Ottima classifica

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Un miracolo essere ancora in corsa per la salvezza col 50 per cento di sconfitte

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Scrivo prima del risultato finale di Toro-Empoli e Spal-Udinese, quindi qualcosa potrebbe cambiare, ma notare un Bologna ancora in corsa per salvarsi con alle spalle 9 sconfitte in 18 partite è un praticamente un miracolo. Forse in condizioni normali saremmo già condannati, invece esserci ancora, a una partita di distanza, è il vero regalo di Natale. Si scherza, ma neanche tanto, perché effettivamente oggi potevamo già parlare di una retrocessione quasi certa.

La pochezza disarmante offerta oggi dal Bologna va sulla falsariga di ciò che si è visto nelle ultime due giornate, con la differenza che la Lazio è una squadra migliore di Milan e Parma e ci ha messo poco a indirizzare la partita dove voleva. Onestamente, sul match c’è pochissimo da dire. Vittoria meritata, meritatissima e con un filo di gas. Presa con due titolari importanti fuori – Immobile e Parolo – e con la sensazione di assoluta superiorità anche quando i biancocelesti si sono leggermente addormentati nella gestione della partita, non chiudendola subito e lasciando lo spiraglio aperto fino al 90′. Sul Bologna nulla è difendibile, partendo dal tecnico che ormai ha perso ogni luce in fondo al tunnel, passando per la dirigenza che ha allestito una rosa debole e continua a non prendere i provvedimenti possibili in questa fase di chiusura del mercato. Col 50% di sconfitte, sole 2 vittorie e un terzultimo posto, l’allenatore sarebbe il primo a pagare seppur non da principale responsabile. Ma da qualche parte si dovrà pur iniziare, e i segnali di questa crisi sempre più evidente erano emersi già a Verona col Chievo. Purtroppo, però, la società ha procrastinato una decisione che invece prima o poi appare condannata a prendere. Ed è qui il problema, la totale mancanza di mentalità tra chi governa a Casteldebole, e il pareggio di Verona, accettato dalla dirigenza, ne è l’esempio. No, un 2-2 con il Chievo di Ventura non era accettabile.

Insomma, qui è difficile anche solo sopravvivere in attesa del mercato e guardare le partite è sempre più deprimente, non tanto per la pochezza tecnica della squadra, ma per la totale mancanza di identità e di quel fire and desire per cui era stato preso Pippo. Non c’è più neanche rabbia nell’ammirare così poca espressione calcistica, ormai prevale la rassegnazione e la noia, la delusione nel sapere già prima cosa si vedrà e come presumibilmente sarà il risultato finale. In tutto questo, è brutto anche constatare come una delle sfide più attese dell’anno in Serie A, cioè quella tra fratelli, sia passata quasi inosservata perché decisa in partenza: Lazio troppo forte per questo Bologna. Non passa invece sottotraccia la carezza di Simone a Pippo ‘con questo atteggiamento a Bologna vinceranno in pochi’. Caro Simone, capisco la fratellanza, ma a tutto c’è un limite….

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