù. Non si può sparare addosso ai rossoblù per una partita persa contro la Juve, ma di sicuro dal punto di vista tecnico la gestione Saputo non sta vivendo la sua fase più brillante. Tutto questo amplificherà ancora di più le critiche…

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